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Il nord resta la locomotiva d'Italia
di Rosario Battiato

Rapporto Istat su “Risultati economici delle imprese”: nel settentrione prodotto oltre il 60% del valore aggiunto nazionale. Non bene la Sicilia, che si piazza nella fascia più bassa per valore aggiunto per addetto

Tags: Istat, Economia



PALERMO – Nel 2014 è stato ancora il nord a trainare l’economia nazionale, prendendosi oltre il 60% del valore aggiunto complessivo (688 miliardi) delle imprese dell’industria e dei servizi. Per la Sicilia ancora un risultato negativo, visto che l’Isola si piazza, assieme a Calabria e Puglia, nella fascia più bassa del valore aggiunto per addetto. Lo certifica l’Istat nell’ultimo rapporto “Risultati economici delle imprese” pubblicato nei giorni scorsi.

Tra il 2013 e il 2014 è cresciuto il valore aggiunto delle imprese dell’industria e dei servizi. Si tratta della misura dell’incremento di valore nell’ambito di produzione e distribuzione di servizi finali grazie all’intervento di fattori produttivi a partire dalle risorse primarie. Il dato complessivo ha raggiunto 688 miliardi (+1,5%). In crescita anche la produttività nominale del lavoro (+3%) mentre risulta in calo il numero di addetti (-1,5%). Buone notizie anche sul fronte della spesa per investimenti che è risultata in crescita del 7,3% dopo 3 anni negativi di fila. A determinare il contributo più sostanzioso al totale dell’industria e dei servizi ci sono i servizi (57,5%), seguiti da industria in senso stretto (35,7%), che comprende settori come meccanico, tessile, abbigliamento, chimico e alimentare, e costruzioni (6,8%).

L’esportazione aiuta la crescita. Le imprese manifatturiere che si sono limitate al mercato interno, infatti, hanno registrato una tendenza peggiore rispetto a quelle che si affacciano con decisione anche sull’estero. La produttività nominale del lavoro di queste ultime risulta più che doppia rispetto alle prime (circa 68mila contro 30mila), la profittabilità (33,3% contro 11%) e l’intensità degli investimenti (9mila per addetto contro 3mila) si triplicano. La produzione di valore aggiunto complessivo viene distribuita in tre tronconi principali: le pmi si prendono il 38,7%, seguite da valori intorno al 30% per le grandi imprese e le microimprese.

All’interno dell’insieme delle imprese attive nell’industria e nei servizi di mercato, la microimpresa resta la struttura più diffusa. Lo confermano i dati: le 4,3 milioni di imprese attive per 15,6 milioni di dipendenti (10,8 milioni di dipendenti) producono una dimensione media di 3,7 addetti. Andando in dettaglio scopriamo che ci sono 418mila imprese attive nell’industria in senso stretto con 4 milioni di addetti e 246 miliardi di valore aggiunto. Nei servizi alle imprese troviamo 3,3 milioni di imprese per 10,3 milioni di addetti (-0,6%) che realizzano 396 miliardi di euro di valore aggiunto. L’ultimo pezzo riguarda le costruzioni con 529mila imprese, 1,4 milioni di addetti e 46,5 miliardi di euro di valore aggiunto.

La distribuzione geografica del valore aggiunto è abbastanza netta. Nel complesso il nord produce più del 60% del valore aggiunto nazionale, distribuito tra nord-ovest (37,8%) e nord-est (25,2%). Il restante 37% viene distribuito tra il centro (20,5%) e il mezzogiorno (16,5%). “Nel 2014 i differenziali di produttività fra le imprese operanti nelle regioni del Nord e del Centro e quelle del Mezzogiorno – si legge nel report dell’Istat – sono ancora consistenti in tutti i settori di attività economica”. Assieme a Puglia e Calabria, la Sicilia rientra nella fascia più bassa di valore aggiunto per addetto.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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