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Dispositivi medici, in Sicilia spese in flessione
di Andrea Carlino

Il mercato italiano, stando a quanto rilevato dal Ministero della Salute, ha fatto segnare nel corso del 2015 una crescita media dello 0,8%. I maggiori investimenti sono stati effettuati per l’acquisto di dispositivi protesici impiantabili e prodotti per osteosintesi. Il tetto fissato per legge è stato sforato di quasi 1 mld di €

Tags: Spesa, Sanità, Sicilia



CATANIA - Sono stati resi noti gli ultimi dati in riferimento ai dispositivi medici. In Italia - come riporta il report elaborato dal Ministero della Salute - il mercato coinvolge quasi 4,5 mila imprese con una forza lavoro di 68mila impiegati. Il fatturato medio si aggira sui 5,4 milioni di euro.

Tra il 2014 e il 2015, il commercio è aumentato dello 0,8%, una crescita più lenta rispetto ai dodici mesi precedenti, quando l’incremento era stato di 2,6 punti percentuali. La spesa maggiore è stata per i dispositivi protesici impiantabili e prodotti per osteosintesi (21,6%), dispositivi per apparato cardiocircolatorio (12,4%), dispositivi impiantabili attivi (10,1%), dispositivi da somministrazione, prelievo e raccolta (8,9%), dispositivi da sutura (5,9%).

Per quanto concerne l’ambito regionale, il tetto di spesa fissato per legge al 4,4% del Fondo sanitario nazionale (ovvero 4,79 miliardi) è stato sfondato di quasi 1 miliardo di euro. Tra le Regioni quelle ad aver aumentato i costi sono la Sardegna (+16,2%) seguita dalla Calabria (+8,7%), Campania (+6,2%). In calo invece il Molise (-10,4%), Lazio (-6,9%). Leggero calo per la Sicilia con - 0,5%.
Il report del ministero della Salute, successivamente, fa il punto sulle singole realtà con un importante percorso basato in una prima fase sul “popolamento” della base dati, poi nella seconda fase, focus sullo sviluppo di metodologie per l’analisi e l’utilizzo del contenuto dei tracciati dei dispositivi medici.

Sono analizzati, per la Sicilia, due casi: quello del Policlinico di Catania e quello del Papardo di Messina. Nel primo caso, rileva il Ministero della Salute, “l’Azienda si è impegnata nella graduale e costante attività di recupero delle informazioni caratterizzanti i dispositivi medici procedendo con il completamento delle anagrafiche dei prodotti acquistati all’interno dei sistemi informativi aziendali così da poter adempiere alle intervenute e cogenti disposizioni in materia di tracciabilità e controllo della spesa”.

La completezza dei dati anagrafici di riferimento - segnala ancora la ricerca del Ministero - “ha rappresentato per l’Azienda un ulteriore elemento di miglioramento nelle attività di redazione e predisposizione dei capitolati speciali di acquisto permettendo la definizione di un linguaggio comune e condiviso tra le diverse funzioni aziendali”.

Rispetto al 2014 abbiamo 2.787 repertori unici (2.221 nel 2014) con quantità movimentata pari a 8.583.709 rispetto a 6.814.048. Il valore di flusso però è in calo: 30.074.323,13 nel 2015, rispetto a 32.053.405 nel 2014.

Per quanto riguarda invece, il Papardo, l’Azienda Ospedaliera ritiene “imprescindibile l’affidabilità delle anagrafiche dei prodotti sanitari e pertanto, ha definito specifiche procedure di gestione delle stesse nell’ambito del ciclo passivo dei beni”.
Infatti, ciascun prodotto, che deve essere inserito in anagrafica, con tutte le informazioni richieste dal sistema, è univocamente associato ad un fattore di acquisto (conto aziendale) ed a un fattore produttivo.

“Nel 2013 – inoltre - è stata eseguita una bonifica della base dati del sistema gestionale di magazzino utilizzando come strumento di verifica la banca dati del Ministero della salute”. Tutti i nuovi inserimenti di dispositivi medici da parte degli operatori sono verificati nella banca dati di riferimento; nel contempo, conclude il focus regionale del Ministero - è stato nominato un referente farmacista che supervisiona le attività di inserimento di nuovi dispositivi.

Articolo pubblicato il 31 dicembre 2016 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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