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Renato Zacchia: "Catania, una città bellissima ma è impossibile esprimersi"
di Liliana Rosano

I siciliani di successo nel mondo: Renato Zacchia, professione fotografo. Occorreranno ancora delle generazioni per renderla un luogo ideale

Tags: Renato Zacchia



Renato quando hai lasciato Catania, che città hai lasciato?
“Una città di grandi talenti ma sofferenti della stessa malattia: l’impossibilità di esprimersi. In quegli anni si sentiva molto il peso della politica che gestiva la cultura, l’appartenenza al partito anzichè un altro faceva la differenza”.

Prima Parigi, Londra e poi New York, quanto necessario è stato partire per affermarsi?
“Parigi e Londra sono state scelte forzate, anche se il Nord Italia è stata da sempre meta dell’emigrazione per un siciliano. Nel Dna di ogni siciliano sta scritto: sole mare e passione. Tutto questo non lo trova facilmente a Milano, città sicuramente oggi bellissima e molto più vivibile di allora. Con un passo in più ma ugualmente doloroso, Londra e Parigi apparivano più promettenti”.

La tua fotografia comprende paesaggi umani, urbani e artistici. Cosa ti piace di più fotografare e come cambia l’approccio in base ai soggetti?
“Io ricerco la bellezza nelle cose, nei volti, nei paesaggi, in tutto ciò che si posa davanti il mio obiettivo. “Beauty is mu duty”. è quasi un obbligo per me dover sottostare ai canoni della bellezza in tutti i suoi aspetti. I miei studi artistici, una formazione che ha tenuto conto dei classici, ha in un certo senso ostacolato la mia affermazione. Il bagaglio culturale potrebbe rappresentare una zavorra se non si ha l’abilità di disfarsene quando occorre, essere liberi dai canoni. Per assurdo oggi un marziano potrebbe avere più successo, solo perché è diverso. Il mercato, soprattutto quello della moda è alla continua ricerca della novità da fagocitare. La bravura non sempre è così importante”.

Che città ritrovi ogni volta che torni a Catania?
“Catania è e rimarrà una delle città più belle e vitali di tutto il meridione e non solo. Una fonte inesauribile di raffinati talenti di tutte le arti e professioni. Ma sappiamo tutti che occorreranno generazioni per renderla una città ideale. Troppi secoli di sfruttamento, una mala politica l’ha resa incurabile e a momenti senza speranze”.

Hai anche lavorato per il Teatro Bellini realizzanfo il video ufficiale di presentazione del teatro. Cosa bisogna fare per promuovere di più Catania?
“Il Teatro Bellini è stato uno dei motivi dell’abbandono dalla mia terra. Vincitore per le scene e costumi di un’opera in prima mondiale, Kean di Alessandro Dumas. Un diamante all’occhiello per le giunte che vollero questo concorso per i diplomati dell’accademia di belle Arti. E poi? Dopo fiumi di articoli e lodi al suo debutto, di giunte e di premi non se ne seppe più nulla. Quali delusioni possono così ferire un giovane agli inizi della carriera? Il ritorno dopo quasi 20 anni ma come regista del video promozionale è stata una rivincita alle mie delusioni che rischiarono di essere irreparabili”.

Sei stato il fotografo ufficiale nel set di Antonioni per illusa documentario sulla Sicilia. Che Sicilia, Antonioni ha voluto filmare?

“Quella di Antonioni è stata una delle esperienze professionali e umane più significative della mia carriera. Il maestro aveva già condizionato le mie scelte con le sue immagini in Blow-up. Lo ritengo infatti “responsabile” della mia attuale professione. La Sicilia di Antonioni è quella di un poeta i cui versi sono scritti nelle immagini. Aver seguito il suo sguardo poggiarsi, le sue inquadrature, sono state una grossa lezione di fotografia. Una Sicilia di luoghi e miti eterni e una Catania carica del suo barocco e della forza della sua Etna”.
 
Di recente hai anche girato un video sulla versione estiva della festa di Sant’Agata. Cosa hai voluto cogliere e condividere con quel video?
“Sant’Agata per i catanesi credenti e laici  sarà sempre una sorta di attaccamento non sempre spiegabile. Trovarsi a riprendere la magia che si manifesta alla vista del suo feretro è sicuramente una cosa forte. Ho provato un senso di beatitudine nel trovarmi nel fiume umano che la seguiva. Cogliere quei volti, quelle litanie è stata veramente una grossa sensazione”.

Differenze tra video e fotografia.
“Il video è sempre più incalzante nella nostra società dei consumi. La fotografia resiste ancora, perché il video, i film sono tante fotografie messe assieme e oggi la sola fotografia sembra non bastare. Bisogna essere sempre più grandi per poterlo fare”.

Se volessi fare conoscere la Sicilia e la tua città all’estero qual è il set fotografico ideale?
“Non a caso la Sicilia è sempre stata un set naturale per i più grandi film, Antonioni amava questa terra. Lui, amante della sua Ferrara avvolta dalla nebbia, ha lottato sapientemente con i contrasti di luce della nostra terra. Le bellezze di Noto con i suoi campanili, le architetture barocche, sembra che ancora non si siano esauriti sotto le nostri lenti. Non mi stancherei mai di fotografarle”.

Articolo pubblicato il 17 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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