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La corruzione e il malaffare si nutrono di burocrazia
di Pierangelo Bonanno

Intervista del Qds a Michele Corradino, componente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac)

Tags: Michele Corradino, Anac, Corruzione, Burocrazia



PALERMO - La corruzione non è più diffusa in Sicilia rispetto al resto d’Italia. La considerazione è di Michele Corradino, siciliano, magistrato del Consiglio di Stato e attuale componente dell’Anac - Autorità Nazionale Anticorruzione. Il QdS lo ha incontrato in occasione della presentazione del suo libro dal titolo “è normale... lo fanno tutti”.

Il testo raccoglie intercettazioni telefoniche che evidenziano come la corruzione non sia stata estirpata nella realtà sociale, economica e istituzionale.

Corradino precisa che “l’idea nasce dal rapporto con gli studenti, con i quali è più immediato ragionare per immagini. Dal confronto esce fuori un quadro sconcertante in cui si evidenzia la tendenza alla normalizzazione della corruzione, infatti per tanti giovani la corruzione è ‘solo’ uno scambio di favori.

Il magistrato evidenzia che “nessuno dei protagonisti delle inchieste e dei casi di malaffare sembra comprendere la gravità dei propri comportamenti e il loro disvalore sociale prima ancora che etico e, a poco più di venti anni dal ciclone di Tangentopoli, colpisce l’atteggiamento disinvolto di alcuni protagonisti della vita pubblica nella gestione di affari illeciti o comunque illegittimi”.
Rispetto al passato molto è cambiato ora si assiste alla smaterializzazione della tangente rispetto a prima in cui il favore era la tangente.

Corradino denuncia che “spesso non si capisce chi è il corrotto e il corruttore. Cioè si ha l’asservimento di parte della politica e della burocrazia a affaristi senza scrupoli. Si è diffusa la messa a libro paga dei corrotti, in altre parole, evidenzia il magistrato siciliano, il rapporto non è più legato ad una singola tangente ma costante”.

“La corruzione e il malaffare si nutrono di burocrazia - aggiunge -. Crescono al crescere della complessità degli oneri burocratici e ella proliferazione normativa che fanno diventare i funzionari arbitri del procedimento amministrativo, aprendo la strada dell’illecito a quelli disonesti”.

Michele Corradino, anche grazie all’esperienza maturata presso l’Anac, sottolinea che “niente di ciò che è pubblico può essere sottratto alla conoscenza dei cittadini. Ma il semplice diritto all’informazione non basta se non è accompagnato dal diritto di comprendere effettivamente di confrontare e di valutare. Lo strumento che viene offerto per consentire questo controllo è la completa trasparenza della pubblica amministrazione”.
“La corruzione è un delitto di calcolo. Corrotto e corruttore si decidono all’azione illecita ben quantificando costi e benefici della loro azione”, sostiene Corradino.
“È sempre utile pertanto puntare sulla leva motivazionale, innalzando le condanne fino a rendere il rischio non più conveniente. La svolta culturale necessaria è quella di sentirsi tutti coinvolti nella tutela della legalità.
Il rischio della creazione di una burocrazia della trasparenza però è concreto e va tenuto presente nella regolamentazione dell’attività amministrativa.

Le soluzioni sono associabili ad un controllo sociale diffuso che atraverso una svolta culturale realizzi un clima di intolleranza generale nei confronti dei corrotti e del malaffare. Mettere in rete tutti i dati. Controllare le amministrazioni, come negli Stati Uniti, tramite apposite app e possibile sapere cosa fa l’amministrazione cioè è necessario comprendere come i politici spendono i nostri soldi”
Risulta così confermata, secondo il componente dell’Anac, la correlazione diretta tra la capacità degli Stati di controllo della corruzione e la fuga dei cervelli, intesa come sbilancio tra laureati che entrano in un paese e quelli che escono dallo stesso per cercare lavoro.

Articolo pubblicato il 01 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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