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Il sistema dei Confidi siciliani comincia a rivedere la luce
di Francesco Sanfilippo

I dati del 2015 sono stati resi noti durante il ConfidiDay dello scorso fine settimana a Palermo. La perdita dell’anno analizzato è stata di 4,2 mln contro gli 11,2 mln del 2014

Tags: Economia, Sicilia, Confidi



PALERMO - Il sistema dei Confidi in Sicilia soffre ancora ma inizia a intravedere la luce dopo anni di crisi e di messa in discussione dell’intero sistema. I consorzi fidi siciliani svolgono attività di prestazione di garanzie per agevolare le imprese nell'accesso ai finanziamenti bancari, rivelandosi un aiuto indispensabile nelle piccole economie regionali.

Nel 2015, hanno registrato complessivamente delle perdite, ma la situazione è nettamente migliorata rispetto all’anno precedente. In particolare, nel 2014 la perdita del sistema era stata di 11,2 milioni di euro, mentre nel 2015 il dato è ancora negativo ma per 4,2 milioni di euro, diminuendo le perdite stesse di 7 milioni di euro. Inoltre, nel 2014 tutti i confidi erano in perdita, nel 2015 due confidi tornano in utile. Questi dati sono forniti dalla Survey sui Confidi che è stata presentata, di recente, nel corso del ConfidiDay a Palazzo Branciforte a Palermo. L’iniziativa è stata organizzata dalla Raffaele Mazzeo Studio e dalla Assoconfidi Sicilia, l’associazione che riunisce 18 consorzi fidi siciliani. L’iniziativa ha visto la partecipazione di numerosi relatori provenienti da tutta Italia che hanno esposto i risultati ad una folta platea di rappresentanti banche, di operatori e di intermediari finanziari.

Tuttavia, durante l’incontro è stata data un’altra notizia, che è in via di definizione l’accordo tra Assoconfidi Sicilia e Irfis Fin Sicilia, società finanziaria di cui è azionista unico la Regione Siciliana. Il presidente di Assoconfidi Sicilia, Vito Rinaudo, ha spiegato: «L’intesa prevede che i 18 confidi aderenti ad Assoconfidi Sicilia possano proporre i prodotti dell’Irfis alle aziende associate. In questo modo l’Irfis che ha due sole sedi, a Palermo e a Catania, potrà indirettamente estendere la sua presenza a tutto il territorio regionale, assumendo una capillarità che finora le è mancata».

Dal rapporto presentato, è emerso che l’anno scorso il sistema ha visto ridursi del 10,5% lo stock garanzie ma contemporaneamente le coperture del rischio di credito sono aumentate. Il patrimonio netto ha retto oltre ogni previsione, riducendosi di appena il 4,2%. Anche la liquidità ha tenuto, diminuendo solo del 2,9%. L’Advisor finanziario, Raffaele Mazzeo, che ha realizzato la Survey, ha dichiarato: «Insomma, il mantenimento delle risorse in un momento così difficile e con la situazione in cui si trovano le banche fa pensare che forse una cura è possibile».

La Sicilia, oltretutto, è la terza regione d’Italia per numero di confidi ex “107” (cioè riconosciuti come intermediari finanziari e vigilati dalla Banca d’Italia) dopo Lombardia e Veneto e settima per patrimonio di vigilanza. Fino al 2014 i confidi vigilati ex “107” erano in totale 6 e rappresentavano oltre l’80% del comparto in Sicilia. In seguito all’innalzamento dei requisiti dimensionali e organizzativi previsti per i confidi vigilati dalla Banca d’Italia, nel corso del 2015 il sistema degli ex “107” con sede legale in Sicilia, si è ripartito nei due nuovi albi. Il primo è l’albo “106” (confidi maggiori vigilati direttamente dalla Banca d’Italia) mentre il secondo è l’albo “112” (confidi minori che saranno vigilati da un nuovo organismo). Il percorso di iscrizione definitiva nei nuovi albi non si è ancora formalmente concluso, anche se non manca molto. Al momento, i confidi maggiori iscritti al nuovo albo “106” risultano due, mentre quelli minori che saranno iscritti al nuovo albo “112”, sono quattro, cui si aggiungeranno gli attuali iscritti all’albo 155.

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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