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Quotidiano di Sicilia

Sicilia, regione leader di opere incompiute
di Rosario Battiato

Ministero delle Infrastrutture: nel territorio isolano 113 progetti non compiuti (1° posto) degli 838 nazionali tra il 2014 e il 2015. L’Uffucio speciale di coordinamento delle attività tecniche e di vigilanza delle opere pubbliche della Regione ne rintraccia 149

Tags: Regione Siciliana, Sicilia, Incompiute



PALERMO – Ci sono appena 30 opere incompiute in meno in Italia tra il 2014 e il 2015. Ne restano ancora ben 838, almeno secondo il quadro aggiornato al 31 dicembre dello scorso anno nel Sistema informatico di monitoraggio delle opere incompiute ospitato all’interno del portale che fa riferimento al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. A guidare la classifica nazionale, sebbene ormai non desti più alcun clamore, è ancora la Sicilia, così come avevamo scritto lo scorso agosto, con 113 opere registrate sul sito del ministero. Un dato che potrebbe non essere del tutto esaustivo: nell’elenco regionale, pubblicato dall’ufficio speciale di coordinamento delle attività tecniche e di vigilanza sulle opere pubbliche della Regione, se ne rintracciano ben 149.

Poco importa che siano 149 o 113, la Sicilia si mantiene come regione leader con circa il 15% di infrastrutture nazionali incompiute presenti all’interno del proprio perimetro regionale. Esiste una precisa distribuzione geografica che vede, immediatamente dopo l’Isola, altre due Regioni meridionali come Puglia (91) e Campania (90). Queste tre regioni assieme valgono il 35% dell’intera quota nazionale di infrastrutture non completate. Senza considerare le province autonome di Trento e Bolzano, rispettivamente con 4 e 2 incompiute, le migliori prestazioni si registrano in Valle d’Aosta (4) e poi in Friuli e Liguria (8 a testa).

A far registrare la quota maggiore di nuove incompiute mappate - gli elenchi vengono aggiornati ogni anno dalle Regioni - troviamo la Campania che è passata dalle 12 della rilevazione aggiornata al 31 dicembre del 2014 fino alle 90 dell’ultimo quadro relativo alla fine dello scorso anno. Si tratta di un balzo in avanti di 78 opere che vede lontanissimo il secondo posto della Sardegna con appena 13 opere in più e il secondo posto della Puglia con 10.

La Sicilia si posiziona in vetta nella classifica, legata alla maggiore riduzione di opere incompiute presenti sul territorio. Per l’Isola, che aveva realizzato il record assoluto di 215 opere nel 2014, la contrazione è di un centinaio e rappresenta di gran lunga il risultato migliore registrato. Tutte le altre, ad eccezione della Calabria che riduce di 36 il suo bottino di incompiute, restano abbastanza stabili.
I costi che pesano su questo sistema sono differenti. Il primo riguarda i cosiddetti “costi del non fare”, cioè il peso economico che le infrastrutture non realizzate rivestono nel mancato sviluppo del Paese. Andrea Gilardoni, docente universitario e presidente di Agici Finanza d’Impresa che annualmente realizza il report sui “costi del non fare”, ne ha parlato al Sole 24 Ore, precisando che si tratta di un cifra compresa tra 2 e 3 miliardi euro all’anno.

Ma c’è di più. A incidere sul bilancio dei costi ci sono anche i soldi pubblici sprecati per costruzioni ancora non complete e un ulteriore capitolo riguarda anche la cifra ancora necessaria per il completamento, senza considerare come ritardi burocratici e blocchi dei lavori abbiano poi inciso nel mantenimento strutturale delle opere. Ad oggi, stando a una stima realizzata su dati della Regione, il patrimonio delle incompiute dell’Isola vale poco meno di mezzo miliardo di euro. Per avviare il completamento serviranno ancora 213 milioni di euro, anche se il calcolo potrebbe crescere di anno in anno.

Articolo pubblicato il 04 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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