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Quotidiano di Sicilia

Pd risponde dei disastri di Marino e Crocetta
di Carlo Alberto Tregua

Campo libero per i Pentastellati

Tags: Ignazio Marino, Rosario Crocetta, M5s



Ignazio Marino, venuto al nostro Forum pubblicato il 17/11/2001 ci è noto. Non era noto al suo Partito democratico, che lo ha candidato a sindaco di Roma. Un chirurgo, sulle cui qualità professionali non opiniamo, non può essere messo a capo di un’Amministrazione con 60 mila dipendenti diretti e indiretti e con un debito non ancora quantificato, ma che viaggia intorno ai 13 miliardi.
In Italia non è ancora invalso l’uso di valutare le credenziali di coloro che vengono candidati per diventare, eventualmente, sindaci o presidenti di Regione.
Con il ribaltamento del modo di amministrare tali Enti, cioè passare dall’allegra finanza a un controllo ferreo dei conti, non è più possibile consentire che i posti apicali vengano ricoperti da incapaci, che non hanno alcuna competenza di organizzazione, amministrazione e procedure. Con la conseguenza che sono in mani dei burocrati, i quali fanno e disfano a loro piacimento, in danno dei cittadini.

Ci volevano due anni per capire che Marino stava peggiorando la già critica situazione di Roma Capitale? No. La responsabilità è del segretario del Pd, il quale ha traccheggiato per due anni, temendo di perdere la Capitale alle successive elezioni. Comunque, non ha potuto evitare che questo accadesse, con l’aggravante di peggiorare la situazione sociale, economica e finanziaria della città.
Il Partito democratico ha un’evidente responsabilità nel disastro romano, conseguente a un calcolo di tipo privatistico, contrario all’interesse generale.
A Roma, si è verificato quello che noi pronostichiamo per la Sicilia: vale a dire la vittoria del Movimento 5 stelle, l’assunzione della massima responsabilità da parte di incompetenti e la prosecuzione della distruzione delle mura della città dalle quali, fra non molto, potrà risorgere l’araba fenice romana, con una nuova Classe dirigente politica né di destra, né di sinistra, né di centro, ma che sia capace, professionale, efficiente e, soprattutto, onesta.
Sembra strana la nostra analisi. Purtroppo rischia di essere vera, perché se non si fa piazza pulita di tanti parrucconi abituati allo scambio fra favore e bisogno, non può ricominciare la ricostruzione, su basi solide, di un’importantissima Pubblica amministrazione.
 
Mutatis mutandis, la situazione è replicata nella Regione siciliana, pari pari e senza alcuna differenza di fondo. Infatti, il Partito democratico ha consentito di far eleggere, come presidente della Regione un quisque de populo senza alcuna competenza professionale, né visione strategica di un’importantissima Regione come la Sicilia, che gestisce un bilancio di 16 miliardi l’anno e ha 15 miliardi di debiti. Come può un oste somministrare del buono od ottimo vino se nella sua botte c’è aceto?
Anche in questo caso, il Partito democratico ha continuato a traccheggiare per quattro anni, non mandando a casa Crocetta come replica di Marino, per paura di perdere la Sicilia.
Anche in questo caso, fra un anno vinceranno i Pentastellati, anche per effetto della campagna che noi faremo a loro favore, con l’obiettivo non di ricominciare la salita, ma di finire la discesa, con la completa distruzione di quel poco che è rimasto di economia e occupazione, pur paventando l’ulteriore aumento di poveri e bisognosi.

Ma non c’è un’altra strada. Fino a quando questa vecchia Classe partitocratica, fatta di parrucconi e approfittatori, da destra a sinistra, avrà responsabilità istituzionali, la Regione affonderà sempre più, senza poter ricominciare la strada della crescita.
L’unico elemento positivo di questa Giunta regionale è l’assessore Alessandro Baccei, professionista di alto profilo, già partner di aziende come Ernst & Young, che tiene la barra al centro dell’equilibrio dei conti, impedendo la realizzazione di tutte le balle che giorno dopo giorno Crocetta comunica ai siciliani. Ma tanto, ormai nessuno più gli crede. Il Presidente della Regione evidentemente non ha letto la famosa favola di Esopo: “Al lupo, al lupo”.
Un Partito democratico responsabile dovrebbe cacciare immediatamente Crocetta, per evitare che in quest’anno peggiori ulteriormente la situazione. Ma non crediamo che con il referendum del 4 dicembre alle porte Renzi avrà il tempo e la voglia di occuparsi della Sicilia alla deriva.

Articolo pubblicato il 11 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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