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Messina - L'ecomostro della Zona Falcata verrà finalmente buttato giù
di Lina Bruno

Dopo controverse vicissitudini i lavori dovrebbero essere completati nell’arco di cinque mesi. Le ruspe hanno il compito di spazzare via uno dei simboli del degrado della Falce

Tags: Messina, Zona Falcata, Ecomostro



MESSINA - Alla Zona Falcata non le hanno proprio risparmiato nulla, persino un inceneritore per bruciare i rifiuti. L’ecomostro sarà finalmente demolito e i lavori dovrebbero essere completati nell’arco di cinque mesi. Dopo controverse vicissitudini il via libera è arrivato ma seguito da un ulteriore intoppo che ha fermato le ruspe ancora per qualche giorno; all’ultimo minuto infatti ci si è accorti che la Regione non aveva nominato il responsabile dell’esecuzione in sicurezza, quindi altra attesa e tempi che continuano ad essere dilatati dalla solita burocrazia che non concede tregua.

I primi interventi sul manufatto vennero fatti nel 2011, dopo la predisposizione di un progetto più complessivo fatto dal Comune e finanziato con fondi europei che prevedeva uno studio di caratterizzazione e una parziale bonifica dell’ area circostante l’inceneritore. Ma le poche azioni che si è riusciti a mettere in campo, visto che si è potuto usufruire solo di una piccola parte del finanziamento, poco più di un milione di euro sui circa quattro previsti, sfiorarono soltanto la struttura.
La questione dell’abbattimento dell’ecomostro in ferro e cemento si è riproposta dopo tre anni, e nel frattempo è stato portato via tutto quello che poteva essere venduto.

L’appalto di circa 410 mila euro, per il proseguimento dei lavori di demolizione, con l’assegnazione alla ditta prima classificata, la Messina Sud s.r.l., è dell’ottobre 2014, ma il ricorso dell’impresa arrivata seconda, la Cosiam di Gela, ha bloccato tutto per oltre un anno.

Il contenzioso è stato superato con una sentenza risolutiva di febbraio del Cga, ma dall’affidamento dei lavori all’apertura dei cantieri sono passati altri nove lunghi mesi. Adesso le ruspe spazzeranno via uno dei simboli del degrado della Falce con lo smaltimento delle parti del manufatto, il ripristino dell’attuale piano di campagna attraverso il riempimento dei vuoti  dovuti agli interventi di smantellamento ma qualcuno già teme che l’importo a disposizione, ribassato del 33%, possa non essere sufficiente per completare l’intervento. E sarebbe l’ennesima beffa. Non è prevista comunque la bonifica della vasca sottostante che rientra ne piano di disinquinamento di tutta l’area che avrà tempi certo non brevi.   La Zona Falcata in questi decenni è stato un “non luogo”, un’area da usare in vario modo senza un disegno chiaro su cosa dovesse diventare per la città. Da qualche anno si è cominciato a muovere qualcosa: la stampa locale, movimenti, associazioni come Vento dello Stretto, Fare Verde e Zda, hanno con una pressione costante preteso un piano per ridare dignità ad uno dei posti più belli che si affacciano sullo Stretto.

Il Patto per la Falce, che ha impegnato su precisi obiettivi Autorità Portuale, Comune, Regione e assessorati competenti, con la regia dell’Università degli studi Messina, è un accordo interistituzionale che funzionerà solo se il cronoprogramma ipotizzato viene rispettato. Ma i tempi continuano ad essere incerti. Così mentre si cerca di capire come e quando dovrebbero partire gli interventi di bonifica si prosegue a piccoli passi. Si attende il nuovo piano di caratterizzazione delle sostanze inquinanti presenti nella vasta area, propedeutico a qualsiasi azione  di disinquinamento dei terreni e di riqualificazione.

L’autorità Portuale il commissario Antonio De Simone ha preso l’impegno di commissionare gli studi utilizzando proprie risorse e indire in tempi brevi il bando.

Ma è un momento di attesa questo per l’Authority, che prima di assumere impegni finanziari a lungo termine, vuole capire se, dopo l’accorpamento con Gioia Tauro previsto dalla riforma del Governo, verrà accolta la richiesta del prolungamento di tre anni dell’autonomia amministrativa.

Intanto è stata firmata una convenzione tra Autorità Portuale e Università per la fase di indagine sul livello di inquinamento del suolo, del sottosuolo e delle acque sotterranee, propedeutica alle azioni di risanamento.

Articolo pubblicato il 11 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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