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Un "SI" per innovare e guardare al futuro
di Carlo Alberto Tregua

L’Italia deve iniziare a correre

Tags: Referendum, Matteo Renzi, Costituzione



Siamo arrivati al redde rationem: fra quarantott’ore, alle ore 23 di domenica, gli exit poll cominceranno a darci indicazioni se gli italiani votanti, compresi quelli residenti all’estero, avranno deciso che la riforma vada fatta oppure vada rimandata nei gironi dell’inferno, gettando al vento oltre due anni di lavoro di Camera e Senato, sei approvazioni, migliaia di sedute e tante altre attività.
Non crediamo sia ragionevole vanificare questo immenso lavoro per riformare i Titoli IV e V della Costituzione, mentre resta inalterata la prima parte riguardante i diritti e i doveri dei cittadini. Anzi, queste parti non solo vanno riformate subito con il Ddl Costituzionale approvato in attesa di ratifica del Referendum del 4 dicembre, ma andrebbero adattate continuamente alle nuove condizioni socio-economiche e internazionali del nostro Paese.
Quelli che dicono che la nostra Costituzione è la più bella del mondo sparano stupidaggini, perché i padri costituenti - da Calamandrei a Terracini, da Sturzo a Di Vittorio, passando per lo stesso Togliatti - in quel documento, frutto di mille compromessi, trovarono un sacco di difetti, di imprecisioni, di lacune e anche di obbrobri.

La ragione è ovvia. Come ci ricorda il non dimenticato film con Jack Lemmon, A qualcuno piace caldo, nessuno è perfetto. Figuriamoci se persone di diversa estrazione sociale, di diverse culture, di diverse origini locali, infarcite di ideologie e populismi potevano fare una Costituzione perfetta.
Tolto questo tabù, bisogna ricordare come tutte le leggi, anche quelle più importanti, debbano essere continuamente adattate, perché hanno l’obiettivo di diffondere tra i cittadini equità e giustizia, diminuendo le differenze tra le classi sociali, distribuendo la ricchezza in maniera più giusta, estendendo la solidarietà ai cittadini meno abbienti e ai poveri, ma colpendo allo stesso tempo i bamboccioni, i fannulloni e i corrotti.
Questo è il compito dei principi costituzionali della Carta, per cui quando ci si accorge che essi non sono più attuali, vanno cambiati con rapidità e non con la lentezza caratteristica delle nostre istituzioni.
 
La modifica del Titolo V della Costituzione, portata avanti da Bassanini, ha introdotto un principio deleterio: la cosiddetta legislazione concorrente fra Stato e Regioni, che ha creato il blocco di tantissime attività economiche e fatto aumentare la disoccupazione conseguente alla lentezza dei processi decisionali delle istituzioni.
Pensate che per approvare il valico autostradale Firenze-Bologna ci sono voluti ben otto anni: un’enormità. Questa lentezza è stata anche il fallimento della famosa Legge Obiettivo (443/2001) approvata dal Governo Berlusconi e che aveva per oggetto la costruzione di ottanta opere pubbliche primarie. Non se n’è conclusa quasi nessuna a distanza di 15 anni.
Un Paese moderno deve decidere bene ma anche in fretta, perché tutte le lentezze non lo rendono competitivo a livello internazionale, in quanto le altre Nazioni si modernizzano rapidamente e corrono con risultati migliori di quelli nostri.

Per esempio, gli Stati Uniti continuano ad avere una crescita del Pil di quasi il 3% l’anno con una disoccupazione fisiologica inferiore al 5%. Lo stesso dicasi della Germania, che ha un surplus enorme di oltre 300 miliardi di euro.
Occorre gettare lo sguardo sullo scenario mondiale per andare a votare sul Referendum, in quanto il risultato, positivo o negativo, influenzerà il prossimo ventennio, che non appartiene a noi ma ai nostri figli.
Nella pagina interna, illustriamo col massimo dell’obiettività le ragioni del “Si” e le valutazioni su quelle del “NO”, cercando di restare con i piedi per terra e sapendo che il meglio è nemico del buono, perché siamo consapevoli che la riforma sottoposta al giudizio dei cittadini poteva essere migliore, poteva non contenere errori, doveva rappresentare con maggiore chiarezza tanti aspetti, insomma essa ha tanti difetti. Ma ha un grande pregio su tutti: innova e manda a casa 215 inutili senatori.
Il responso del popolo andrà accettato, qualunque esso sarà, ma noi ci auguriamo che esso voterà guardando il futuro e non il passato.

Articolo pubblicato il 02 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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