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Corruzione, la Sicilia è terza per numero di reati
di Serena Giovanna Grasso

Fanno peggio Campania e Lombardia. La Fondazione Res ha spulciato le sentenze della Corte di Cassazione comprese tra 2005 e 2015: l’11% dei politici disonesti è siciliano

Tags: Corruzione, Fondazione Res, Sicilia



PALERMO – La Sicilia si conferma terra di corruzione. Secondo quanto emerso dall’VIII rapporto della Fondazione Res (Istituto di ricerca, economia e società in Sicilia) su “La corruzione politica al Nord e al Sud – I cambiamenti da Tangentopoli a oggi” presentato ieri a Palermo, nella nostra regione si registra il terzo valore più elevato a livello nazionale per numero reati di corruzione e altri reati connessi nell’arco temporale compreso tra il 2005 e il 2015 (rispettivamente 48 e 119).

Valori più elevati si registrano solo in Campania (rispettivamente 62 e 184) e Lombardia (rispettivamente 81 e 128).
Nella redazione del rapporto, la fondazione Res si è servita di due fonti di informazioni: la banca dati delle sentenze della Corte di Cassazione e i casi considerati nelle autorizzazioni a procedere del Parlamento.

Rispetto al passato, oggi i reati di corruzione sono maggiormente presenti a livello locale, con particolare riferimento ai Comuni (55%). Ai giorni nostri, la corruzione ha cambiato faccia: infatti, il finanziamento illecito ai partiti rappresenta solo una ristretta minoranza (6%); più rilevanti sono invece i reati associativi (associazione a delinquere che insieme a quella di stampo mafioso raggiungono il 12%), concussione (11%) e reati corruttivi derivati da atto contrario ai doveri di ufficio (17%).

Ad essere cambiata è anche la natura delle risorse scambiate che specialmente nel Mezzogiorno rappresenta sempre meno l’aspetto monetario. Infatti, al Sud i casi in cui lo scambio non è quantificabile, perché prende la forma dei favori e di altri benefici materiali, sono circa il doppio (35%) di quelli che si registrano al Nord (18%). Nel Settentrione, invece, risultano molto più numerosi (18%) i casi il cui valore scambiato tra corrotto e corruttore supera i 500.000 euro rispetto al Mezzogiorno (9%).

I corrotti offrono soprattutto un accesso privilegiato ad appalti e affidamenti (nel 45% dei casi considerati), mentre le risorse scambiate dal corruttore sono nella maggior parte dei casi tangenti (54%). Queste risultano più diffuse al Nord (oltre il 60%), anche se in misura minore rispetto al periodo precedente a Tangentopoli, mentre il voto di scambio (8%) e i favori (5%) sono maggiormente presenti nel periodo successivo, specialmente al Sud (dove raggiungono rispettivamente il 13% e il 9%).

“La crescita e la trasformazione della corruzione – si legge all’interno del rapporto - possono essere collegate all’indebolimento dei partiti politici. Infatti, queste organizzazioni sono diventate più deboli, più aperte alle influenze esterne, meno capaci di selezionare la classe politica volta a ricoprire cariche politico-amministrative. Dall’indagine emerge però anche la trasformazione del fenomeno. Si manifesta una maggiore ‘dispersione’ della corruzione politica, una spinta al decentramento verso il livello istituzionale locale e regionale e una ‘privatizzazione’ degli scambi corrotti, nel senso di privilegiare finalità di arricchimento personale e di gruppo”.

Complessivamente, a livello nazionale tra il 2005 e il 2015 si sono contati 518 reati di corruzione e reati connessi: una vera e propria esiguità (pari in media a 52 per anno). Ciò dimostra come la corruzione è un fenomeno ancora celato. Della stessa opinione è Piercamillo Davigo, presidente dell’associazione nazionale dei magistrati: “La corruzione è un reato sommerso, il numero di condanne che ci sono ogni anno in Italia riferito al numero dei suoi abitanti è inferiore alla Finlandia che è uno dei paesi meno corrotti al mondo, è evidente che qualcosa non va’’.

Secondo la fondazione Res, nel decennio 2005 – 2015 sono stati complessivamente 541 i politici coinvolti, circa la metà operanti nelle regioni meridionali. A livello regionale prevale la Campania (17%), seguita dalla Lombardia (11,5 %) e dalla Sicilia (11%). “In Italia abbiamo apparati del tutto inidonei per affrontare la corruzione – conclude Davigo - È un fenomeno seriale e diffusivo, un professionista che si vende, perché dovrebbe farlo una sola volta? Insomma, in Italia delinquere conviene, perché non ci sono apprezzabili conseguenze per chi viola sistematicamente la legge”.

Articolo pubblicato il 17 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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