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Intramoenia: 1,1 mld di euro il giro d'affari in tutta Italia
di Andrea Carlino

Il numero di medici che esercitano la libera professione intramuraria è passato dalle 59.000 unità del 2012, pari al 48% del totale medici, a 53.000 unità nel 2014, pari al 44% circa dei dirigenti medici del Sistema sanitario nazionale. Negli anni è aumentato il livello di rispondenza ai monitoraggi

Tags: Sanità, Intramoenia



CATANIA - Resa nota la relazione del ministero della Salute sulle prestazioni dei medici privati negli ambulatori pubblici. Vale un miliardo e 143 milioni di euro l’attività intramoenia in Italia. Il numero di medici che esercitano la libera professione intramuraria è passato dalle 59.000 unità del 2012, pari al 48% del totale medici, a 53.000 unità nel 2014, pari al 44% circa dei dirigenti medici Sistema sanitario nazionale.
 
Nel 2014, in media, nel Ssn il 48,7% dei dirigenti medici, a tempo determinato e a tempo indeterminato con rapporto esclusivo, esercita la libera professione intramuraria (pari al 44,2% del totale Dirigenti medici), con punte che superano quota 58% in Piemonte, Lazio, Liguria, Valle d’Aosta e Marche, viceversa, toccano valori minimi in Regioni come la Sardegna (29%), il Molise (30%) e Bolzano (18%). In generale, al di sotto della media nazionale si colloca gran parte del Sud e delle Isole. Nel corso degli anni è aumentato il livello di rispondenza ai monitoraggi, in particolare nel 2014 tutte le Regioni/Province Autonome hanno partecipato, fornendo i dati per il 97% delle strutture presenti sul territorio nazionale che erogano ALPI.
 
Per il ministero della Salute “si registra un miglioramento dello stato di attuazione, anche se l’indagine complessiva ha confermato disomogeneità attuative nelle diverse Regioni/Province Autonome, con contesti sicuramente più avanzati e altri in corso di progressivo adeguamento”. Dall’analisi condotta dal ministero della Salute emerge che: 13 Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) hanno provveduto ad emanare/aggiornare le linee guida regionali, evidenziandosi un miglioramento rispetto ai risultati della rilevazione 2013 in 10 Regioni/Province Autonome (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, P.A. Trento, Puglia, Toscana, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto) tutte le Aziende presenti hanno dichiarato di aver attivato l’infrastruttura di rete in 5 Regioni/Province Autonome ( Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, P.A. Trento e P.A. Bolzano e Valle d’Aosta) tutte le Aziende garantiscono ai dirigenti medici spazi idonei e sufficienti per esercitare la libera professione.
 
Nelle restanti Regioni, accertata la carenza più o meno marcata di spazi aziendali, è stato necessario ricorrere all’acquisizione di spazi esterni tramite acquisto, locazione e stipula di convenzioni e/o all’attivazione del programma sperimentale per lo svolgimento dell’attività libero-professionale, in via residuale, presso gli studi privati dei professionisti collegati in rete 10 Regioni ( Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Umbria, Lombardia, Liguria, Piemonte) hanno scelto di autorizzare l’attivazione del programma sperimentale.
 
La rilevazione, spiega il ministero della Salute, “evidenzia un’estrema variabilità del fenomeno tra le Regioni, sia in termini generali di esercizio dell’attività libero professionale intramoenia, sia in termini specifici di tipologia di svolgimento della stessa con punte che superano quota 58% in Piemonte, Lazio, Liguria, Valle d’Aosta e Marche, viceversa, toccano valori minimi in Regioni come la Sardegna (29%), il Molise (30%) e la Provincia Autonoma di Bolzano (18%)”.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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