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Bankitalia: "Alti rischi per stabilità finanziaria"
di Redazione

Il rapporto: “Nell’eurozona tensioni contenute per politica monetaria”

Tags: Bankitalia, Economia



ROMA - La ripresa economica in Italia è in corso e seppur debole favorisce il riequilibrio dei bilanci della banche. Lo ricorda Bankitalia nel “Rapporto sulla stabilità finanziaria”. è proseguito nel corso di quest’anno il miglioramento della qualità del credito e diminuiscono flussi e consistenze dei crediti deteriorati, nel terzo trimestre “i flussi sono scesi al 2,6% dei crediti totali rispetto al 3,3% di fine 2015, le consistenze nette sono calate al 10,4% dal 10,9% di fine 2015”, si legge nel rapporto.
 
Dalla fine del 2015 il tasso di copertura sui crediti deteriorati è aumentato di un punto percentuale al 46,4%, “valore leggermente superiore a quello medio delle principali banche della Ue”, sottolinea Palazzo Koch. Nel primo semestre di quest’anno è “lievemente migliorato il grado di patrimonializzazione del sistema bancario italiano. Alla fine di giugno il Common equity tier1 (il capitale di maggiore qualità, ndr) era pari, in media, al 12,4% delle attività ponderate per il rischio, dieci punti base in più rispetto al valore osservato alle fine del 2015”, spiega Bankitalia. “Il leverage ratio, che indica l’adeguatezza del capitale rispetto a una misura delle attività non ponderate per il rischio è pari mediamente al 5,1% per i primi cinque gruppi bancari, al di sopra del livello minimo (3%) e sia a quello medio per un campione di 39 grandi banche europee (4,7%)”.

I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dal quadro macroecomico globale restano elevati. “Al rafforzamento della crescita attesa nelle economie emergenti - spiega il rapporto - si contrappone il persistere dell’incertezza sulle prospettive dei paesi avanzati. Nell’area euro le aspettative di inflazione sono basse per tutto il 2017”. Nell’eurozona, infatti, le tensioni sono contenute dalla politica monetaria della Bce, osserva Palazzo Koch. Poi c’è il capitolo del dopo elezioni negli Usa che ha determinato un aumento dei rendimenti in tutte le economie avanzate, tra cui anche l’aumento dello spread sui titoli pubblici italiani. In questi giorni lo spread Btp-Bund è salito oltre 180 punti, ma i differenziali si sono ampliati, rispetto ai tassi sul debito pubblico tedesco, anche per altri paesi della cosiddetta periferia dell’euro, quali Spagna e Portogallo.

Per le banche italiane, e non solo, la redditività resta un “hot issue”. “Nella prima metà del 2106 il rendimento annualizzato del capitale e delle riserve (Roe) delle banche e dei gruppi bancari italiani si è dimezzato al 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2015” scrive Bankitalia. Nei fatti il Roe resta ampiamente sotto il costo dell’equity, cioè sotto il rendimento atteso dagli investitori. Hanno pesato anche oneri straordinari come i costi relativi ai piani di incentivazione per gli esodi di personale e i versamenti al fondo di risoluzione per le crisi bancarie. Poi fattori legati all’andamento dei tassi d’interesse, il cui basso livello impatta negativamente sul margine di interesse. Infine l’andamento negativo dei mercati ha determinato un calo dei ricavi pari all’11,5%. “Le banche - si legge - rimangono esposte agli shock di origine interna ed internazionali, che possono riflettersi sui mercati dei capitali e sulla crescita economica”.

Altro elemento di incertezza arriva dalle iniziative “regolamentari in corso di completamento a livello internazionale; nell’attuarle è importante che si tenga conto, oltre che dei benefici attesi, dei costi di breve periodo”.

Bankitalia scrive che “la redditività delle imprese è in aumento. Il margine operativo lordo è cresciuto del 5% nei dodici mesi terminati a giugno 2016”. Prosegue anche il riequilibrio della struttura finanziaria delle imprese, mentre i debiti finanziari, sempre a giugno 2016, erano pari al 77% del Pil, “oltre sei punti in meno rispetto al 2012”. Inoltre un’ampia fascia di imprese ha aumentato il patrimonio grazie agli incentivi fiscali legati all’introduzione dell’Ace che prevede la deducibilità economica del rendimento figurativo degli apporti di capitale proprio e degli utili reinvestiti all’interno dell’economia. e famiglie restano una delle certezze economiche dello Stivale.

Sempre nel rapporto si legge che il debito delle famiglie, seppure in aumento, resta molto contenuto. Tra prestiti per l’acquisto della casa, credito al consumo e altri debiti, lo stock di debito è pari a circa il 60% del reddito disponibile lordo, ben inferiore al livello medio dell’eurozona che viaggia sopra il 90%. Nel primo semestre del 2016 il reddito disponibile delle famiglie italiane è aumentato del 2,6%, mentre la ricchezza, a causa dell’andamento negativo dei mercati finanziari, ha registrato una contrazione pari al 2,8%. Si è inoltre rafforzata la capacità di ripagare i debiti, il tasso di deterioramento dei prestiti alle famiglie è tornato all’1,7% sui livelli precedenti la crisi finanziaria.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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