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Dpef, la Sicilia riparte dall'Intesa con lo Stato
di Raffaella Pessina

La gestione delle risorse è condizionata dagli adempimenti imposti da Roma. Il documento è stato approvato dalla giunta di Governo

Tags: Dpef, Sicilia, Ars, Patto Per La Sicilia



PALERMO - La giunta di Governo ha approvato il documento di programmazione economico finanziaria 2017/19 con delibera n. 359 del 26 ottobre scorso. Ora il documento deve essere trasmesso alla commissione legislativa Bilancio dell’Ars e quindi dovrà transitare in Aula per la sua definitiva approvazione. Nella relazione viene sottolineato come i due pilastri, agricoltura e gli interventi inseriti nel Patto per la Sicilia, possono essere a buon titolo considerate due leve di sviluppo fondamentali e “l’obiettivo del Governo per il triennio considerato è dunque di rafforzare e consolidare i percorsi di crescita, incrementando gli investimenti pubblici”.

Per il Governo “la politica dei tagli orizzontali deve considerarsi superata, ma l’azione puntuale di revisione della spesa è solo all’inizio e deve continuare a operare affinché siano definitivamente abbandonate le logiche di previsione basate sulla spesa storica: solo con un’analisi approfondita degli elementi che determinano la spesa, infatti, si possono ricondurre a effettivi fabbisogni gli stanziamenti di bilancio e si possono efficacemente contrastare sacche di inefficienza e rendite di posizione che sottraggono risorse agli investimenti produttivi”.

L’Esecutivo prosegue sottolineando come sia basilare il riordino degli enti regionali, “obiettivo già inserito nella legge di stabilità finanziaria ma i cui effetti, anche in termini di proposte legislative, pur se già elaborate, non sono state ancora sottoposte all’Assemblea regionale”. “Da questo punto di vista l’adempimento imposto dal governo nazionale con l’accordo del 20 giugno 2016 di ridurre gli impegni correnti del 3% a favore degli investimenti per gli anni 2017-2020 costituisce un utile alleato per la necessaria azione di ricerca di qualità nell’allocazione delle risorse - prosegue il Dpef - La gestione corrente è e sarà per i prossimi anni appesantita dall’onere del ripiano annuale dei disavanzi (costo annuale 300 milioni di euro) e della spesa per interessi e quota capitale pari a circa 400 milioni di euro. Il Governo regionale deve dunque impegnarsi a mantenere costantemente alta l’attenzione affinché non si ripetano gli errori del passato soprattutto nella stima delle entrate e a porre, nel futuro, una sempre maggiore cura all’adeguamento tra spesa autorizzata e risorse finanziarie disponibili, processo agevolato dal nuovo sistema contabile basato sul principio della competenza finanziaria potenziata”.

Nel documento si parla dell’accordo sottoscritto con lo Stato che ha portato insieme a quello firmato nel 2014 a produrre un saldo positivo di circa 2,1 miliardi di euro. “Con il primo accordo a fronte del riconoscimento dello Stato per 536 milioni di euro e alla mancata applicazione dell’infrazione per lo sforamento del patto del 2013 per 730 milioni, la Regione ha rinunciato a ricorsi per un ammontare di 555,4 milioni di euro e agli effetti di altri al momento dell’accordo pendenti: per un ammontare potenziale di 5,367 miliardi, ma il cui successivo esito delle sentenze è stato negativo per la Regione. Il saldo quindi è già, fin da allora, nettamente positivo per 703 milioni”. “Ma anche ad analizzare i successivi ricorsi - insiste - la bilancia è sempre pendente a favore della Regione. Infatti, dall’esito degli stessi, con l’accordo di giugno, la Regione rinuncia agli effetti dell’unica sentenza favorevole stimati in 232 milioni una tantum a fronte di un entrata certa annuale di 1,685 miliardi”.

Articolo pubblicato il 03 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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