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Quotidiano di Sicilia

Fede e cremazione, le regole della Chiesa cattolica
di Elio Sofia

Nuova disciplina elaborata dalla Congregazione per la Dottrina e la Fede, approvata da Papa Francesco. Sì alla pratica già dal 1963, ribadito il divieto alla dispersione delle ceneri

Tags: Cremazione, Fede, Chiesa, Papa Francesco



CITTà DEL VATICANO – Inumazione o cremazione? Il mercato della cremazione in Italia è in continua espansione ma, nonostante, questo, il nostro paese rimane il fanalino di coda d’Europa quanto a numero di feretri cremati. Il Codacons ha condotto un apposito studio sull’argomento e la quota di defunti cremati in Italia è pari al 21% del totale; una percentuale lontanissima dal 70% del Regno Unito e dei maggiori paesi nordeuropei.

In tutta Italia, nel 2015 si sono registrate 137.165 cremazioni di feretri, contro i 117.956 del 2014 con una crescita del +16% su base annua.

Un fenomeno che, tuttavia, non è omogeneo sul territorio: mentre aumenta nel nord, in particolare a Milano, non decolla al sud, sia perché la tradizione del funerale classico non lascia spazio ad altre opzioni, sia a causa della minore diffusione di poli crematori.
Uno dei passi più celebri tratti dal Libro della Genesi (3,19) recita “Tornerai alla terra perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai” e il dilemma sul caro estinto e sulla volontà del riposo eterno sotto terra o dentro un’urna, torna di strettissima attualità nella dottrina cattolica, stante il crescente numero di fedeli che optano per la cremazione a scapito della inumazione. Come conciliare quindi la scelta intima e personale con il dettato religioso?

È del 25 ottobre un’importante pronuncia da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, guidata dal cardinale Gerhard Müller, che ha messo a punto una “Istruzione” per quanto riguarda la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione.

L’Istruzione, approvata da Papa Francesco e denominata Ad resurgendum cum Christo, è stata redatta dall’ex Sant’Uffizio, con lo specifico scopo di ribadire le ragioni dottrinali e pastorali che inducono per la preferenza della sepoltura dei corpi ma al tempo stesso emanare norme che regolino la conservazione delle ceneri nel caso della cremazione.

La cremazione può avvenire anche a seguito della celebrazione delle esequie e le ceneri devono essere di regola conservate in un luogo sacro quale è il cimitero o se è del caso in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica.

La Chiesa consente la cremazione da oltre mezzo secolo, in quanto già con l’Istruzione Piam et constantem, pubblicata 5 luglio 1963, si stabilì che la cremazione non era di per sé contraria alla religione cristiana e che non dovessero più essere negati i sacramenti e i funerali a chi aveva chiesto di farsi cremare, a condizione che tale scelta non fosse voluta come negazione dei dogmi cristiani, o con animo settario, o per odio contro la religione cattolica e la Chiesa. Questo cambio di orientamento della disciplina ecclesiastica fu poi inserito nel Codice di Diritto Canonico (1983) e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (1990).

Quindi la Chiesa ribadisce la propria disponibilità verso la scelta della cremazione vietando però la conservazione delle ceneri nell’abitazione domestica, ad eccezion fatta di circostanze gravi ed eccezionali, dipendenti da condizioni culturali di carattere locale per le quali il vescovo può concedere il permesso previo accordo con la conferenza episcopale.

Resta fermo il divieto della divisione delle ceneri tra i familiari e devono sempre assicurati il rispetto e le adeguate condizioni di conservazione.

Allo stesso modo, l’Istruzione Ad resurgendum cum Christo ribadisce che per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non deve esser permessa la dispersione delle ceneri in nessun modo, oppure la conversione delle ceneri cremate in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione; dovendosi in questi casi, se espressione della volontà del defunto, continuare a negarsi le esequie secondo quanto disposto dal canone 1184 del Codice di Diritto Canonico.

La Chiesa quindi nonostante l’apertura alla cremazione, continua a preferire la sepoltura nel cimitero o in altro luogo sacro nel ricordo della morte, della sepoltura e della risurrezione del Signore essendo l’inumazione concepita come la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale. Il documento redatto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede dichiara infine che “La Chiesa non può permettere atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della reincarnazione, sia come la liberazione definitiva della “prigione” del corpo.
 
La sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti e favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi. In tal modo, inoltre, si evita la possibilità di dimenticanze e mancanze di rispetto, che possono avvenire soprattutto una volta passata la prima generazione, nonché pratiche sconvenienti o superstiziose”.

Articolo pubblicato il 27 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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