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Scelta del cognome per i figli. Senza legge, si rischia il caos
di Valeria Arena

Non ancora pubblicata la sentenza che ha dichiarato illegittima l’automatica attribuzione del patronimico

Tags: Monica Cirinnà, Cognome, Mamma



PALERMO – Poche settimane fa la Consulta ha accolto la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Genova sul cognome del figlio dichiarando l’illegittimità della norma che prevede l’automatica attribuzione del cognome paterno al bambino o bambina, in presenza di una diversa volontà dei genitori.

La questione, infatti, non è ancora regolamentata da una legge dal momento che la norma che sancisce la possibilità per i figli di avere entrambi i cognomi, approvata alla Camera nel 2014, è sepolta da due anni in Senato.

Gli effetti, quindi, sono di doppia natura: da una parte quelle relative al diritto, che adesso è chiamato a regolamentare questioni rimaste irrisolte, e dall’altra conseguenze di carattere pratico ed esecutivo che invece hanno a che fare direttamente con gli uffici anagrafe dei Comuni.



Agatino Cariola, ordinario di Costituzionale: “Volontà genitori diversa dall’eguaglianza”
 
Abbiamo chiesto al professore Agatino Cariola, docente di diritto costituzionale al dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Catania, di commentare la decisione della Consulta e tracciare un bilancio dell’attuale situazione, con uno sguardo al futuro.

Ancora una volta la Consulta ha anticipato il legislatore su un’altra questione di importanza sociale. A oggi, quindi, esiste un vuoto normativo. Che ne pensa della sentenza?
“Si tratta di una decisione annunciata - come si usa dire spesso - anzi arrivata piuttosto tardi. Sulla scelta del cognome da dare al figlio convergono diversi principi, da quello di unità della famiglia, che è pure sancito in Costituzione, a quello di uguaglianza tra i coniugi o, in generale, tra i partner. La donna ha pure il diritto di trasmettere ai figli il proprio cognome, e la sentenza arriva probabilmente sull’onda del principio di eguaglianza tra uomini e donne. Non si conosce ancora il testo della sentenza, ma la Corte sembra per ora valorizzare la volontà dei genitori, che è cosa diversa dalla mera eguaglianza tra i generi, perché fa perno sulla scelta di coppia. Trovo però che essa è la constatazione dell’insuccesso dell’eguaglianza. So di essere paradossale, ma faccio notare che anche l’attribuzione a tutti del cognome del padre realizzava una forma di eguaglianza, sia pure al ribasso. La nostra dovrebbe essere una società che ripudia l’appartenenza familiare come strumento di legittimazione: si è uguali a prescindere dal sesso, dalla religione, dalla lingua, ma anche dall’appartenenza familiare. Fare attenzione al problema della trasmissione del cognome significa far rientrare la considerazione della struttura familiare: si è importanti in quanto si porta il cognome di una famiglia. Un prezzo da pagare per raggiungere l’eguaglianza tra uomini e donne? Non lo so: la trasmissione del cognome mi sembra un obiettivo demodé”.

Quali potrebbero essere le conseguenze?
“Insistere sulla ‘volontà dei genitori’ mi induce ad un’altra considerazione, e cioè che si passa ad un modello in cui ci si sceglie l’identità. Ciò mi sembra un problema al tempo stesso critico e affascinante: chi sceglie? La famiglia ovvero la coppia dei genitori? L’individuo da solo? Può ognuno di noi costruirsi la sua identità? E fare come Mattia Pascal che ha voluto annullare la sua vita precedente e ricostruirsene una nuova? Eppure, abbiamo insistito tanto sul diritto a conoscere il nostro patrimonio genetico e lo qualifichiamo addirittura come diritto fondamentale. Come conciliare il diritto a scegliere la propria identità con la ‘storia’ che ognuno si porta dietro? In ogni società l’uguaglianza si unisce alla solidarietà: il diritto a costruirsi la propria identità finisce per incidere sulla solidarietà?”.
 

 
Giulio Incardona, Servizio Anagrafe Palermo: “Serve una direttiva per evitare difformità”
 
Più pragmatici sono i problemi degli uffici anagrafe o di stato civile, per i quali, la situazione potrebbe cambiare nell’immediato futuro. Anche in questo caso, abbiamo chiesto a Giulio Incardona, funzionario amministrativo del Servizio anagrafe e stato civile del Comune di Palermo, di tracciare un quadro della situazione, all’indomani della sentenza della Consulta.
Ci saranno dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro? Le madri potranno sostituire i padri? Sarà possibile cambiare cognome, soprattutto per i nati dopo la sentenza, con più facilità?
“è prematuro ipotizzare, allo stato, futuri cambiamenti nell’attribuzione del cognome ai neonati, e quindi del modus operandi degli operatori, in quanto risulta necessario conoscere le motivazioni e le argomentazioni espresse dalla Corte. Bisogna utilizzare molta cautela rispetto all’applicazione di un diverso comportamento dell’ufficiale di stato civile, in quanto la sentenza potrebbe riguardare un solo caso specifico quello di un nato in Italia da genitori di cui uno di cittadinanza straniera che trasmette la propria cittadinanza al figlio e incidere, quindi, soltanto in casi analoghi. Fra l’altro, ritengo che, trattandosi di un argomento che ha delle notevoli refluenze sull’intero assetto familiare e sociale con variegate problematiche connesse, si auspica un celere intervento legislativo rimettendo al Parlamento l’onere di emanare una nuova disciplina relativa all’attribuzione del cognome”.

Quindi, non siete in grado di prevedere possibili cambiamenti nel vostro operato?
“A norma dell’art. 136 della Costituzione ‘quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione’. Pertanto, ad oggi la sentenza, qualunque sia il suo contenuto, non potrebbe essere applicata se non dal giorno successivo alla sua pubblicazione. Bisognerà aspettare la pubblicazione della sentenza per avere maggiore contezza, auspicando un successivo intervento legislativo o l’emanazione di opportune direttive ministeriali, per evitare comportamenti difformi o ‘procedure creative’ da parte dei singoli Ufficiali di stato civile chiamati a redigere gli atti di nascita”-

Articolo pubblicato il 30 novembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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