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Messina - TaorminaArte e il suo futuro tra eventi e stipendi arretrati
di Massimo Mobilia

Scaduta la convenzione con la Agnus Dei si cerca un “nuovo organizzatore” per il Tao Fest. Tanti soldi per i vip, mentre i lavoratori stagionali attendono ancora i pagamenti

Tags: Taormina, Taoarte



TAORMINA (ME) – “Bisognerebbe pagare anche chi non è famoso come Richard Gere”. Sono parole che sintetizzano la bufera nella quale è tornata in questi giorni TaorminaArte. Pronunciate dall’avvocato che rappresenta i lavoratori stagionali del sodalizio che avanzano decine di mensilità di stipendio nell’arco degli ultimi tre anni. Operai che nonostante tutto hanno garantito il regolare svolgimento della kermesse culturale, senza far mancare il loro decisivo supporto logistico, a cominciare dal Festival del Cinema sul quale allo stesso tempo si sta facendo un gran parlare.

Scaduta infatti la convenzione con la Agnus Dei di Tiziana Rocca, che ha curato la rassegna cinematografica degli ultimi cinque anni, dal 21 ottobre si saprà il nome del nuovo soggetto al quale verrà affidata l’edizione del 2017, tra coloro che hanno partecipato alla manifestazione d’interesse pubblicata dal Comitato.

Una procedura singolare, mai utilizzata prima d’ora, che ha acceso il dibattito negli ambienti politici degli enti che compongono TaoArte, ovvero i Comuni di Taormina e Messina nei rispettivi Consigli comunali, e la Regione Siciliana con alcune interrogazioni all’Ars.

Soprattutto è stata messa in discussione la modalità con il quale verrà individuato il nuovo organizzatore, cioè “ad insindacabile giudizio” del Comitato senza graduatorie, attribuzione di punteggi o altre classificazioni di merito. Questo è quanto contenuto nella procedura d’avviso volta appunto ad individuare l’advisor del prossimo Filmfest che si volgerà dal 10 al 17 giugno, con opzione per gli anni 2018 e 2019. L’invito è rivolto a “imprese, associazioni, fondazioni, cooperative che svolgano in maniera continuativa attività culturali e cinematografiche e che possano dimostrare adeguata esperienza nell’organizzazione e gestione di attività assimilabili”, ma soprattutto “dimostrata e acclarata rilevanza internazionale”.

Se a ciò si aggiunge che il progetto finanziario precisa che tutti i costi, dagli allestimenti ai costi artistici, dai costi organizzativi (rappresentanze, viaggi e ospitate) a quelli di gestione, sono da ritenersi “a carico del soggetto proponente”, le malelingue dicono che sia una procedura fatta appositamente per riconfermare la Agnus Dei. Che dal canto suo ha già in programma la sponsorizzazione del Taormina Filfestival a Los Angeles a gennaio. è l’accusa che hanno mosso alcuni consiglieri comunali di Taormina e Messina e anche alcuni deputati all’Ars, con l’invito alla stessa Agnus Dei di presentare rendiconti mai resi noti nonostante il Festival abbia ricevuto pure contributi pubblici.

I legali di Tiziana Rocca hanno già fatto sapere che su una spesa di circa 2 milioni di euro, il contributo pubblico nell’ultimo anno è stato soltanto del 10% (130mila euro dal ministero dei Beni culturali, 30mila dalla Regione, 25mila da Agenzia Giovani e 35mila euro dal Miur n.d.a.), e che la rassegna si è svolta grazie all’aiuto privato di ben 46 sponsor.

A questo punto la storia s’intreccia nuovamente con le difficoltà economiche manifestate dai lavoratori di TaoArte. “Com’è possibile che il Comitato non abbia avuto alcun guadagno su un brand di cui è proprietario, e il sindaco Giardina abbia permesso tali affidamenti diretti?”, si chiede il legale Felice Panebianco, sottolineando come, a fronte di introiti milionari e di ospitate altrettanto onerose di star internazionali, nessuno abbia pensato a pagare i lavoratori e i tanti creditori in fila dietro la porta del sodalizio. Nella stessa nota, il legale ha annunciato che porterà avanti il giudizio nei confronti del Comitato e del primo cittadino in qualità di legale rappresentante.

Senza dimenticare infine, che su TaorminaArte la Regione ha già deciso per la trasformazione in fondazione, senza però dare seguito allo statuto “auto-prodotto” lo scorso marzo che il Comune della Perla non ha mai voluto accettare perché considerato un diktat di Palermo.

La questione è rimasta in stand-by con il commissario straordinario, Pietro Di Miceli, che sta ancora studiando quanto vale il marchio “TaoArte” insieme a due giuristi, e 5 milioni di debiti da azzerare.

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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