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Palermo - Fincantieri, pronta la realizzazione del nuovo bacino di carenaggio
di Gaspare Ingargiola

La giunta Orlando ha sbloccato l’esecuzione dell’opera da 80 mila tonnellate nel cantiere navale. Dopo anni di attesa resta lo scetticismo dei sindacati: “Aspettiamo fatti concreti”

Tags: Palermo, Fincantieri



PALERMO - La buona notizia è arrivata nel mezzo di una settimana difficile. Il 22 settembre la giunta Crocetta ha sbloccato la realizzazione del nuovo bacino di carenaggio da 80 mila tonnellate del cantiere navale di Palermo. La soluzione dovrebbe essere quella di adeguare il bacino da 52 mila tonnellate per realizzarne uno da 80 mila con un finanziamento pubblico di 55 milioni di euro. L’altra ipotesi è quella di costruirlo ex novo lasciando al loro posto i due bacini da 19 e 52mila tonnellate.

Il nuovo bacino consentirebbe al cantiere navale del capoluogo siciliano di attirare nuove commesse: non più solo le attività di riparazione e trasformazione delle navi ma anche, per esempio, la costruzione di piattaforme off shore. Si tratterebbe di un’autentica svolta per lo stabilimento Fincantieri.

Basti pensare che il protocollo d’intesa per la ristrutturazione dei bacini di carenaggio è stato siglato nel giugno 2010: trascorsi ormai più di sei anni, lo scetticismo dei sindacati è più che comprensibile. Per tutto questo tempo “si sono susseguiti soltanto incontri su incontri. Fino a quando non vedremo le lamiere in cantiere e i lavori al loro esordio resteremo sempre scettici ad ogni annuncio - avverte Francesco Foti, Rsu Fiom Cantiere Navale e componente della segreteria Fiom Cgil Palermo -. Aspettiamo i fatti concreti: ovvero la visita dell’ad di Fincantieri Bono, che il sindaco di Palermo ci ha preannunciato nell’incontro fatto ad agosto con i sindacati a Villa Niscemi. Visita alla quale - aggiunge Foti - parteciperanno anche la Regione, l’assessorato alle Attività produttive e l’Autorità portuale. Ci aspettiamo all’incontro anche la presenza del ministro Delrio per l’altro bacino da 150 mila tonnellate che dovrebbe essere finanziato dal ministero delle Infrastrutture. E anche in questo caso, un anno fa, Delrio e il sottosegretario Faraone annunciarono che si sarebbe avviato l’iter per la realizzazione della struttura. È passato un altro anno e non si è visto più niente”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Ludovico Guercio, segretario Fim Cisl Palermo Trapani, e Nino Clemente, Rsu Fim Fincantieri: “Accogliamo con soddisfazione la notizia dello sblocco dell’avvio della realizzazione del bacino di carenaggio da 80 mila tonnellate, un’opera che attendiamo ormai da troppi anni. A questo punto però vorremmo conoscere i dettagli sui tempi e le modalità affinché non si verifichino più i ritardi che hanno reso incerto negli anni scorsi il futuro del cantiere palermitano”. "Ci auguriamo - aggiungono - che la Regione informi Fincantieri e sindacati su come si procederà, servono garanzie di rilancio del cantiere navale per dare risposte occupazionali anche all’indotto”.

Intanto sono già a lavoro già i 450 operai sul primo troncone di nave dei quattro che devono essere realizzati a Fincantieri Palermo fino al 2020. Resta alta la tensione tra l’azienda e le parti sociali, anche sui temi nazionali. Il 21 settembre i metalmeccanici del sindacato guidato da Maurizio Landini hanno incrociato le braccia. Per le Rsu/Rls Fiom Cgil Francesco Foti e Serafino Biondo c’è stata “grande adesione dei lavoratori della Fincantieri di Palermo allo sciopero unitario dei metalmeccanici, indetto dalle segreterie nazionali contro la mancanza del rispetto delle procedure e delle regole sulla sicurezza da parte delle imprese, che ha causato 500 morti dall’inizio dell’anno. Il clima all’interno dello stabilimento di Palermo non è tra i migliori - sostengono Foti e Biondo -. In diverse occasioni abbiamo cercato il dialogo con l’azienda per intervenire, in termini di prevenzione, sulle diverse lavorazioni che si svolgono all’interno delle officine. L’atteggiamento della direzione locale ci ha portato a segnalare all’Asp diversi problemi di sicurezza ritenuti fondati, tanto che sono scattate le sanzioni per l’azienda”.

Dichiarazioni cui Fincantieri ha replicato duramente, definendole “avventate”: “Allo sciopero del 21 settembre nello stabilimento di Palermo si è avuta un’adesione totale dell’8% fra i 3 turni di lavoro, un valore di per sé basso e in linea o addirittura inferiore a quello di altri stabilimenti del gruppo - si legge in una nota -. Si può inoltre evidenziare come il 100% degli aderenti sia iscritto Fiom: nessun affiliato ad altre sigle sindacali ha aderito allo sciopero. Quanto all’ispezione dell’Asp del 28 ottobre 2014, ricordata dai due delegati Francesco Foti e Serafino Biondo - continua Fincantieri -, ha portato a dei rilievi oggettivamente ‘lievi’, in gran parte imputabili a mancanze individuali e non ‘di sistema’, tesi confermata dalle sanzioni pecuniarie inflitte ai singoli, non all’azienda. Risulta poi mendace nonché autolesionista l’accusa all’azienda di sottrarsi al dialogo sulla sicurezza. Da almeno due anni nessuna richiesta di incontro o chiarimento su aspetti di sicurezza è rimasta inevasa da parte della direzione del cantiere. Per contro, in più occasioni, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione dai rischi di stabilimento ha avuto modo di lamentarsi del fatto che nonostante le ripetute convocazioni, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza Foti e Biondo non si sono presentati agli incontri - conclude Fincantieri -, al punto che la direzione del cantiere ha già provveduto in passato a segnalare formalmente tali defezioni all’Asp e alle segreterie di riferimento”.

Articolo pubblicato il 05 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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