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Quotidiano di Sicilia

Servizi idrici, reti fognarie, rifiuti l'"insostenibile" gestione in Sicilia
di Rosario Battiato

L’Istat certifica il fallimento di diverse città: a Palermo e Catania metà dei residenti scollegati dai depuratori. Consolazione: Comune di Enna primo per l’uso di lampadine a led, segue Trapani

Tags: Istat, Depuratori, Rifiuti, Sicilia



PALERMO – Non tutte le città sono intelligenti e le siciliane, dati alla mano, devono ancora migliorare in molti settori per raggiungere la qualità delle colleghe settentrionali. Lo rivela l’Istat che, nei giorni scorsi, ha pubblicato un report per “descrivere l’orientamento delle amministrazioni cittadine alla gestione sostenibile e alla smartness”. In tal senso sono stati esaminati i principali indicatori urbani e il bilancio finale per i comuni capoluogo dell’isola presenta soltanto qualche luce tra molte ombre.

Il settore idrico, così come abbiamo scritto nella nostra inchiesta “Reti idriche, l’acqua si perde per strada” dello scorso 16 novembre, è quello in cui l’Istituto di statistica riscontra “le maggiori carenze programmatorie e gestionali in ambito urbano”.

Nei 116 comuni capoluogo operanti si trovano 100 gestori diversi e soltanto in quattro regioni (Emilia-Romagna, Puglia, Basilicata e Sardegna), e in alcune città del Piemonte, della Toscana e delle Marche, si trovano gestori che servono più capoluoghi. Catania e Palermo si segnalano perché all’interno dello stesso territorio operano più gestori (6 nel centro etneo e 3 nel capoluogo regionale). Soggetti a parte, il sistema non funziona. Carenze di investimenti non hanno certo risolto il problema delle perdite di rete che superano il 20% in tutti i grandi comuni (ad eccezione di Milano) e, in generale, in circa 4 comuni su 5, ma i risultati peggiori si registrano proprio tra Catania, Messina e Palermo dove si disperde più della metà dell’acqua immessa.

Ben nota la situazione delle reti fognarie: l’88,9% dei residenti a livello nazionale è collegato a impianti di depurazione delle acque reflue urbane, ma le situazioni più critiche si registrano proprio in Sicilia dove a Catania e Palermo “meno della metà dei residenti – si legge nel report – è collegata a impianti di depurazione delle acque reflue urbane”.

Discrete le prestazioni relative al risparmio energetico. Per l’uso di lampade a led (medio di 127 punti luce su mille), la prima d’Italia è Enna (totalità dell’illuminazione pubblica) seguita da Trapani (960 per mille), mentre tra i grandi comuni spicca la prestazione di Catania (831) che si piazza davanti a tutti. Sempre nel settore del risparmio e della riqualificazione energetica, merita una particolare attenzione l’adesione al “Patto dei Sindaci”, l’iniziativa della Commissione europea, che ha visto la partecipazione di 95 comuni capoluogo. Tra questi ben 76 hanno redatto e approvato un Piano di azione per l’energia sostenibile, operazione compiute anche dalle tre città metropolitane dell’Isola. Una segnalazione particolare meritano Catania e Messina perché rientrano nel gruppo di città che, considerando il tasso di riduzione atteso e l’intervallo tra l’anno-base e il 2020, “si sono poste gli obiettivi più ambiziosi (oltre il 2,5% di riduzione media annua delle emissioni)”.

La riqualificazione energetica procede a tappe forzate. Soltanto Messina vanta la certificazione dei suoi edifici comunali (tutti in ultima classe, peraltro), mentre appena migliore risulta la situazione relativa agli edifici pubblici interessati da interventi di riqualificazione tra il 2012 e il 2015 che sono stati 33 in totale, distribuiti tra Catania (9), Enna (7) e Messina (17).

Il bilancio sociale, uno strumento che consente alle amministrazioni di operare in termini di trasparenza, equità e sostenibilità, è presente in 41 città a livello italiano, tra cui anche Palermo e Catania. Non ci sono, invece, buone notizie sul fronte degli strumenti di gestione del traffico urbano e sui rifiuti.

Articolo pubblicato il 25 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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