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Dall'Ue un duro colpo alla pesca italiana
di Redazione

Quote cattura del pesce spada nel Mediterraneo: comparto ittico in ginocchio

Tags: Pesca, Ue, Mediterraneo



Il 21 Novembre si celebrava la Giornata Mondiale della Pesca. Ma quale Pesca? Il frutto del pesco?
Intanto, noi dell’Unci Agroalimentare, vogliamo sottolineare che stando a quanto sta accadendo alle nostre marinerie in questi mesi, è a dir poco allarmante, oseremmo dire la fine della pesca ittica.

Dobbiamo registrare che gli accadimenti e le perplessità sollevate dal mondo scientifico ci preoccupano non poco. I nostri pescatori tra non molto celebreranno la Giornata della Memoria e del Ricordo della storia dei pescatori del Mediterraneo, insieme con la loro cultura e le loro tradizioni.

La Commissione europea, così preoccupata del futuro dei pescatori, in queste ore ha assestato con chirurgica maestria il colpo fatale, quello che colpisce al cuore “Il piano delle catture del Pesce Spada nel Mediterraneo”, questa volta non hanno usato o abusato del termine “Ricostituzione”.

Tale piano era stato proposto all’Iccat dall’Unione europea. Infatti, la Commissione europea, nonostante le riserve dei due principali Paesi interessati, ovvero l’Italia e la Spagna, ha fatto propria la determinazione di un Piano di recupero con una quota annuale complessiva di catture consentite (Tac) che sarà limitata a 10.500 tonnellate nel 2017, per poi essere ridotta del 15% nei cinque anni successivi (2018-2022), al ritmo del 3% all’anno. Quasi a sfegio dei prevedibili effetti negativi sull’economia ittica dei due Paesi in questione.

Dove vanno i marinai, cantava il grande ed unico Lucio Dalla. Noi oggi constatiamo che i tanti pescatori del Mediterranei che erano in questo comparto andranno certamente a fare i disoccupati.

Questo Piano prende corpo dalle tante pressioni da parte delle Ong e degli ambientalisti: la Commissione internazionale per la conservazione del tonno atlantico (Iccat) è riuscita a raggiungere un accordo fra i suoi 51 Paesi membri a Vilamoura (Portogallo) ed ha colpito ancora in modo incisivo la micro economia d’impresa, operando la scelta per la riduzione delle catture del Pesce Spada.

Il nostro Paese e la politica italiana avevano provato ad opporsi, ma si è infranto il sogno, tutto italiano, di ottenere una “compensazione”, con la possibilità di aumentare le proprie quote di pesca del Tonno rosso, già sottoposto a un Piano di recupero e riduzione delle catture.

Sono ancora ignote le chiavi di ripartizioni fra gli Stati membri della riduzione della Tac dell’Ue.
Le quote individuali per i Paesi membri verranno decise solo all’inizio del 2017.
Oltre al danno. la beffa: quello che il Commissario alla Pesca, Karmenu Vella, adduce come “un’àncora di salvezza che l’Unione europea ha contribuito a gettare” solo che ha colpito ancora una volta  i Pescatori. Questa àncora che è stata gettata avrà inizio nel 2017 e si applicherà per i prossimi quindici anni.

Dunque per i prossimi quindici anni il 21 Novembre si Celebrerà la Giornata Mondiale del Ricordo e della Disperazione della Pesca!
Ma poiché non tutti i mali vengono da soli, continua la giusta protesta contro la aberrante applicazione della Tabella delle Sanzioni prevista dalla legge 154/2016. Infatti, un chilogrammo di  merluzzo sotto taglia costa all’incirca €.1.000,00 di sanzione. La taglia minima prevista per tale specie è di 20 cm quindi prenderne più di tre kg comporta la sanzione di  €.1.000,00. In caso di recidiva si triplica ed in più vi sono cinque punti sulla patente del comandante e altrettanti su Armatore e licenza di pesca.

Non sta a noi giudicare se tale sanzione è equa e scoraggiante per la pesca illegale , ma per  chi pesca in maniera onesta e legale lasciamo un pensiero: “Ai posteri l’ardua sentenza”. 

Il comparto della Pesca è in ginocchio, in balìa delle onde come barca senza nocchiero. Il nostro mercato è sempre più invaso da prodotto estero, assistiamo ad una svalutazione dei prodotti  tipici locali, e viviamo all’interno di una Europa sempre più lontana dalle esigenze pei pescatori mediterranei e sempre più vicina al nord Europa. 

C’è chi racconta la favola bella del pesce sostenibile, che vuol significare che il pescatore deve catturare di meno  e vendere ad un prezzo più equo solidale ma la sostenibilità della pesca non è data dall’etichettatura del pescato né significa che il “pescatore è il colpevole”. La sostenibilità è salubrità del mare, è vietare lo sfruttamento sottomarino per l’estrazione del  gas e di  quant’altro accade nel sottosuolo marino. Sostenibilità significa evitare le Zee che vedono parte del mare sottratto alla pesca per essere destinato altre opere di sfruttamento. Significa evitare anche le microplastiche, combattere l’inquinamento, il riscaldamento globale del mar Mediterraneo e l’ingresso di altre specie considerate aliene , che stanno sul banco degli imputati, non di certo il pescatore.

Nono possiamo credere che in Italia,  dove il consumo del pesce pro capite è di circa 25Kg/anno e dei quali sei vengono dalla produzione di pescato locale, possano essere l’origine del disastro e della distruzione di flora e fauna ittica tanto da allarmare la Commissione europea con la conseguenza della chiusura di aree di pesca, e dell’avvio di piani di ricostituzione di
specie ittiche, senza che neanche per un secondo si pensi alle tante famiglie di pescatori che vanno a finire a fare i disoccupati.
Allarme che si registra anche nel Decreto delle cosiddette Demolizioni o Arresto definitivo. Mai avremmo voluto  che finisse cosi la pesca italiana, Bandita e beffata, messa all’asta di un mestiere nobile ed antico che nasce con l’uomo e lo accompagna lungo la sua vita da pescatore rurale a pescatore professionista.

Anni di sacrifici buttati via come un ricordo lontano e senza certezza di futuro per le nuove generazioni.
Chi attraverso il Feamp voleva cercare un’occasione di ricambio generazionale nella pesca, ha trovato il bivio della svolta e questa è una delle pagine più tristi della pesca italiana.

Articolo pubblicato il 23 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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