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M5S, caos firme false. Lunedì gli interrogatori
di Raffaella Pessina

Giro di vite dei pm sull’inchiesta legata alle elezioni comunali del 2012. Tensioni all’interno del Movimento, non si esludono lacerazioni

Tags: Claudia La Rocca, M5s, Ars, Giancarlo Cancelleri, Giampiero Trizzino



PALERMO - Il Movimento cinquestelle in Sicilia è sempre più nel caos a causa della inchiesta sulle firme false per le elezioni del 2012 a Palermo. L’obiettivo comune all’interno del movimento comunque è quello di salvare la partecipazione alle amministrative di Palermo. Ma le lacerazioni interne sono inevitabili. Da una parte vi sono coloro che contestano gli attivisti di un tempo, oggi diventati deputati nazionali, e dall’altra chi è rimasto fedele al gruppo vicino a Riccardo Nuti. Claudia La Rocca ha riunito un gruppo di pochi attivisti a lei vicini per raccontare quanto vissuto negli ultimi giorni, compresa la deposizione in Procura e starebbe valutando una autosospensione.
 
Mentre l’ex presidente della commissione Ambiente e territorio a Palazzo dei Normanni, Giampiero Trizzino, si sta spendendo insieme a Giancarlo Cancelleri per non perdere il lavoro di anni e il sogno di un’affermazione cinquestelle a Palermo. Cancelleri, candidato quasi sicuro alla poltrona di presidente della Regione alle prossime consultazioni, già nel giorno della sua deposizione ai magistrati, aveva dichiarato, in vista delle prossime comunali, che: “è impensabile che non venga presentata la lista a Palermo”.

Sono ore convulse in questi giorni per i cinquestelle. Trizzino ha sostenuto la collega La Rocca nella sua scelta di parlare con i magistrati, prima ancora di far chiarezza con chi, nel movimento, chiedeva luce su una vicenda politica trasformatasi ormai in un caso giudiziario con otto indagati per ora e lunedì ci saranno gli interrogatori in Procura. La parlamentare si sarebbe autoaccusata della ricopiatura e avrebbe puntato il dito anche contro altre due persone, mentre sarebbero diversi gli attivisti che sarebbero stati presenti nelle stanze della sede di via Sampolo in cui si fece il punto sulla raccolta delle firme nel  2012.
 
La Rocca prima di andare in Procura avrebbe avvisato, oltre ai colleghi del gruppo all’Ars, anche il leader del movimento Beppe Grillo, circostanza però smentita dai vertici del M5s. I magistrati hanno anche acquisito le testimonianze di decine di persone che hanno disconosciuto le firme a sostegno della lista apposte negli elenchi presentati alla cancelleria del tribunale e depositate negli uffici comunali, mentre lunedì partiranno gli interrogatori degli indagati, tra cui ci sarebbero anche alcuni parlamentari nazionali. Il reato ipotizzato è quello previsto dall’articolo 90, secondo comma, del Testo Unico 570 del 1960 (Testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali).
 
La norma punisce con la reclusione da due a sei anni “chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, le schede o altri atti destinati alle operazioni elettorali”. Inoltre, è punito con la stessa pena “chiunque fa scientemente uso degli atti falsificati, alterati o sostituiti, anche se non ha concorso alla consumazione del fatto”, una eventuale prescrizione scatterebbe dopo sei anni, nel 2018.
 
Sulla vicenda è intervenuto il segretario regionale del Pd Fausto Raciti. “La vicenda delle firme false per la presentazione della lista cinquestelle a Palermo dimostra quanto i pentastellati siano incapaci ed imbroglioni: moralisti con gli altri di giorno e falsari di notte -ha detto Raciti - Vorrei solo ricordare ai loro ignari ed inconsapevoli elettori che da quella lista sono stati pescati i loro deputati nazionali, spesso-  ma sarà certo una coincidenza - familiari dei leader del movimento siciliano a cominciare da Giancarlo Cancelleri. Suggerirei a Grillo e Di Maio - conclude - di evitare scuse patetiche e chiedere scusa ai palermitani per lo spettacolo indecoroso che stanno offrendo”.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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