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Un corridoio per collegare la Sicilia
di Rosario Battiato

Il ministro Delrio: “L'Italia può essere competitiva solo se si presenta come sistema Paese. O si cresce o si muore insieme”. Senza Ponte continuerà a mancare un pezzo determinante della connessione Nord-Sud

Tags: Ponte Sullo Stretto, Stretto Di Messina, Graziano Delrio



PALERMO – L’Italia è un paese diviso in due. Responsabilità di un divario produttivo che dipende anche dal differente peso che le infrastrutture di trasporto rivestono nel Paese. Lo dicono tutti gli indicatori statistici in materia e, ormai da qualche mese, è un concetto che esponenti del governo non si stancano di ripetere. Nei giorni scorsi è tornato sull’argomento anche il ministro Delrio che ha fatto riferimento alla necessità dei corridoi europei per ricucire l’Italia, soprattutto per avvicinare il Sud al sistema Paese. Lo ha detto a Cernobbio davanti alla platea di Conftrasporto. E quando si parla di Corridoi europei il Ponte diventa inevitabilmente il convitato di pietra. C’è anche quando non lo si nomina. 

Il concetto è sempre quello: da Salerno in su c’è l’alta velocità, mentre per andare da Napoli a Palermo “ci vogliono dieci ore e mezza”. Parole del ministro Delrio che conferma quanto dichiarato  all’inizio di ottobre quando aveva profetizzato che “con il Ponte e tutto il corridoio scenderemo a sei ore (nel collegamento Napoli-Palermo, ndr)”. Questa volta, però, a casa della Conftrasporto, il ministro non cita l’infrastruttura sullo Stretto, anche se conferma la necessità di porre rimedio a questo disagio infrastrutturale in quanto direttamente responsabile della competitività dell’intero Paese nei confronti del resto del mondo. Lo spiega così: “I corridoi vanno realizzati per permettere al Sud di vedersi parte del Paese. La connessione Nord-Sud è un elemento decisivo. Perché l’Italia può essere competitiva solo se si presenta come sistema Paese. O si cresce insieme o si muore insieme”.

Impossibile non pensare allora al corridoio Scandinavo-Mediterraneo, uno dei ten-t (trans european network-trasport) che parte da Helsinki per arrivare fino in Sicilia e chiudere la sua corsa a Malta. “Il Ponte in sé a me non interessa – ha detto Delrio –. Perché non è il cemento che porta lavoro, è il talento. A me interessa creare le connessioni, operare in un ambiente legale, creare lavoro. Le reti non sono il fine, ma il mezzo per crescere”. Ma senza Ponte sarebbe impensabile collegare lo Stretto.

Lo sanno bene anche alla Conftrasporto, che già alla fine di settembre si erano espressi positivamente nei confronti del premier Renzi che aveva caldeggiato la riapertura del dossier dell’infrastruttura. Il presidente Uggè aveva parlato di “una scelta giusta” perché “il Ponte sullo Stretto sarebbe una grande opportunità di crescita collegando un popolo da sempre tagliato fuori dal resto del Paese”. Un’occasione adeguata per la Sicilia che rappresenta “una vera piattaforma logistica avanzata del Mediterraneo”.

Non solo vantaggi strategici, ma anche economici. Le penali stimate da pagare alle società che avevano ottenuto i contratti si aggirano intorno agli 800 milioni di euro, cifra che andrebbe ad aggiungersi ai lavori già avviati negli anni scorsi, prima che l’ex premier Monti decidesse di chiudere la vicenda e porre in liquidazione la società Ponte sullo Stretto.

Il futuro dell’Isola potrebbe essere appeso proprio all’infrastruttura che più di tutte nel corso degli anni ha provocato dibattiti e discussioni e che ancora oscilla tra una reale progettazione e una promessa da tirare fuori dal cilindro nei momenti politici più complicati.

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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