Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia  su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Università, tasse in calo per gli studenti italiani
di Redazione

Federconsumatori: modificati i metodi di calcolo e innalzati i limiti di reddito. Gli atenei del Nord continuano ad avere le rette più alte

Tags: Università, Tasse



ROMA - Tasse universitarie “finalmente in calo”. Ma anche “quest’anno gli atenei più cari sono quelli del Nord Italia”. è quanto sottolinea l’Osservatorio nazionale di Federconsumatori che in occasione dell’apertura dell’anno accademico ha realizzato l’indagine sui costi delle università italiane. La ricerca ha considerato cinque scaglioni di reddito di riferimento: per uno studente il cui reddito familiare rientra nella prima fascia, il costo medio annuo delle tasse universitarie ammonta a 477,88 euro mentre si arriva ad una media di 2.265,32 euro per quanto riguarda gli importi massimi.

“Si tratta di cifre elevate ma che rispetto al 2015 hanno fatto registrare una flessione, anche perché alcuni atenei hanno modificato i metodi di calcolo delle tasse o innalzato i limiti di reddito entro i quali è possibile usufruire di particolari agevolazioni economiche”, spiega la ricerca.
 
Nel dettaglio, la diminuzione più alta è stata registrata per la terza fascia: gli importi risultano in calo del -14,33%. Per la I, la II e la IV fascia, invece, la flessione è rispettivamente del -11,10%, -10,36% e -4,02%. In controtendenza gli importi massimi, che aumentano del +0,83%. Anche per l’anno accademico appena iniziato si conferma una delle principali evidenze emerse nei rapporti precedenti: le Università del Nord continuano ad imporre rette più alte rispetto agli altri atenei italiani. Considerando la prima fascia di reddito, i costi superano del +8,72% quelle delle università del Sud e del +16,41% la media nazionale.
 
Escludendo l’Università del Salento, per la quale non è stato possibile calcolare una parte delle riduzioni previste (poiché l’ammontare delle tasse viene stabilito in parte in base all’Isee e in parte in base alla media dei voti degli esami sostenuti con un metodo che non ha consentito di simulare lo sconto), l’ateneo più caro tra quelli considerati, afferma Federconsumatori, è “l’università di Verona, con 644,16 euro per le facoltà umanistiche e 698,16 euro per le facoltà scientifiche per la prima fascia di reddito. Segue La Sapienza di Roma, che prevede contributi minimi di 588,00 euro per le facoltà umanistiche e di 619,00 euro per quelle scientifiche. A tale proposito è opportuno specificare che non tutti gli atenei applicano importi differenti per facoltà umanistiche e scientifiche. Nelle università che prevedono questa distinzione gli studenti delle facoltà scientifiche pagano importi maggiori: un iscritto alla facoltà di Matematica, ad esempio, paga tra il 3,77% e il 7,25% in più rispetto ad un suo collega di Lettere, a seconda della fascia di reddito di appartenenza”.

Nonostante la flessione degli importi medi rispetto resta il fatto, continua il rapporto “che le rette sono comunque elevate, così come permane il problema legato all’evasione fiscale. In presenza di questo fenomeno, ancora molto diffuso nel nostro Paese, il metodo di calcolo degli importi in base al reddito dà luogo ad un vero e proprio paradosso: il figlio di un evasore può usufruire di agevolazioni di cui non ha bisogno, magari pagando meno del figlio di un operaio. “Insistiamo a ribadire ciò che chiediamo da anni: controlli capillari e sanzioni esemplari per evitare che i ‘furbetti’ usufruiscano abusivamente di fondi e contributi, togliendoli a chi ne ha realmente bisogno”, conclude Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori.

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus