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Se vince il No lacrime di coccodrillo
di Carlo Alberto Tregua

Come Brexit e Trump

Tags: Referendum, Matteo Renzi, Brexit, Donald Trump



Lacrime amare dei britannici perché il 52% dei votanti (badi, non di tutti gli elettori) ha detto che il Regno Unito doveva uscire dall’Euro. Gli scozzesi si sono ribellati avendo votato per due terzi contro l’uscita. Ma, anche quelli che hanno messo No nell’urna, stanno piangendo lacrime di coccodrillo perché si accorgono dei riflessi nella finanza, nell’occupazione, nella produzione di ricchezza e nella tenuta della Sterlina.
Ma tutti i sondaggisti avevano scritto da mesi che avrebbe vinto il Sì: o sono stati incompetenti o non hanno saputo decifrare il sentimento popolare della maggioranza silenziosa, la quale, poi, fa pendere il piatto della bilancia da un lato o dall’altro.
Stesse lacrime di coccodrillo stanno piangendo l’establishment statunitense, le categorie organizzate, il Partito democratico, i politicanti dei diversi Stati ed altri, per la cocente delusione che la maggioranza dei votanti (anche in questo caso non di tutti gli elettori) ha dato loro. I sondaggisti hanno preso un’altra cantonata, come i grandi quotidiani federali: tutti convinti che Hillary Rodham, avrebbe vinto facilmente. 
 
Nel nostro Paese, ad appena 12 giorni dalla fatidica data del Referendum confermativo della Riforma costituzionale, tutti sono convinti che vincerà il No, cioè la negazione di un ammodernamento del Paese con la grande soddisfazione per noi cittadini comuni di dare finalmente una pedata nel sedere a 315 senatori, perché i cento restanti non peseranno sulle casse del Senato, essendo pagati dagli enti regionali e locali di provenienza.
È vero, Matteo Renzi, un giovane simpatico e capace, è diventato antipatico a tanta gente che voterà No per fargli un dispetto, non perché è contraria alla Riforma costituzionale.
È il solito comportamento umorale di tanti cittadini che, anziché usare la testa e analizzare razionalmente che cosa c’è di buono (o di cattivo) nella Riforma portata al voto popolare, si abbandona a ripicche e ritorsioni prive di fondamento, portando cavilli ed argomenti che non c’entrano nulla con la Riforma stessa ed omettendo di capire profondamente i benefici della modifica dei 47 articoli della Costituzione.
Un comportamento umanamente comprensibile, ma che non rispetta la regola di valutare l’interesse generale con la testa e non con la pancia.
 
I numerosi dibattiti radiotelevisivi che stanno occupando tutte le reti pubbliche e private, le interviste e gli articoli, che si susseguono in modo eccessivo in quotidiani e periodici, dovrebbero servire alla valutazione oggettiva del disegno di legge approvato sei volte dalle Camere; ma chi rema contro cerca di virare l’attenzione su altre questioni e sull’antipatia del decisionista, Primo ministro.
In una Italia connotata da continui compromessi, immersa in un putrido stagno maleodorante da trent’anni, ove la corruzione è dilagata ogni giorno di più perché non vi sono stati valori come Merito e Responsabilità, cui dovrebbero fare riferimento politica e burocrazia, l’occasione di votare Sì a questa Riforma è ghiotta e gli italiani non se la devono fare sfuggire se sono persone che usano la testa e non le parti basse del proprio corpo.
Non sappiamo quale sarà il responso del popolo italiano dopo la chiusura delle urne, alle 23 di domenica 4 dicembre. Sappiamo che qualunque esso sia, bisognerà accettarlo con serenità, perché la volontà popolare ha sempre l’ultima parola, legittimamente, in qualunque vicenda.  

Se vince il Sì i mercati internazionali si tranquillizzeranno, l’economia continuerà ad espandersi e con essa l’occupazione, il piano delle infrastrutture, compreso il Ponte sullo Stretto, potrà essere reso esecutivo, la riforma Madia sulla Pa andrà avanti (ci auguriamo con maggiore rigore), e così via.
Se vincerà il No non ci saranno scenari apocalittici, bensì un periodo che durerà più di un anno, nel quale servirà un chiarimento fra Istituzioni oltre che una nuova legge elettorale, perché, con ogni probabilità, si svolgeranno le elezioni nella prossima primavera.
Sarà necessario un chiarimento, in quanto tutti gli oppositori attuali di Matteo Renzi, compresa la minoranza Dem, saranno messi con le spalle al muro, perché dovrebbero creare una alternativa all’attuale blocco del Partito democratico: non vediamo come Salvini e Grillo possano stare insieme in un futuro governo!

Articolo pubblicato il 22 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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