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Liberi professionisti: redditi in lieve aumento in Sicilia
di Giuseppe Di Martino

AdEPP: presentato il VI rapporto sulla previdenza privata realizzato dalle Casse professionali. Aumenta il divario fra redditi di anziani e giovani, uomini e donne e tra Nord e Sud

Tags: Libero Professionista, Adepp



PALERMO - Dal 2005 al 2015 i liberi professionisti italiani hanno perso - in media - il 18,06 per cento del loro reddito. A rivelarlo sono i dati elaborati dall’Associazione AdEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privati, che rappresenta 19 Casse di previdenza dei professionisti) confluiti nel VI rapporto.

Nello stesso periodo preso in esame il numero degli iscritti AdEPP al 2015 si attesta a circa 1.489.000 unità, con un aumento percentuale del 21,59 per cento tra il 2005 e il 2015. Diminuiscono però i nuovi ingressi, aspetto sottolineato anche dal presidente dell’Associazione Alberto Oliveti: “È la fotografia di un Paese sempre più diversamente giovane. Dai nostri dati vediamo che il numero dei professionisti aumenta non per via dei nuovi ingressi, che infatti sono diminuiti, ma per la permanenza al lavoro dei più anziani. È positivo invece il dato sulle donne professioniste la cui percentuale aumenta anche se lentamente”.

Persistono comunque i divari tra le categorie di professionisti, i divari a livello regionale e le differenze di genere: “Vi è però diversità anche sostanziale tra categorie e categorie, restano sempre evidenti i gap di genere, generazionali e geografici”, ha dichiarato lo stesso Oliveti.

Dai dati emerge anche che i redditi degli iscritti professionisti di sesso maschile tra il 2014 e il 2015 sono in calo in tutte le regioni italiane ad esclusione di alcune, tra cui la Sicilia, dove comunque l’incremento percentuale medio è molto contenuto e si ferma allo 0,67 per cento (nell'Isola il reddito medio dichiarato dai professionisti è circa 25.151 euro nel 2015 contro circa 25.146 euro nel 2014). Mentre i decrementi registrati nello stesso periodo di riferimento (2014-2015) a livello nazionale si aggirano intorno al -0,91 per cento.

Al 2015, le regioni che presentano i redditi medi più alti sono la Lombardia (circa 60.000 euro), il Trentino Alto Adige (circa 59.200 euro), l’Emilia Romagna (circa 49.000 euro), la Liguria (circa 46.000 euro) e il Lazio (circa 45.000 euro), mentre le regioni che presentano i redditi più bassi sono il Molise (circa 23.000 euro), la Basilicata (circa 22.700 euro) e la Calabria (circa 20.300 euro). Leggermente sopra il fondo in questa classifica la Sicilia, con circa 25.000 euro di reddito medio dichiarato dai professionisti nell'ultimo anno.

Per quanto riguarda le differenze di genere, è doveroso far notare che i redditi delle donne sono nettamente inferiori a quelli dei colleghi uomini. Analizzando i dati, il fenomeno si registra in tutte le Regioni. Infatti, tra il 2014 e il 2015 si è assistito ad un decremento percentuale generalizzato del reddito medio degli iscritti di sesso femminile (appartenenti a tutte le regioni di Italia) nettamente più marcato (-2,04 per cento) rispetto a quello registrato per gli iscritti di sesso maschile (-0,36 per cento).

Al 2015, le regioni che presentano il più alto reddito medio degli iscritti di sesso femminile sono il Trentino Alto Adige (circa 35.590 euro) e la Lombardia (circa 33.400 euro) mentre le regioni che presentano i redditi più bassi sono la Calabria (circa 11.700 euro), il Molise (circa 14.000 euro) e la Sicilia (circa 14.000 euro). Va notato come le professioniste del Trentino Alto Adige abbiano un reddito medio di 3 volte superiore alle colleghe siciliane e calabresi, mettendo ancora una volta in evidenza una forte disparità tra Nord e Sud.

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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