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Palermo - Il 47 % dell’acqua si perde a causa delle condotte
di Luca Insalaco

La dispersione rende necessario razionalizzare il liquido con turnazioni per molte aree del territorio. Un impressionante spreco di risorse che procura molti grattacapi ai cittadini

Tags: Palermo, Acqua



PALERMO – Quasi il 50% dell’acqua immessa in rete va perduta. Un quotidiano spreco di quello che viene definito il petrolio del terzo millennio. La dispersione della rete idrica palermitana si mantiene pressoché stabile nel tempo: se nel 2006 le perdite stimate – quale percentuale tra l’acqua immessa e quella consumata per usi civili, industriali e agricoli – erano del 48%, l’anno successivo si sono attestate al 47%. Il problema della dispersione tocca comunque buona parte delle città italiane: dalla lettura dell’ultimo rapporto “Ecosistema Urbano” di Legambiente si scopre che il 51% delle 96 città per cui il dato è stimabile, perde più del 30% dell’acqua immessa in rete. La media dei capoluoghi di provincia siciliani è del 36%, quella nazionale è del 34%.

La dispersione rende poi necessario razionalizzare le risorse e conduce quindi a quella turnazione che scandisce ancora le giornate di una larga fetta della nostra regione. Un disagio che può costituire anche una possibile fonte di inquinamento. Per poter essere destinata all’uso domestico ed alimentare, l’acqua deve rispondere a requisiti di purezza oltre che a quelli organolettici chimico-fisici e chimici. Ebbene, quella palermitana è tra le province dell’Isola che, nell’arco temporale 2002-2009, hanno beneficiato delle deroghe alle caratteristiche delle acque destinate al consumo umano, secondo quanto emerge da un’indagine sul Servizio idrico integrato condotta da Cittadinanzattiva.

Negli anni 2003 e 2004, nel Palermitano è stata registrata una concentrazione di fluoro pari a 2,4 mg/l e 2,5 mg/l., ben al di sopra del limite consentito, pari a 1,5 mg/l. Fluoro che è possibile rinvenire in qualsiasi tipo di alimento in quantità relativamente piccola, ma che se è assorbito con eccessiva frequenza, può causare carie, osteoporosi e danni a reni, ossa, nervi e muscoli.
La città di Palermo e i comuni della fascia costiera sono stati inoltre interessati da deroghe per i cloriti, sottoprodotti che si formano quando si utilizza biossido di cloro per la disinfezione delle acque. Nel periodo 2004-2006 tale sostanza ha raggiunto il livello di 1,3 mg/l, contro il limite di legge fissato a 0,3 mg/l. Nelle altre province siciliane è stata inoltre riscontrata la presenza abnorme e di magnesio, boro, vanadio (nei comuni del Massiccio etneo), sodio e cloruri (nella città di Siracusa) e nitrati (nel trapanese).
 

 
Qualità. Cosa dicono i riferimenti legislativi
 
PALERMO – Il D.Lgs 31/2001 rappresenta la legislazione attualmente vigente in Italia in materia di tutela delle acque destinate al consumo umano, in attuazione della Direttiva 98/83/CE. Il decreto stabilisce i valori limite di determinati parametri microbiologici e chimici che possono essere presenti nell’acqua per poterla definire potabile. Il Legislatore, tuttavia, considerando lo stato della tecnologia e delle reti degli acquedotti, ha previsto delle deroghe ai valori parametrici di alcuni elementi indesiderabili e tossici. A tal scopo sono stati fissati dei periodi transitori durante i quali, in attesa di raggiungere i limiti definiti, è consentita l’erogazione dell’acqua. Deroghe la cui concessione è subordinata all’esclusione di pericoli per la salute umana e sempreché l’approvvigionamento di acque destinate al consumo umano, conformi ai valori di parametro, non possa essere assicurato con nessun altro mezzo congruo. Difficilmente, però, ai cittadini è possibile accedere a tali informazioni.

Articolo pubblicato il 03 dicembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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