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Tasse su affitti brevi, polemica sugli AirBnb
di Michele Giuliano

Da tempo si parla di introdurre una tassazione a chi affitta camere o case per un periodo limitato. Stop dal Governo: a godere soprattutto la Sicilia dove il sistema è in espansione

Tags: Airbnb, Affitto Breve, Casa Vacanza, Federalberghi



PALERMO - Non saranno introdotte nuove tasse: lo ha detto a chiare lettere il premier Matteo Renzi. In Italia, ed in particolare in Sicilia, si esulta perchè in questo modo si mettono a tacere i rumors sulla possibile introduzione della tassazione per chi affitta camere o case per brevi periodi di tempo. Nell’Isola la pratica degli affitti brevi oramai sta prendendo sempre più piede ed i portali on line di prenotazione di vacanze oramai sono zeppi di questi annunci.

Almeno per il prossimo anno sembra essere sventata quindi questa tassazione e quindi pare oramai essere stata messa una pietra sopra a un emendamento alla legge di bilancio che prevedeva un “obolo” del 21 per cento sui ricavi di affittacamere e Airbnb, il servizio che permette di affittare online fra privati camere o case per brevi periodi di tempo.

E così torna comunque alla ribalta il tema della tassazione di quegli introiti derivanti da attività “nuove”, che vanno spesso sotto il nome di sharing economy, come quelle legate appunto ad Airbnb.

Ma cosa è successo? Le cronache raccontano che nei giorni scorsi è stato presentato e votato in commissione Finanze alla Camera un emendamento che introduceva nuove regole fiscali per gli affitti di breve periodi fatti da privati o attraverso la mediazione di portali online. L’emendamento prevedeva una cedolare secca al 21 per cento, la responsabilità in solido da parte del privato e dell’intermediario e l’istituzione di un “Registro unico nazionale” presso l’Agenzia delle entrate relativo alle attività di questo tipo. Sull’emendamento è arrivata però la netta bocciatura del presidente del Consiglio e il testo sarebbe dunque stato ritirato. Non pare comunque che tutto sia finito qui perché la vicenda ha riacceso le polemiche da parte di quanti chiedono che il settore venga regolamentato.

Fra questi c’è Federalberghi
, favorevole al Registro per chi svolge attività extra-alberghiere e a una regolamentazione per cui tutti paghino le tasse. “Il dibattito che in questi giorni si sta sviluppando in merito alla cosiddetta ‘tassa Airbnb’ - afferma il Presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca - rischia di distrarre l’attenzione dal bubbone che affligge il mercato turistico italiano, inquinato da centinaia di migliaia di alloggi che operano in completo spregio alla legislazione fiscale e alle altre norme che disciplinano lo svolgimento delle attività ricettive, danneggiando tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza”.

Secondo la sigla, l’obiettivo “non dev’essere quello di introdurre nuove tasse, ma di far sì che tutti gli operatori paghino le tasse nella giusta misura e rispettino le regole poste a tutela dei consumatori, dei lavoratori, della sicurezza pubblica e del mercato”. Da qui il favore verso l’istituzione del registro presso l’Agenzia delle Entrate: “Confidiamo – conclude Bocca – che si faccia strada la proposta di istituire presso l’Agenzia delle Entrate un registro di coloro che svolgono attività ricettiva in forma non imprenditoriale, prevedendo che i portali debbano comunicare al fisco gli estremi di ogni transazione al fine di assicurare che anche i furbetti dell’appartamentino paghino le imposte, applicando le stesse regole previste per i contribuenti onesti che adempiono al proprio dovere quotidianamente”. Per Confedilizia, invece, s’è messo il punto a una norma che avrebbe appesantito ulteriormente la tassazione sulla casa e danneggiato la locazione turistica, che spesso aiuta i proprietari a pagare le tasse sulla casa.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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