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Energia e rifiuti, il piano del governo
di Rosario Battiato

Pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del presidente del Consiglio con tutti i dettagli del fabbisogno nazionale. Nessun nuovo impianto al nord che già ne ospita 26. In Sicilia continua il confronto per farne 6

Tags: Energia, Rifiuti, Sicilia, Termovalorizzatori



PALERMO – Sulla trasformazione dei rifiuti in energia il governo ribadisce quanto aveva anticipato già nell’estate del 2015: la Sicilia dovrà avviare alla valorizzazione 685mila tonnellate all’anno. Sulla Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana numero 233 dello scorso 5 ottobre è stato pubblicato il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 10 agosto 2016 relativo alla “individuazione della capacità complessiva di trattamento degli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili in esercizio o autorizzati a livello nazionale, nonché individuazione del fabbisogno residuo da coprire mediante la realizzazione di impianti di incenerimento con recupero di rifiuti urbani e assimilati”.

A fronte dei tre passaggi fondamentali (individuazione della capacità attuale e potenziale di trattamento nazionale e individuazione per macroarea e regioni degli impianti di incenerimento  con recupero energetico da realizzare) si deve tenere conto “della programmazione regionale” (articolo 5), sempre nell’ottica della soddisfazione del fabbisogno residuo nazionale di trattamento. In altri termini ci possono essere dei margini per discutere con le Regioni, ma nell’ambito di una quantità annuale già stabilità e fissata. Di questo tenore è stato il messaggio ribadito dal ministro Galletti nei mesi scorsi: si può trattare sul numero di impianti, non sulla quantità da valorizzare.

Attualmente gli impianti in esercizio in Italia sono 40 e valorizzano complessivamente 5,9 milioni di tonnellate all’anno con 2.893,77 MW di carico termico complessivo. Per soddisfare il fabbisogno residuo nazionale si prevede la realizzazione di 8 nuovi impianti per 1,8 milioni di tonnellate da smaltire all’anno. Tra questi nessuno verrà realizzato nella macroarea settentrionale. Il motivo è semplice. Ce ne sono già 26 distribuiti tra Piemonte (1), Lombardia (13), Trentino Alto Adige (1), Friuli Venezia Giulia (1), Emilia Romagna (8), Veneto (2) per oltre 2mila MW di carico termico. Al centro ce ne sono 8 operativi, concentrati tra Toscana (5) e Lazio (3), mentre Sud e Isole ne mettono assieme soltanto 6: Sardegna (2) e poi uno a testa per Molise, Campania, Calabria e Basilicata. Nessuno in Sicilia. Non stupisce, quindi, che nel nuovo piano di fabbisogno nazionale se ne prevedano 3 al Centro, 2 al Sud tra Campania e Abruzzo, 1 in Sardegna e 2 in Sicilia.

Il fattore numerosità degli impianti è ancora in discussione. All’inizio di questo mese la giunta ha completato la trattazione del piano rifiuti e la definizione della mappatura dei siti idonei per la realizzazione degli impianti che saranno principalmente collocati in discariche dismesse oppure nelle vicinanze di impianti industriali in disuso e comunque lontani dai centri abitati. Il piano della Regione, che era stato in parte anticipato a metà settembre da Crocetta, Contrafatto e Pirillo proprio in occasione di un incontro al ministero dell’Ambiente, prevede la realizzazione di due impianti più grandi tra Palermo e Catania e di altri sei piccoli da distribuire nelle varie dell’Isola in accordo col principio di prossimità. Anche perché la nuova gestione dovrà limitare al massimo gli spostamenti dei rifiuti.
Ovviamente il piano d’azione sarà sempre legato a doppio filo con la progressione di un ciclo virtuoso di gestione, visto che la quota isolana è tarata sulla base di una raccolta differenziata del 65% che dovrà essere raggiunta nel corso dei prossimi anni.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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