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Turismo, abusivismo dilagante. Ora la Regione detta le regole
di Michele Giuliano

Il governo siciliano impone di avviare dei controlli serrati sulla regolarità delle licenze d’esercizio. Direttiva per contrastare il fenomeno è rivolta a Comuni ed ex Province

Tags: Turismo, Regione Siciliana, Sicilia



PALERMO - Il turismo è una risorsa immensa per il territorio siciliano, che può portare enorme sviluppo e ricchezza a chi voglia investire in esso, con buona volontà e voglia di lavorare. Purtroppo, il potenziale economico praticamente infinito e ancora non sfruttato del settore è stato compreso anche dai soliti furbetti che vogliono lucrare ovunque sia possibile senza pagare dazio.

L’abusivismo è ormai dilagante nel settore, e le istituzioni regionali cercano di correre al riparo con controlli serrati e mirati. A questo scopo, l’assessorato regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo ha emesso una direttiva rivolta ai sindaci dei Comuni siciliani, e per conoscenza alle aree metropolitane, ai liberi consorzi comunali e ai servizi turistici regionali per sottolineare e mettere in evidenza la necessità di avviare controlli sulla regolarità delle licenze di esercizio.

A partire dalla legge regionale del 1996, che ha definito le norme generali sul turismo nell’Isola, e dal decreto assessoriale del 2014, nel quale vengono definite e classificate le strutture ricettivo-alberghiere che devono munirsi di licenza di esercizio, la direttiva dell’assessorato regionale al Turismo ribadisce in prima battuta le caratteristiche necessarie perché una licenza possa essere ritenuta valida e completa. Questa deve contenere tutte le indicazioni relative alla tipologia, alla denominazione, alla classificazione, al numero delle camere e dei posti letto  ed all’ubicazione. Se al controllo effettuato ci si trovasse in presenza di licenza non adeguata all’effettiva attività svolta o di totale esercizio abusivo (irregolarità che si registra in quelle attività per le quali non è mai stata presentata la segnalazione certificata di inizio attività, chiamata Scia, o per le quali non sia mai stata ottenuta l’autorizzazione richiesta), i titolari dell’impresa incriminata andranno incontro al pagamento di una sanzione amministrativa che va dai 516 euro ai 3.098 euro. Se tale sanzione non sarà pagata entro i termini fissati per il pagamento in misura ridotta, e quindi entro cinque giorni dal ricevimento del verbale di sanzione, sarà onere del sindaco del Comune di riferimento erogare la sanzione accessoria, mettendo a punto la procedura di chiusura.

Per l’accertamento delle violazioni e la raccolta delle informazioni necessarie, gli organi addetti al controllo possono fare riferimento allo Sportello Unico delle Attività Produttive (Suap), i cui responsabili e recapiti sono indicati nel sito www.impresainungiorno.gov.it.
Una direttiva, questa dell’assessorato, che cerca di mettere un punto alla dilagante marea di attività ricettive abusive che stanno invadendo il territorio, e, a questo scopo, dà indicazioni chiare ai Comuni sulla necessità di contrastare, attraverso l’azione mirata, con controlli capillari, il sorgere continuo di attività a carattere turistico che operano al di fuori della legge, che derubano lo Stato e la comunità. Un modo anche per restituire dignità ad un settore ed ai suoi operatori.

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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