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Quotidiano di Sicilia

Renzi ha perso, ma il 40% è con lui
di Carlo Alberto Tregua

Stesso risultato Europee 2014

Tags: Referendum, Matteo Renzi, Costituzione



Al tacchino non piace il Natale. Senatori, consiglieri regionali, la Cgil, un quinto dei democratici, il Movimento Cinquestelle, Lega, Forza Italia, Sinistra-sinistra, si sono riuniti in un No che ha sconfitto il progetto riformista di Renzi.
Tutti avevano da difendere l’esistente perché consente loro di continuare a lucrare sulle casse pubbliche, uniti dal comune interesse di evitare la fine dei privilegi.
La Riforma costituzionale si è rivelata per Renzi una missione impossibile, ed in questo suo tentativo vi è stata, da un canto, la voglia di fare di un quarantenne e, dall’altro, anche la sua inesperienza, non avendo studiato l’andreottismo: è meglio tirare a campare che tirare le cuoia.
Non si prevedeva che il No approdasse al sessanta percento, ma è ininfluente che abbia preso qualche punto in più rispetto ai sondaggi che negli ultimi quindici giorni non potevano essere pubblicati, ma di cui tutti erano a conoscenza.

Non l’ha ancora scritto o detto nessuno: in questa vicenda elettorale  del Renzi contro tutti, ovvero di tutti contro Renzi, vi è un dato che emerge nitidamente e cioè che il risultato è uguale a quello delle Europee del 2014. Allora Renzi ottenne un insperato 40,2%, oggi ha ottenuto il 40,2% dei voti.
L’accostamento non è casuale perché purtroppo gli elettori hanno votato pro o contro Renzi, non pro o contro la riforma costituzionale.
Quindi, il giovane toscano può contare nelle prossime elezioni politiche su un pacchetto di voti (quattro su dieci) che gli farebbero vincere le elezioni, accreditandolo definitivamente come leader e tacitando una volta per tutte le accuse che lui non sia passato attraverso il voto popolare.
Questa interpretazione dei fatti non sembri fantasiosa. Essa verrà verificata dai prossimi passaggi istituzionali che il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, venuto al nostro forum nel 1999 da vicepresidente del Consiglio, saprà gestire con la sua saggezza e lungimiranza come ha dimostrato nel corso della sua lunga carriera professionale e politica.
Quando scriviamo questa nota non sappiamo che cosa avrà deciso il Capo dello Stato, perciò possiamo azzardare che egli rinvii Renzi alle Camere per la verifica se il suo governo abbia ancora o meno la maggioranza parlamentare.
 
Tutti gli spezzoni di coloro che hanno affossato la Riforma costituzionale hanno ricordato, un giorno sì e l’altro pure, che la nostra è una Repubblica parlamentare, vale a dire che procede ad eleggere il governo in seconda istanza.
Quindi, il Presidente del Consiglio non è eletto dai cittadini in quanto si tratta di elezioni di secondo grado: stessa identica circostanza per l’elezione dei senatori prevista dalla Riforma ormai affossata.
Non vediamo, quindi, come tutti costoro possano contrastare il volere del Parlamento se non con i soliti argomenti che 130 deputati costituiscono il premio di maggioranza del Pd, cioè non sono stati eletti. Ma questa era la legge elettorale in vigore all’epoca e va rispettata fino a che non vi sarà un nuovo Parlamento.
A questo punto, prevedere gli sviluppi della situazione politica non è semplice perché dipenderà non solo dalle decisioni di Mattarella, ma anche dalle profonde divisioni che vi sono fra i sei pezzi che hanno composto il No, che si sono uniti solo per abbattere Renzi: un’azione distruttiva e non propositiva. 

Nella più antica democrazia del mondo, quella anglosassone, vige la regola che vi è una maggioranza e un’opposizione con la conseguenza dell’alternanza.
Nel mondo italico non è così perché spesso non si è capito quale parte politica fosse opposizione e quale maggioranza, con il vergognoso travasamento di parlamentari da un gruppo all’altro, dimentichi che quando sono stati eletti, il popolo aveva dato loro un mandato preciso. Ma, tant’è, finché è vigente l’articolo 67 della Costituzione, i parlamentari non hanno l’obbligo di mandato, quindi tacitamente possono transmigrare secondo le loro convenienze, anche personali.
Sarà dunque il Parlamento che deciderà chi debba governare l’Italia, sia per approvare entro venti giorni la Legge di Stabilità 2017, che per riformare l’Italicum soggetto al vaglio della Corte costituzionale, anche secondo l’accordo della maggioranza.
E poi, probabilmente, si aprirà la stagione delle elezioni politiche nel 2017: un chiarimento definitivo è indispensabile.

Articolo pubblicato il 06 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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