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Banche-artigiani, fiducia ai minimi prestiti in calo anche del 7%
di Chiara Borz├Č

Centro studi Confartigianato: rispetto a settembre 2015 il credito alle imprese è diminuito del 5,9%. Ad Agrigento ed Enna le situazioni peggiori (-7,3% e -7,4%). A Catania -6,1%

Tags: Artigianato, Banca, Credito, Confartigianato



ROMA – Credito all’artigianato? Non è ancora tempo di ripartenza. Secondo gli ultimi dati diffusi dal centro studi Confartigianato stenta a rinascere la fiducia delle banche nelle aziende artigianali italiane e siciliane. Non fa differenza se si tratta di economie di piccola o media dimensione, le statistiche dimostrano che i prestiti sono ancora in flessione, esattamente dello 0,2 per cento, ed i nuovi prestiti addirittura del 16,6 per cento.

Capitolo collegato è quello delle sofferenze, che relative al credito sono pari in Italia a 157,4 miliardi di euro a settembre 2016, in calo di appena l’1,4 per cento rispetto allo stesso mese del 2015. Anche per la Sicilia emergono dati negativi, spesso peggiori della media nazionale.

Il prestito alle imprese è diminuito in un anno del 3 per cento e quello alle imprese artigiane del 5,9. Sono sei le province comprese tra le 50 che in Italia hanno fatto registrare un aumento superiore alla media del calo dei prestiti: Catania -6,1 per cento, Palermo -6,2 per cento, Trapani -6,3 per cento, Messina -6,5 per cento, Siracusa -7,1 per cento, Enna -7,4 per cento.

Calo dei prestiti non vuole dire certamente tabula rasa dell’antico rapporto tra artigianato e banche, ma stando ai numeri, questo intreccio oggi è più complicato che mai. Ad Agrigento il calo dei prestiti ha raggiunto il 7,3 per cento, come a Benevento (-7,4 per cento); nella ricca Ragusa la diminuzione supera il 3 per cento, ma questo per la Sicilia è uno dei pochi dati positivi, dove piuttosto il paragone si sposta verso i centri più ricchi, come Bolzano (-3,3 per cento) o Lodi (- 3 per cento).

Nel 2016 il credito erogato all’artigianato è basso, tanto basso da non incidere neppure per il 10 per cento sul totale prestiti alle aziende italiane. In Sicilia la percentuale è, ad esempio, del 5,9 e la regione è esclusa dai 17 territori che superano la media in questo rapporto; troviamo infatti il Molise (8,9 per cento), le Marche (8,6 per cento), il Trentino Alto-Adige (8 per cento) o l’Umbria (7,9 per cento). Oltre che contare relativamente, l’artigiano sembra quindi disincentivato.

Lo status quo è destinato a rimanere tale, in Sicilia in particolare, se continueranno a marcare interventi radicali per il rilancio. “Purtroppo il nostro studio sul credito non è che la vetrina della situazione siciliana – ha dichiarato il confermato vice presidente nazionale Confartigiano Filippo Ribisi -. Le imprese non chiedono credito perché non hanno lavoro, questo salta subito all’occhio. Tra le province neppure Palermo si distingue in positivo, ma è un problema generale. Dai responsi che abbiamo dalle altre regioni – ha continuato il vice presidente siciliano – la riprese sembra iniziata, ma in Sicilia non c’è progettualità e questo ci penalizza. Dagli incontri avuti con i rappresentanti del governo locale, visti anche i fondi europei che ci sono, abbiamo capito che il problema è l’assenza d’investimenti in infrastrutture, turismo, cultura. Le persone non sono incoraggiate a scommettere in una regione dove non c’è progettualità. Di buono c’è che la crisi ha reso più prudenti gli imprenditori, che tendenzialmente non fanno più investimenti, e dunque smettono anche di chiedere prestiti che non potranno saldare.

Articolo pubblicato il 23 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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