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Il rifiuto di ogni gattopardismo e autonomia dalle scelte romane
di Angela Carrubba

Tre decenni di vita del Qds, giornale che ha voluto essere sempre al servizio dei cittadini. Il milazzismo e la politica regionale bloccata dal potere “padano”

Tags: 30 Anni



C’è una cosa che in trent’anni per il “Quotidiano di Sicilia” non è cambiata ed è la convinzione che il dovere dei giornali sia sempre lo stesso: lavorare per i cittadini. I quali chiedono di andare avanti, oltre una realtà che - nell’Isola - è fatta spesso di esasperante lentezza. Lentezza nel recepire le novità, lentezza nell’adeguare sistemi e uomini, lentezza nel capire cosa c’è sotto i fatti della politica e dell’economia. In una parola, lentezza nel rompere gli stereotipi di comportamenti che fanno apparire i siciliani affetti da gattopardismo, quella disponibilità ai mutamenti solo di facciata condensata, nel capolavoro di Tomasi, nella frase “bisogna che tutto cambi perché tutto rimanga com’è”.

Il fatto che i siciliani non siano tutti, sempre e inevitabilmente affetti da gattopardismo il “Quotidiano di Sicilia” l’ha dimostrato con il suo credere - prima e meglio di altre imprese editoriali - che per cambiare occorrono nello stesso tempo idee per immaginare il nuovo e gambe per farlo correre. L’una cosa è inutile senza l’altra. L’idea - per quanto affascinante - è destinata al fallimento se non viene applicata da uomini onesti e capaci.

Il giornale ha cercato sempre di procedere secondo questo criterio: anticipare il futuro e realizzarlo. Provocare le reazioni (spesso negative) per smuovere le acque stagnanti e paludose. E lavorare, lavorare, lavorare.
Abbiamo detto idee e gambe per farle correre.  Non ci siamo spaventati di trattare prima di altri argomenti oggi “caldi”: ambiente, Europa, Pubblica amministrazione, federalismo e politica.
Già, la politica, perché tutti questi argomenti hanno caratterizzato da sempre la scena regionale, portando l’Isola a diventare - di volta in volta - l’avanguardia della sperimentazione del nuovo o la ruota di scorta del vecchio.

Il 3 febbraio di quest’anno abbiamo pubblicato un inserto nel quale ci siamo sforzati di raccogliere approfondimenti e pareri sull’esperienza più innovativa della storia dei governi regionali: il milazzismo. Un  termine entrato a far parte del gergo politico alla fine degli anni ’50 e tutt’oggi indica la convergenza di due schieramenti politici diversi, opposti perlopiù, per sconfiggere quello di centro, al fine di far eleggere un determinato candidato o di costituire una maggioranza di governo alternativa. Abbiamo scelto di parlarne perché il milazzismo, ancor oggi, viene visto come laboratorio di sperimentazione dell’autonomia dalle scelte politiche “romane”. E anche oggi, come cinquant’anni fa, il discorso va letto nella chiave dell’autonomia della Regione siciliana dalle decisioni prese dai partiti centrali. Solo che oggi le “sedi centrali” non sono più romane, ma “padane”.

Così, ancora una volta, il presidente regionale di turno, il trentesimo, Raffaele Lombardo, si scontra - per attuare il proprio programma di riforme - con decisioni che tendono a “conservare” il vecchio negando l’opportunità di trasformarlo in nuovo. Negli anni ’50 l’occasione di scontro fu lo sfruttamento delle fonti energetiche, oggi è la destinazione dei fondi Fas, la riforma della Sanità e della Pubblica amministrazione regionale, i siti dei termovalorizzatori…
Cambiano gli oggetti del contendere, non cambia la volontà di considerare la Sicilia una colonia dello Stato italiano e i siciliani uomini pigri, incapaci e poco furbi.
 


Dal 1947 a oggi. Tutti i trenta presidenti della Regione
 
1. Giuseppe Alessi (1947 - 1949)
2. Franco Restivo (1949 - 1955)
3. Giuseppe Alessi (1955 - 1956)
4. Giuseppe La Loggia (1956 - 58)
5. Silvio Milazzo (1958 - 1960)
6. Benedetto Majorana della Nicchiara (1960 - 1961)
7. Salvatore Corallo (1961)
8. Giuseppe D’Angelo (1961 - 64)
9. Francesco Coniglio (1964 - 67)
10. Vincenzo Giummarra (1967)
11. Vincenzo Carollo (1967 - 69)
12. Mario Fasino (1969 - 1972)
13. Vincenzo Giummarra (1972 - 1974)
14. Angelo Bonfiglio (1974 - 78)
15. Piersanti Mattarella (1978 - 1980, assassinato[1])
16. Mario D’Acquisto (1980 - 82)
17. Calogero Lo Giudice (1982 - 1983)
18. Santi Nicita (1983 - 1984)
19. Modesto Sardo (1984 - 1985)
20. Rino Nicolosi (1985 - 1991)
21. Vincenzo Leanza (1991 - 1992)
22. Giuseppe Campione (1992 - 1993)
23. Francesco Martino (1993 - 1995)
24. Matteo Graziano (1995 - 1996)
25. Giuseppe Provenzano (1996 - 1998)
26. Giuseppe Drago (1998)
27. Angelo Capodicasa (1998 - 2000)
28. Vincenzo Leanza (2000 - 01)
29. Salvatore Cuffaro (17 luglio 2001 - 18 gennaio 2008, sospeso[2])
30. Raffaele Lombardo (14 aprile 2008 - in carica)

Articolo pubblicato il 27 novembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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