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La Regione rifiuta le riforme nazionali
di Carlo Alberto Tregua

Palermo, capitale dei privilegi

Tags: Palermo, Regione Siciliana, Privilegi



Palermo è la capitale dei privilegi, oltre che capoluogo di Regione, ove si ignora totalmente cosa siano il Merito e la Responsabilità. Tutto avviene nelle chiuse stanze degli addetti ai lavori, ove non si riesce ad elaborare  progetti e realizzazioni efficienti.
Le opere pubbliche sono al palo, fatto dimostrato dal crollo dei bandi di gara del 90% negli ultimi anni; i 424 siti ad alto rischio idrogeologico sono ignorati, gli 829 borghi da ristrutturare per trasformarli in alberghi diffusi e luoghi di attrazione continuano a essere diroccati; metà dei depuratori non funziona, il che ha procurato una multa di 185 mln a carico della Regione, che lo Stato tratterrà direttamente dai trasferimenti.
Non esistono strade ferrate degne di questo nome, strade ed autostrade sono percorsi di guerra; le case popolari gestite dagli Iacp ricordano i ghetti più infimi; le società pubbliche che gestiscono gli acquedotti non fanno alcun investimento per evitare che metà del prezioso liquido si disperda. L’elenco è purtroppo infinito.  

La riforma Madia (L. 124/15) e i 10 decreti legislativi già pubblicati sulla Guri non vengono applicati in Sicilia perché - sostengono i pavidi politici e burocrati - sono necessarie leggi regionali di recepimento, mentre basterebbe un decreto del presidente della Regione. Tutte scuse per non riformare i meccanismi perversi che penalizzano i siciliani e impediscono a questa terra di progredire.
Nell’insieme dei decreti legislativi Madia vi sono norme importantissime: 1. Quelle relative alla semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione (dlgs 97/16); 2. Modifiche in materia di licenziamento disciplinare (dlgs 116/16); 3. Norme sulle conferenze dei servizi che accelerano le procedure burocratiche (dlgs 127/16); 4. Norme sulla dirigenza sanitaria (dlgs 171/16); 5. Norme sulle partecipate (dlgs 175/16); 6. Norme sul Corpo forestale (dlgs 177/16); 7. Codice dell’amministrazione digitale (dlgs 179/16).
Basta andare a spulciarsi uno per uno i citati dlgs, come abbiamo fatto noi, per comprendere come la loro integrale applicazione in Sicilia comporterebbe un notevole passo avanti in tutti quei meccanismi arrugginiti che bloccano lo sviluppo.
 
Non parliamo dei privilegi dei dipendenti e pensionati regionali, che percepiscono assegni superiori di un terzo rispetto ai loro colleghi dipendenti statali, che sono pur sempre dipendenti pubblici. E poi, i privilegi dei consiglieri-deputati dell’Ars, che si sono votati a suo tempo una legge (44/65 ) mediante la quale si sono autoproclamati para-senatori.
I dirigenti regionali prendono indennità di ogni tipo che aumentano cospicuamente lo stipendio base. è notizia di questi giorni una sentenza della Corte dei Conti, presieduta da Luciana Savagnone, che ha condannato l’ex dirigente generale, Anna Rosa Corsello, a restituire 163.370 euro in quanto avrebbe percepito compensi extra come liquidatore. Eppure, il divieto di percepire tali compensi è riportato da una vecchia L.r. (10/2000) e una successiva del 2008, nonché dal contratto dei regionali. Lo stipendio, secondo il procuratore Gianluca Albo, è sottoposto al principio della omnicomprensività, non soggetto a supplementi. 

Se la Regione non ci fosse nessuno se ne accorgerebbe, salvo i centomila dipendenti diretti e indiretti che ne fanno il più importante datore di lavoro dell’Isola.
La Regione non ha censito i propri dipendenti, per i quali si spende ogni anno una cifra intorno al miliardo. In Sicilia ci sono cinque dipendenti regionali per ogni mille abitanti; nelle altre Regioni meno di due per mille abitanti. Le 19 partecipate della Regione hanno oltre 7.200 dipendenti per i quali si spendono 250 milioni. Nonostante ciò, Crocetta promette ai 16.000 precari comunali che verrano assunti dalla Resais Spa. Non conosce, il poverino, che il Sistema economico europeo (Sec) prevede che i numeri delle partecipate vengano conteggiati come se fossero parte della Pa e pertanto le aziende controllate dovranno tenere i conti in ordine. 
Quello che vi descriviamo è purtroppo pura realtà. La malattia della Sicilia è cronicizzata. Per esempio Crocetta non sa che la mobilità in Sicilia non si può applicare. Ma non sa tante altre cose. Forse è solo consapevole che esiste e si nutre come essere umano.

Articolo pubblicato il 21 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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