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Quotidiano di Sicilia

Bar e ristoranti in forte aumento ma molti chiudono entro 3 anni
di Roberto Pelos

Confesercenti: in Sicilia si è passati dalle 19.951 imprese del settore nel 2012 alle 22.699 del 2016. Per allungare il loro ciclo di vita occorrono meno fisco e più formazione

Tags: Confesercenti, Bar, Ristoranti



ROMA – Boom di bar e ristoranti in Sicilia, tra il 2012 e il 2016, secondo i dati dell’Osservatorio Confesercenti. Nella nostra regione, infatti, nel 2012 le imprese in questo settore erano 19.951 mentre nell’anno in corso se ne registrano 22.699 per una variazione in valori assoluti di 2.748 imprese e del 13,8% in valori percentuali (Osservatorio Confesercenti su dati censimento Istat e Osservatorio Confesercenti).

Dopo la Sicilia vengono la Campania, in cui la variazione in percentuale tra il 2012 e il 2016 è del 12,0%, il Lazio (10,6%), la Puglia (9,6%). La crescita di bar e ristoranti si riscontra soprattutto nelle regioni meridionali e nelle Isole dove si contano oltre 11 mila nuove imprese nel comparto, rispetto al 2012, con un aumento del 10,8%, superiore alla media italiana (+8,3%). I bar e altri esercizi pubblici, nel periodo preso in esame, sono aumentati di 4.392 unità, con una velocità (+9,4%) più che doppia rispetto a quella del totale del Paese (+4,5%). Fanalino di coda è invece la Val d’Aosta, unica regione ad aver visto diminuire il numero di bar e ristoranti e dove si osserva una modesta flessione dello 0,3% del numero di imprese, pari a quattro attività in meno. Agli ultimi posti anche il Piemonte, dove la variazione in percentuale fa registrare il 3,3% e la Liguria (4,4%).

In tutto il Paese, dal 2012 ad oggi, nel settore si registrano quasi 29 mila attività in più (+8,3%) e complessivamente, ad agosto 2016, le attività di ristorazione e servizio bar in Italia sono oltre 372 mila e offrono lavoro a 1,3 milioni di persone, circa un decimo dell’occupazione privata in Italia. Nei prossimi due anni, se il comparto continuerà a crescere, potrebbe creare altri 100 mila posti di lavoro.

Tutto ciò non deve però far pensare che si tratti di un settore senza problemi e difficoltà: aumentando il numero delle imprese aumenta anche il livello di competizione e quasi un’impresa su due, nel settore della ristorazione, chiude entro i primi tre anni di vita. “Le attività di ristorazione sono un’eccellenza italiana, erede di una ricca tradizione gastronomica e di un saper fare unico al mondo. E’ uno dei comparti di eccellenza italiani, ben posizionato per svolgere il ruolo di volano per la crescita, soprattutto occupazionale: sono infatti moltissimi i giovani che vorrebbero un ruolo nella ristorazione, dal bartender allo chef, come dimostra la quantità di ragazzi che sceglie l’Istituto Alberghiero, quasi 50mila dagli ultimi dati disponibili, il secondo indirizzo dopo il liceo scientifico”. Sono le parole di Mauro Bussoni, segretario generale di Confesercenti che aggiunge: “Le difficoltà sono però molte, come dimostra l’alta percentuale di imprese che cessa entro i primi anni di attività. A pesare sono in primo luogo le tasse, che tra Imu e Tari sono particolarmente esose per ristoranti e bar.

Ma per allungare il ciclo di vita delle imprese non serve solo meno fisco, ma anche più formazione: è un settore estremamente competitivo, dove non ci si può improvvisare: chi non si forma non avrà chance di successo”.

Sempre secondo l’indagine dell’Osservatorio Confesercenti, mentre aumentano le attività nel comparto in oggetto, diminuzioni si registrano nel commercio al dettaglio in sede fissa anche a causa della crisi nei consumi. Dal 2012 ad oggi il saldo di aperture e chiusure è negativo per oltre 69 mila unità. La riduzione riguarda, in particolare, le imprese di commercio al dettaglio moda, che nello stesso periodo calano di 9.518 unità (-7%).

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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