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La ripresa del Sud passa dal Sì
di Fernando Rizzo

Il ponte di Messina e il referendum costituzionale sono legati tra loro da un doppio filo. Mobilità come premessa allo sviluppo

Tags: Referendum, Ponte Sullo Stretto



CATANIA - Secondo i sondaggi, i siciliani voteranno massicciamente per il No al Referendum.
Pare che solo il 7-8 per cento lo faccia perché considera inefficace e persino dannosa la riforma costituzionale proposta, gli altri perché non credono alle promesse di un premier giudicato “antipatico”, che si è ricordato della loro esistenza solo all’avvicinarsi della scadenza referendaria. C’è una parte di verità in questo e la rete l’ha detto anche su queste pagine fin da giugno di quest’anno, bocciando il Piano nazionale della portualità firmato dal ministro Delrio. Penalizzante per la Sicilia e inutile per il Paese. Sempre su queste stesse pagine, il 24 settembre, abbiamo giudicato senz’anima il Piano per il Sud, definendolo un patchwork di provvedimenti, singolarmente vantaggiosi, che però non danno alla parte più fragile del Paese un ruolo specifico all’interno dello sviluppo complessivo dell’Italia.

Quasi in risposta a quest’ultima critica – e a quelle, certamente più autorevoli, del giornale che ci ospita -, è arrivata la promessa dell’imminente avvio dei lavori per estendere la rete ferroviaria Av/Ac a sud di Salerno. Ponte sullo Stretto incluso.
Il completamento dell’ex corridoio Berlino-Palermo – se ben realizzato e, in questo, la riforma costituzionale sarebbe preziosa - può dare un’anima al Piano. Contrariamente a quanto predicano i cultori del benaltrismo, infatti, non sarà certo l’Av light tra Catania e Messina (ben venga) a dare un concreto impulso all’economia della Sicilia. Un corretto approccio scientifico e culturale all’annosa “Questione meridionale” impone infatti la creazione di una “spina dorsale” con un alto valore pratico e simbolico insieme, sulla quale innestare opere secondarie in grado di trasferire in periferia i benefici prodotti dalla prima.

Nei prossimi articoli, magari con l’aiuto di qualche esperto, contiamo di approfondire questo concetto, fondamentale per dare efficacia economica e sociale alle scelte della Politica. Deve però essere chiaro che, pur se diverse infrastrutture si integrano a vicenda, la priorità va data all’Asse trasportistico principale, più complesso e costoso ma anche in grado di incrementare la mobilità in modo più efficace rispetto alle opere di dimensione regionale. Con le riserve derivanti dal dubbio che esista una reale volontà politica di dare concretezza in tempi brevi a un programma così ambizioso, è nata in noi la sensazione che Renzi abbia finalmente compreso l’importanza che la coesione – figlia della mobilità - riveste nello sviluppo del Paese. Un concetto che era totalmente mancato nei suoi predecessori.

Se è così – e ogni persona che tiene alle sorti del Sud se lo deve augurare – le conseguenze del Sì al referendum travalicano l’ambito strettamente costituzionale fino a diventare un potente incoraggiamento verso una politica realmente meridionalistica. Indipendentemente da come si è votato alle passate elezioni politiche e si prevede di votare a quelle future.

Articolo pubblicato il 29 ottobre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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