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Quotidiano di Sicilia

Dall'energia all'acqua, dall'aria ai rifiuti. La Regione siciliana non ha uno straccio di piano
di Rosario Battiato

Impietoso monitoraggio dell’Ispra. Strategia energetica ferma al 2009, silenzio assordante sulla protezione del territorio. Il Programma di tutela delle acque risale al 2008, mentre per la spazzatura prosegue l’emergenza

Tags: Rifiuti, Sicilia, Piano Rifiuti, Regione Siciliana, Rosario Crocetta



PALERMO – Un’altra sostanziale bocciatura per la pianificazione ambientale della Regione siciliana. I ritardi isolani, o i mancati aggiornamenti, non si verificano soltanto sul fronte dei rifiuti e dell’aria, ma anche per energia, territorio, paesaggio e tutela delle acque. Lo certifica l’ultimo rapporto dell’Ispra “Annuario dei dati ambientali”, pubblicato nei giorni scorsi.

I tecnici dell’Istituto hanno analizzato la pianificazione regionale vigente per sette tipologie di piano istituite da disposizioni legislative nazionali. Una scelta precisa, perché basata sulla “possibilità che la loro attuazione generi effetti ‘significativi’ sull’ambiente ai sensi della Direttiva 2001/42/ Ce, concernente ‘la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente’ (Valutazione ambientale strategica o “Vas”) e del D.Lgs. 152/2006 e successive modifiche e integrazioni”.

In Sicilia il Piano energetico regionale risale al 2009, quando venne presentato in pompa magna e battezzato da Jeremy Rifkin, l’economista statunitense che l’avrebbe ampiamente sconfessato appena un anno dopo. Ad oggi, a fronte delle innumerevoli promesse di aggiornamento per adeguarlo alla mutata situazione energetica nazionale e internazionale, è rimasto nei cassetti dell’assessorato.

Risale addirittura al 2002 il Piano regionale trasporti, mentre il piano rifiuti isolano ha una storia tutta particolare. L’ultimo rapporto della Commissione parlamentare di inchiesta, presentato a novembre, ricorda che “la fase emergenziale aperta dal Governo nazionale nel 2010 aveva come principale obiettivo quello di predisporre un nuovo piano rifiuti” anche se, a distanza di sei anni, l’iter “non è ancora concluso giacché l’adeguamento approvato dalla Giunta regionale nel gennaio del 2016 ha bisogno di una nuova Vas poiché il nuovo testo dovrà contenere la previsione degli impianti di incenerimento”.

Il nuovo piano, che era già atteso per novembre, dovrebbe comunque arrivare a breve. Non c’è nessuna notizia sul piano territoriale regionale, mentre il piano paesaggistico nazionale vede vigenti soltanto piani per alcuni ambiti territoriali. Il piano regionale di tutela delle acque risale al 2008 e quello di qualità dell’aria al 2007, anche se su quest’ultimo pesano gravemente le polemiche e le indagini relative al presunto copia/incolla con quello della Regione Veneto.

L’Isola registra un dato inferiore alla media nazionale relativo al completamento (71% contro 75%) e soprattutto nella sezione dedicata ai “Piani con Vas vigenti/avviati” e ai “Piani completi con Vas”. Nel primo caso si ferma al 25% (la metà del dato nazionale) e nel secondo al 14% (meno della metà del dato nazionale).
 

 
I Piani dell’Isola. Neanche uno figura tra i 110 completati in Italia
 
PALERMO – A livello nazionale sono 110 i piani considerati completati. Mediamente si tratta del 75% del totale. Considerando i dati in valore assoluto, ci sono stati ben 10 piani completati nel 2015 (nessuno di questi in Sicilia), mentre il piano più gettonato è quello dei rifiuti, la cui presenza è certificata in tutte le regioni italiane. 
Il capitolo relativo ai processi di pianificazione e Vas svolti con procedure in sede statale, ossia riguardanti piani che vengono approvati da organi dello Stato, si segnala la sostanziale difformità tra la media nazionale e i numeri siciliani. I piani diventati vigenti con Vas, rispetto ai processi avviati, sono complessivamente pari al 50%. Spostandoci sull’altro indicatore, scopriamo che in tutta Italia sono ben 50 i piani completi con Vas, pari al 34% del totale. I piani con Vas, rispetto a tutti quelli completi, sono, invece, poco meno della metà (45%).

Articolo pubblicato il 20 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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