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Politica distante anni luce dai siciliani: fiducia nelle istituzioni più bassa d'Italia
di Valeria Arena

Dati Istat: il 55,4% delle famiglie a rischio povertà, siamo penultimi per ricchezza prodotta a livello nazionale. Crocetta: “Conclusa fase calante dell’economia”. Ma i numeri dicono che è ancora crisi nera

Tags: Politica, Sicilia, Istat



PALERMO - A nulla servono le sorprendenti dichiarazioni dell’Istat, contenute nell’ultimo rapporto sui “Conti economici territoriali”, diffuso a inizio settimana, secondo cui la Sicilia avrebbe trainato, per l’anno 2015, la crescita del Mezzogiorno, insieme a Basilicata e Molise, con una variazione del Pil pari al +2,1%. Se è vero che tale incremento si giustifica alla luce di una revisione, effettutata dallo stesso Istituto nazionale di statistica, delle cifre relative al prodotto interno lordo del 2014 (da 82,7 a 81,1 miliardi, con quello del 2015 che è risalito nuovamente a 82,8 miliardi, quindi praticamente in linea con il “vecchio” valore 2014), è altrettanto vero che l’Isola detiene numerosi record negativi sul fronte economico: penultimo posto della classifica nazionale con un Pil pro capite di 17.100 euro l’anno e quartultima per spesa finale delle famiglie (12.800 euro all’anno).

A ciò si aggiungono: una perdita del -1,7% della ricchezza e un tasso di occupazione sceso dello 0,7%, entrambi nel quinquennio 2011-2015, un crollo dei consumi pari a -1,8% e un’economia sommersa e illegale del 19,5%, che colloca l’Isola al terzo posto a livello nazionale.

Altre cattive notizie giungono dal rapporto Istat “Benessere equo e sostenibile”, pubblicato proprio ieri: la Sicilia è maglia nera in Italia per reddito e condizioni sociali. La somma tra reddito medio disponibile pro capite e indice di disuguaglianza del reddito, infatti, colloca la nostra regione all’ultimo posto, con un indice di 74,4 punti a fronte di una media nazionale di 98 punti, una prestazione peggiore della media del Mezzogiorno, pari a 83 punti. Istat su ‘Benessere equo e sostenibile’.

Anche sul fronte disagio sociale, la Sicilia ha la performace peggiore, con un indice pari a 70,3 punti (95,4 in Italia e 80,5 nel Sud): l’analisi dell’Istituto nazionale statitica include la grave deprivazione materiale, la bassa qualità dell’abitazione, la grande difficoltà economica e la bassa intensità lavorativa.

Non stupisce, quindi, che in terra siciliana la fiducia verso le istituzioni locali sia più bassa rispetto a quella che i cittadini delle altre regioni ripongono nelle proprie, mentre è maggiore nei confronti del sistema giudiziario. Da 0 a 10, la pagella dei siciliani verso le proprie istituzioni indica un voto medio di 3,1, a fronte del 3,9 della media nazionale e del 3,6 del Mezzogiorno. Il picco è a Bolzano con 5,4, poi Trento e Bolzano con il 5,3. Maggiore della media nazionale, invece, è la fiducia dei siciliani nei confronti del sistema giudiziario: 4,7 contro 4,3. Solo in Campania la fiducia è più alta, 5.

Il cosiddetto Paese reale, quindi, sembra vivere in una realtà diversa da quella fotografata dal presidente della Regione, Rosario Crocetta, nei suoi comunicati.

Ed è quello che ricorda Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars: “Ancora una volta l’indagine dell’Istat descrive una Sicilia con un’economia fortemente compromessa, per nulla sollecitata dalle politiche del governo regionale, totalmente inefficaci. La nostra terra vanta il triste primato del reddito disponibile per cittadino più basso, il dato peggiore tra le regioni italiane, e non vi sono purtroppo segnali che indichino una ripresa. Di fronte a tutto questo, a prospettive drammatiche, ai pessimi indicatori di Pil e occupazione, chi amministra l’Isola dovrebbe avere un sussulto di dignità, chiedere scusa e fare le valigie”.
 
È sempre l’Istat, infine, nel rapporto su condizioni di vita e reddito, a definire allarmanti i numeri relativi alla povertà: oltre 2 milioni e 700 mila persone rischiano di rimanere ai margini e il dato è in aumento: dal 54,4% di due anni fa al 55,4% del 2015. Il pericolo di ridursi in povertà è in crescita di 2,2 punti (dal 40,1 al 42,3%), così come sale il numero di persone che vive in uno stato di grave deprivazione, dal 26 al 27,3%.

Articolo pubblicato il 15 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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