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Quotidiano di Sicilia

Cancro, ogni anno 33 mila siciliani costretti ai viaggi della speranza
di Adriano Agatino Zuccaro

Secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), la Sicilia è tra le regioni più coinvolte dal fenomeno che in tutto il Paese riguarda 800 mila persone

Tags: Sanità, Cancro, Sicilia, Aiom



ROMA - Ogni anno 33 mila siciliani colpiti dal cancro sono costretti a cambiare regione per curarsi; si va a Nord, in particolare a Milano. In Campania la “migrazione” coinvolge ogni anno 55mila persone, 52mila partono dalla Calabria, dall’Abruzzo 12 mila e dalla Sardegna 10 mila.

La Sicilia dunque, è tra le regioni più coinvolte dal fenomeno che complessivamente in Italia annualmente riguarda 800 mila persone. Lo afferma, attraverso un comunicato, l’Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) che definisce “preoccupante” la situazione del Sud “con gravi conseguenze sulle risorse e sulla fiducia dei cittadini”.

Molto critica la situazione calabrese, da qui migra per operarsi il 62% dei pazienti con cancro del polmone e il 42% dei cittadini con cancro del seno. Complessivamente, considerando la chirurgia per le neoplasie più importanti (polmone, seno, colon retto, prostata, vescica e tumori ginecologici), la migrazione sanitaria in Calabria raggiunge il 37%, con 1.999 ospedalizzazioni nel 2012 fuori dai confini locali.

A queste si aggiungono 1.941 ricoveri per chemioterapia extra Regione che rappresenta il 10% circa dei trattamenti medici. In Calabria nel 2016 sono stimati 10.400 nuovi casi di tumore. Le migrazioni conducono i pazienti verso le strutture della Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna ma anche verso territori vicini, come Basilicata, Puglia e la nostra Isola. Un Decreto del Commissario ad acta alla sanità della Calabria (DCA n.10 del 2 aprile 2015) ha previsto l’istituzione della Rete oncologica regionale, evidenziando alcune misure urgenti. Secondo l’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro), ogni giorno in Italia si scoprono quasi 1.000 nuovi casi di cancro. Si stima che nel nostro Paese vi siano nel corso dell’anno circa 363.000 nuove diagnosi di tumore (esclusi i tumori della pelle, per i quali è prevista una classificazione a parte a causa della difficoltà di distinguere appieno le forme più o meno aggressive), circa 194.400 (54%) fra gli uomini e circa 168.900 (46%) fra le donne. Lo affermano i dati dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum) relativi al 2015.

Negli ultimi anni, scrive l’Airc,  sono complessivamente migliorate le percentuali di guarigione: il 63% delle donne e il 57% degli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Merito soprattutto della maggiore adesione alle campagne di screening, che consentono di individuare la malattia in uno stadio iniziale, e della maggiore efficacia delle terapie. Molti tumori potrebbero, infatti, essere prevenuti o diagnosticati in tempo se tutti adottassero stili di vita corretti e aderissero ai protocolli di screening e diagnosi precoce.

Nel corso della vita circa un uomo su 2 e una donna su 3 si ammalerà di tumore, si legge sul sito Airc. Considerando l’intera popolazione, escludendo i carcinomi della cute, il tumore in assoluto più frequente è quello della mammella (14%), seguito dal tumore del colon retto (13%), della prostata (11% solo nel sesso maschile) e del polmone (11%). I decessi dovuti a tumori maligni sono stati, secondo l’Istat, quasi 177.000 nell’anno 2012 (99.000 fra gli uomini e 77.000 fra le donne). La frequenza dei decessi causati dai tumori è in media ogni anno di circa 3,5 decessi ogni 1000 residenti uomini e circa 2,5 ogni 1000 donne. La mortalità per tumore è in riduzione in entrambi i sessi, ma l’invecchiamento della popolazione nasconde l’entità di questo fenomeno. Anche i bambini e i ragazzi tra 0 e 19 anni che muoiono di tumore sono sempre meno: i decessi sono circa un terzo di quelli registrati nei primi anni Settanta.

Articolo pubblicato il 24 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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