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Sicilia, aumentano le imprese in fallimento nel 2016
di Eleonora Fichera

Cerved sul terzo trimestre dell’anno: dati siciliani in controtendenza rispetto al resto del Paese. Sull’intera Penisola si registra un calo delle procedure fallimentari (-13,8% su 2015)

Tags: Sicilia, Impresa



ROMA - Il sistema delle imprese italiane è sempre più solido e “sta lentamente tornando verso una situazione di normalità”, cercando di emergere dal buio in cui è caduto dopo la crisi del 2008. Con queste parole Marco Nespolo, amministratore delegato Cerved group, ha presentato gli ultimi dati sullo stato di salute della realtà imprenditoriale della Penisola.

I dati rilevati dall’Osservatorio sui fallimenti, procedure e chiusure d’impresa, infatti, fotografano una lenta ma costante ripresa. Continua, stando alle cifre del Rapporto, il calo dei fallimenti: 2,6 mila tra luglio e settembre (-13,8 % rispetto allo stesso periodo dello scorso anno). Nonostante le cifre siano ancora allarmanti (il numero delle procedure presentate è circa il doppio rispetto al periodo “pre-crisi”), l’Osservatorio ha registrato un calo del 6% rispetto al 2015 (un ulteriore passo in avanti dopo il -2,3% rilevato sul 2014).

Al centro della lenta risalita, due settori cardine: quello delle costruzioni, con 2,1 mila le imprese edili fallite nei primi nove mesi del 2016, l’8,5% meno del 2015 e in accelerazione rispetto all’anno precedente (-5,9%), e i servizi con 5,3 mila procedure fallimentari aperte da gennaio a settembre (6,5% contro il –1,1% dell’anno precedente). A trainare la riduzione registrata, la filiera informazione-intrattenimento (-19,1%), la logistica (-11,8%) e la distribuzione (-11,6%).

“In ambito industriale - si legge nel rapporto di Cerved group - si riducono i fallimenti delle imprese della chimica (-20%), dell’automotive (-16,5%), dei prodotti intermedi (-12,9%), della meccanica (-7,9%) e dell’hi tech (-6,8%)”. Piccoli passi, ma che offrono un barlume di speranza alle imprese che operano nella Penisola. 

Il calo dei fallimenti registrato, però, non sembra essere sufficiente a rimettere in moto l’ottimismo degli imprenditori italiani. A gettare qualche ombra sul quadro parzialmente ottimista che emerge dai dati presentati da Cerved,  infatti, sono i numeri relativi alle liquidazioni volontarie di imprese in bonis: quasi 14 mila, il 17,2% in più rispetto allo stesso periodo di riferimento nel 2015. La cifra totale dell’anno che si sta per concludere è 44 mila, il 5,9% in più rispetto al 2015.

Il dato risulta particolarmente sconfortante se si considera che quella della liquidazione in bonis è una strada che gli imprenditori solitamente scelgono di intraprendere quando reputano insufficienti i profitti attesi futuri. L’aumento delle liquidazioni volontarie, quindi, pur non rappresentando necessariamente un peggioramento dello stato di salute finanziario delle imprese italiane, può essere letto come un segnale di aspettative poco positive da parte degli imprenditori flagellati dalla crisi e sempre meno fiduciosi nella futura ripresa delle loro attività economiche.

Tra le più coinvolte nelle liquidazioni volontarie, troviamo le imprese dei servizi: 15 mila nel 2016, mille in più rispetto all’anno precedente (+8,5%). Resta pressoché stabile, invece, il settore edile (+0,6%).
Buone notizie arrivano, infine, dall’industria: sono ancora in calo, infatti, le liquidazioni. Il rapporto Cerved ne registra meno di 2 mila nei primi nove mesi del 2016 (-4%).

Articolo pubblicato il 30 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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