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Gianni Silvia: "Formazione da adeguare alle regole dettate dall'Ue"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Gianni Silvia, dirigente generale Dipartimento regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale

Tags: Gianni Silvia, Formazione



Come siete intervenuti sulla formazione professionale in Sicilia?
“È avvenuto un adeguamento a ciò che le regole comunitarie e il contesto tecnico-scientifico imponevano. Il dibattito sul sistema della formazione è andato ben oltre il rapporto tra il mondo del lavoro e la formazione. Questo rapporto è limitativo secondo i parametri europei e l’Unione europea ha chiesto ben altro. Occorre partire dal concetto di formazione permanente, che impone alle società di mettere i cittadini in condizione di formarsi per tutta la loro vita. Abbiamo accelerato le condizioni legislative e regolamentari per consentire al sistema della formazione pubblica e privata di investire risorse nelle diverse attività, legittimandolo giuridicamente. Così, il certificato rilasciato dalla Regione, oggi, vale sia in Italia sia in Europa. Con il decreto della Presidenza della Regione, è stato approvato, con la forma del regolamento, l’accreditamento che ha disciplinato il sistema della formazione, offrendo certezze al cittadino. Rispettando i parametri formulati, si determina una terzietà che dà una garanzia a tutti i soggetti e la Pubblica amministrazione deve rispettarla. Questo sistema ha portato i corsi siciliani a essere riconosciuti nel contesto nazionale. Oggi, quindi, abbiamo regole e misure standard di certificazione che sono sicure. L’approvazione del sistema di certificazione regionale dovrebbe avvenire nella prossima legge collegata all’assestamento del bilancio. È stato inserito, inoltre, il repertorio delle professioni, che è la premessa per avviare il sistema delle certificazioni delle competenze una sfida per il sistema della formazione italiana ed europea. Si permette al cittadino di poter valorizzare le proprie competenze acquisite. Con questa impostazione, i sistemi formativi regionali devono consentire al cittadino di poter rendere monetizzabili anche le competenze informali sviluppate. Attraverso procedure standard, si accertano l’abilità dimostrata dal cittadino e la certifica ufficialmente. In questi anni ci siamo confrontati con le questioni pregresse, ma c’era la necessità di proiettarci in una dimensione nuova, richiesta dallo Stato e dall’Ue. Altrimenti, saremmo caduti in un’autoreferenzialità fine a se stessa e l’Ue non ci avrebbe dato i fondi. In pratica, l’Ue ci chiede di formarci costantemente anche su aspetti che non rientrano con gli studi intrapresi e che possano essere tradotti in attività lavorative”.

Gli enti di formazione hanno accettato questa nuova realtà?
“Il sistema della formazione si sta muovendo in quest’ottica e la maggior parte degli enti si sta confrontando con questa nuova realtà. La fase dell’accreditamento non è ancora terminata e, rispetto al passato, sono accreditati gli enti stessi e non le sedi. L’accreditamento è un processo che riguarda la natura sociale dell’ente, il luogo fisico dove risiede. Fino al 7 novembre di quest’anno, hanno fatto domanda 550 enti di cui sono stati accreditati 36 per attività finanziata, 167 per accreditamento standard e 22 per attività autofinanziata non dipendente da fondi pubblici, mentre il restante è sotto esame. Poi, abbiamo siglato un protocollo d’intesa con l’Assessorato regionale alle Infrastrutture, perché non abbiamo risorse interne per esaminare gli aspetti strutturali. Abbiamo quindi già un pool di ingegneri ed architetti per svolgere questi compiti”.

Com’è cambiato l’Avviso 8?
“Esiste un decreto assessoriale come riferimento, dove sono previste figure standardizzate che hanno un valore riconosciuto a livello nazionale. Il Governo ha, poi, individuato delle priorità, su cui gli enti devono sviluppare le loro capacità progettuali, tenendo conto dei parametri emessi. Si tratta di un avviso autogenerante, dove si seguono le indicazioni per ottenere il punteggio e ogni Organismo si misura con la propria progettualità e questa viene valutata sulla base di quanto dichiarato. è impossibile pertanto interferire secondo logiche diverse e ogni Ente è messo nelle condizioni di verificare il proprio punteggio e quello degli altri. Tutto secondo il rigoroso rispetto di legalità, imparzialità e trasparenza. Alcuni enti sono stati esclusi perché non hanno ottenuto il punteggio sufficiente. In realtà, spesso non hanno rispettato i parametri dello stage formativo e della territorialità delle aree interne. Sono enti che non hanno sufficienti rapporti con le aziende del territorio, non aiutano i corsisti e non ne favoriscono lo sviluppo, in particolare nelle aree marginali. Poi, per la prima volta, le graduatorie pubblicate presentano tutti i punti intermedi conseguiti e, per consentire in una logica di massima trasparenza, la verificabilità progettuale”.
 
Quanti sono i formatori oggi?
“I formatori sono circa ottomila iscritti all’albo, che comprende anche gli amministrativi. Gli enti non possono fare nuove assunzioni, se non quando siano necessarie delle professionalità per compensare carenze esistenti. Gli enti, comunque, devono rispettare il contratto collettivo e le dinamiche dell’albo dei formatori, altrimenti rischiano di perdere l’accreditamento. A ottobre è stato approvato dalla Giunta regionale il Piano sulla formazione che dà una prospettiva sul quadriennio di più di 800 mln di euro”.

Come affrontare il problema del numero elevato di formatori?
“Negli anni, il sistema della formazione in Sicilia si è ingrossato notevolmente, per cui prima occorre unire gli interventi strutturali del sistema. Poi, è necessario creare una fase in cui sia possibile portare soggetti qualificati in una situazione lavorativa diversa rispetto al mondo della formazione stessa, tenendo conto di alcuni parametri quali l’età e la qualificazione. Per 1.400 potrebbero esserci le misure di prepensionamento della finanziaria nazionale. Riducendo il bacino dei formatori, composto anche da personale molto qualificato, potremo creare un sistema sostenibile”.

Resta il problema delle figure professionali. Come vi state muovendo per adeguarle alle richieste delle aziende?
“C’è stato un incontro del Comitato, previsto dal Decreto assessoriale 2570/2016, dove si sono riuniti sindacati, associazioni datoriali e società civile per decidere sulle richieste. Una volta decisa la figura necessaria alle richieste lavorative, questa verrà inserita nelle figure da formare”. 
 
Come intervenite sull’edilizia scolastica?
“Il Dipartimento ha un Ufficio che si occupa di edilizia scolastica e universitaria e della gestione dell’anagrafe scolastica. Dal 2013 a oggi, il Dipartimento ha emanato avvisi pubblici per complessivi 500 mln di euro, provenienti da risorse finanziarie nazionali e comunitarie (Fesr). Sono stati finanziati 1.736 interventi, compresi quelli relativi alla messa in sicurezza e strutturali. Nel novembre 2014, è stata sottoscritta una convenzione con la Regione Toscana e la Provincia di Pisa per il riuso di un sistema informatico inerente l’Anagrafe dell’edilizia scolastica e procedere all’aggiornamento dei dati dell’anagrafe promossa in passato dal Miur. Attualmente si sta procedendo con l’aggiornamento con la collaborazione degli Enti locali interessati, (Comuni ed ex Province), sollecitati a verificare e attualizzare i dati precedentemente inseriti. Per citare qualche dato, su un totale di 4.265 edifici scolastici, 2.200 schede sono aggiornate (52%). Secondo quanto stabilito dalla Legge 107/2015 (Buona Scuola), si è provveduto a informare tutti i Comuni che ancora non hanno comunicato i dati richiesti, che senza il preventivo aggiornamento, non potranno più accedere ai finanziamenti anche per mettere in sicurezza le strutture scolastiche”.

Gli edifici mappati rispettano la normativa sismica?
“Per quanto riguarda i dati sulla sicurezza delle strutture scolastiche, allo stato attuale il 25% delle scuole è in regola con la normativa sismica, il 17% è stato sottoposto alle verifiche sismiche ai sensi della normativa in materia. Inoltre, il 41% degli edifici ha il certificato di collaudo statico mentre il 24% ha il certificato di agibilità e su questo occorre che gli Enti locali pongano un grande sforzo di progetto e di esecuzione”.

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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