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Forestali, in Sicilia non cambia niente
di Rosario Battiato

Sfumata la riforma dell’assessore Cracolici, salta anche il blocco del turnover: sarebbero pronte promozioni per 500 dipendenti. Alla Regione si pensa a un nuovo piano: distribuzione dei turni lavorativi e concorsi interni

Tags: Regione Siciliana, Forestali, Antonello Cracolici



PALERMO – La grande riforma dei forestali, lanciata dall’assessore Cracolici lo scorso febbraio e attesa per l’estate, non c’è stata. Anche il blocco del turnover – il meccanismo che permette ai lavoratori forestali di sostituire i colleghi pensionati che lavorano per un numero maggiore di giorni all’anno –, votato circa un anno fa, ha esaurito la sua validità già quattro mesi dopo l’approvazione, in quanto era stato definito come un atto di buona fede nei confronti del governo romano, che chiedeva maggiori attenzioni alla spesa, in vista della riforma del settore. Col nuovo anno e senza cambiamenti concreti, nulla è cambiato e dovrebbero partire le promozioni per circa mezzo migliaio di forestali.

Lo ha scritto nei giorni scorsi Giacinto Pipitone sul Gds: la riforma era stata approvata a giugno e spedita all’Ars, ma era tornata in Giunta in seguito a una norma sul passaggio di funzioni e personale dall’Esa all’assessorato all’Agricoltura. Da qui lo stallo in Giunta e la rottura dell’ingranaggio che avrebbe dovuto permettere alla nuova legge di sistema di subentrare alla scadenza del blocco dell’avanzamento automatico dei forestali, dettando di fatto le nuove regole dell’impiego.

Operazione non riuscita e quindi, col nuovo anno, sembrano in procinto di partire gli avvicendamenti. Merito anche del particolare meccanismo di turnazione previsto dal bacino degli operai forestali che sono suddivisi in quattro categorie sulla base delle giornate di lavoro: 78, 101, 151 e gli indeterminati che sono circa un migliaio. Un pensionamento in una specifica categoria – ad eccezione dei 78sti che non avranno ricambio dal bacino del precariato – porta un lavoratore della categoria inferiore a prenderne il posto. Mediamente, secondo delle stime circolate nei mesi scorsi, circa mezzo migliaio di forestali (attualmente sono 23 mila) lascia il bacino ogni anno per il pensionamento. I risparmi stimati del blocco ammonterebbero a 5 milioni di euro all’anno, anche se i sindacati sostengono che il risparmio esiste comunque dal momento che l’ultima categoria (78isti) non verrebbe coperta da nuovi soggetti.

La cosiddetta riforma bis, secondo quanto dichiarato dall’assessore Cracolici al Gds
, dovrebbe garantire buona parte della struttura originaria, ma senza la parte che riguarda l’Esa e che aveva di fatto creato lo stallo. Se ne potrebbe parlare all’Ars già nelle prossime settimane. Non cambia la sostanza dell’originaria riforma: distribuzione dei turni lavorativi in trimestri, quadrimestri e semestri, nessun blocco del turn over con possibilità di concorso interno per l’accesso al posto a tempo indeterminato. Si confermano salde anche alcune delle priorità indicate già un anno fa: “valorizzazione produttiva dei boschi, gestione delle riserve e dei siti a finalità turistico ambientale, istituzione del servizio di prevenzione civile per monitorare il nostro territorio a rischio dissesto”.

Prosegue con qualche difficoltà l’operazione di Cracolici che, sin dall’inizio del suo mandato, ha voluto ripulire l’immagine degli operai forestali dell’Isola, cercando inoltre di chiarire numeri e dimensione del fenomeno. A partire da quelle 23 mila unità spesso citate sui giornali, che, in realtà, corrispondono a un numero di addetti, compresivi anche del servizio antincendio, pari a circa 9 mila unità uomo all’anno. Numeri certamente più contenuti, rispetto alle cifre sbandierate, ma comunque superiori alla media registrata in altre regioni che gestiscono superfici forestali maggiori con un personale assai più contenuto.

Articolo pubblicato il 04 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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