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Effetto referendum: "Crocetta si dimetta"
di Raffaella Pessina

M5S: “Bocciatura dell’Esecutivo siciliano, principale sponsor di Renzi”. Il presidente: “ Voto strumentalizzato. La mia giunta pluralista”

Tags: Referendum, Rosario Crocetta, M5s



PALERMO - Riprendono questo pomeriggio i lavori dell’Assemblea regionale siciliana, con ben 13 punti all’ordine del giorno tra Ddl, interrogazioni e mozioni da discutere. Terminati tutti gli impegni politici della campagna referendaria, che hanno tenuto lontani da Sala D’Ercole i parlamentari regionali, si pensa che vi sarà una cospicua presenza in Aula per cercare di portare a casa qualche risultato in termini di approvazione di leggi, prima di entrare nella sessione dedicata alla finanziaria di fine anno.

La sconfitta della proposta di Renzi al referendum sulle modifiche costituzionali e le dimissioni del premier, hanno inevitabilmente scatenato forti reazioni anche in Sicilia. In merito all’esito del referendum Angelo Attaguile, segretario nazionale di ‘Noi con Salvini’ lo ha definito straordinario: “In Sicilia e a Catania le percentuali raggiunte dal No sono da record: 71,58% nella Sicilia di Crocetta e  71,41% nella Catania dei pezzi grossi del Pd rappresentano un risultato davvero straordinario. A differenza di Renzi e soci abbiamo puntato a informare i cittadini sulle insidie che nascondeva la riforma costituzionale, piuttosto che a condizionarli. E siamo soddisfatti della presa di coscienza di tanti cittadini liberi. A giorni festeggeremo questo risultato straordinario, con oltre un milione e mezzo di siciliani che ha votato no, con una festa a Palermo alla quale interverrà anche il nostro leader Matteo Salvini”.

Il Movimento cinquestelle all’Ars ha già chiesto le dimissioni del presidente: “Il risultato del referendum in Sicilia non è solo la bocciatura del governo Renzi, ma, soprattutto, del suo maggiore sponsor nell’Isola: il governo del Pd e di Rosario Crocetta. Adesso dimissioni e parola ai cittadini, c’è da rimettere una Sicilia al lavoro e non può farlo chi ha perso in maniera così sonora”.

Crocetta ha risposto subito che non intende seguire i consigli dei grillini: “Dimettermi? Chi lo chiede strumentalizza voto. Credo che in Italia se c’è qualcuno che non viene scalfito dall’esito del referendum sia proprio io. Io non ho mai attaccato il fronte del no, sono stato leale nei confronti del segretario del mio partito ma non penso di essere stato tra i falchi del Sì”.

E ha aggiunto: “Il mio governo è stato più pluralista rispetto ad altri, nella giunta regionale c’è un assessore che ha difeso il No al referendum e io l’ho tutelato e sostenuto. Nessuno mi può attribuire un comportamento fazioso”.

Sono in molti comunque a credere che cambieranno gli equilibri all’interno del Partito democratico siciliano, dopo le dimissioni di Renzi dalla carica di Premier, anche se rimarrà comunque a capo del suo partito. E potrebbe verificarsi la possibilità che l’anima opposta ai renziani chieda una maggiore presenza all’interno dell’esecutivo di Crocetta, dove attualmente sono tre gli assessori di area renziana: Alessandro Baccei all’Economia, Baldo Gucciardi alla Sanità e Vania Contraffatto all’Energia. Crocetta ha già informato che incontrerà il segretario regionale dem Fausto Raciti per discutere della questione.

La vittoria del No è stata considerata dal commissario straordinario di Forza Italia Gianfranco Miccichè un plebiscito, soprattutto a Castelmola, dove il no ha raggiunto il 90%. Alessandro Pagano, Lega dei Popoli-Salvini, ha voluto sottolineare che alle consultazioni di questo referendum vi è stata una affluenza “fra le più alte negli ultimi anni” ed ha ricordato come “Crocetta fu eletto con il voto di un siciliano su sei e che si è speso a favore del referendum, quindi dovrebbe prendere atto di questo giudizio netto e politico del popolo e rassegnare le dimissioni, così come da parte sua ha annunciato Renzi”.

Di risultato netto ed inequivocabile ha parlato il senatore Bruno Mancuso di Ap: “Non lascia spazi a letture diverse ma che genera riflessioni sul prossimo scenario politico interno e sul ruolo dell’Italia in Europa”. Il deputato di Forza Italia Basilio Catanoso rincara la dose: “La Sicilia e le nostre città hanno detto No alla pasticciata e raffazzonata presunta riforma referendaria ma, al contempo, hanno espresso un voto chiaro che boccia senza appello i governi di centrosinistra: quello nazionale di Renzi con le sue promesse non mantenute, e quello siciliano del Centrosinistra e di Crocetta disastroso nelle poche scelte fatte e nei molti momenti di assoluta incapacità decisionale, dalle evidenti contraddizioni di una accozzaglia (per dirla alla Renzi) di tante, scadenti individualità clientelari”.

Il leader del Centrodestra Nello Musumeci va oltre e parla già di elezioni a presidente della Regione: “Se la scelta sul candidato presidente dovesse cadere sul mio nome ne sarei lusingato, pronto a mettere a disposizione la mia credibilità la mia storia personale e la mia esperienza. Ma l’importante è decidere e decidere presto”. Resta su una posizione di equilibrio il Presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che invita i partiti a fare una seria riflessione dopo il risultato del referendum. Silenzio da parte del Pd, tranne che per le parole di Crocetta.

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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