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Liberi consorzi, ennesimo pasticcio alla siciliana
di Raffaella Pessina

Elezioni a febbraio ma subito dopo c’è una tornata elettorale in 140 Comuni isolani. Servirà una legge ad hoc da parte dell’Assemblea regionale

Tags: Ars, Liberi Consorzi



PALERMO - I conti della Regione siciliana sono stati ad un passo da saltare in aria per un errore tecnico al quale l’amministrazione ha dovuto correre ai ripari. Il 27 dicembre scorso - ma se ne ha notizia solo adesso - il Governo regionale ha dovuto approvare una delibera per coprire un buco di 36 milioni di euro creato da minori entrate relative all’imposta sul valore aggiunto. L’assessore regionale all’Economia, Alessandro Baccei, ha deciso di prendere le risorse dai fondi di riserva, in particolare dal capitolo sull’Irpef da girare ai Comuni, per porre rimedio velocemente.

La situazione aggiornata, quindi, prevede per i Comuni, una cifra minore rispetto a quella calcolata in precedenza: oggi si tratta di 61,79 milioni di euro per il 2017 rispetto ai 97,84 iscritti nel bilancio di previsione depositato in Assemblea regionale siciliana e che sarà esaminato entro la fine di febbraio, prima della scadenza dell’esercizio provvisorio di due mesi, varato dall’Aula nei giorni scorsi, prima della fine dell’anno.

Intanto, potrebbero tornare in auge le Province in Sicilia, abolite da tempo ma mai rimpiazzate. Il motivo è dato dal fatto che il referendum il cui esito ha bocciato la riforma elettorale, ha bloccato anche la riforma delle Province. Nell’Isola la riforma è stata approvata nel 2013 e in quella data ufficialmente sono stati cancellati i cosiddetti enti intermedi tra Regione e Comuni, ma di fatto non si è mai dato vita ai Liberi consorzi e alle Città metropolitane, le nuove istituzioni che dovrebbero prendere il posto delle province.
In più l’amministrazione regionale oggi, facendo i conti, si è accorta che rispettare la legge del 2013 potrebbe costare molto. La legge infatti stabilisce che bisogna votare a febbraio per eleggere i vertici dei Liberi consorzi, costituiti  per la maggior parte da sindaci che sono in scadenza tra aprile e maggio del 2017, primo fra tutti il sindaco di Palermo, oltre ad almeno un centinaio di altri Comuni dell’Isola. Quindi a giugno si insedierebbero probabilmente i nuovi sindaci (alcuni potrebbero essere riconfermati), quando invece si sono insediati da solo qualche mese ai vertici dei Liberi consorzi, i predecessori e si verificherebbero delle decadenze a catena che paralizzerebbero tutta l’attività amministrativa, già oggi molto rallentata.

Una riforma mancata, quella delle Province della Sicilia, messa in atto dal presidente Crocetta, che nel 2013, dopo l’approvazione all’Ars della legge di abolizione delle Province, decide di bloccare le imminenti elezioni e di inviare i commissari ad acta in attesa della creazione dei nuovi enti intermedi. Ma non aveva fatto i conti con la lentezza dell’Ars che approva solo dopo tre anni la legge che da vita a sei Liberi consorzi e tre Città metropolitane (Palermo, Catania e Messina).

Nel 2016 si sarebbero dovute svolgere le elezioni, bloccate però da una riforma che non riesce a decollare e per tutto questo tempo scatta la proroga per i commissari. Il mandato però adesso è scaduto e l’assessore alle autonomie locali Luisa Lantieri deve portare in Giunta la data delle elezioni che dovrebbe essere appunto a febbraio. E per i motivi che abbiamo spiegato prima si dovrebbero ripetere dopo tre mesi le elezioni con grande spreco di denaro, poiché si dovrebbe affrontare la spesa della macchina elettorale due volte in pochi mesi (seggi, scrutatori, schede, ecc.). E probabilmente anche questa volta non verranno rispettate le scadenze, quelle di febbraio, e prorogati ancora una volta i commissari, che, per tutto il tempo che sono stati ai vertici, di fatto hanno svolto il proprio compito così a lungo da rappresentare una legislatura.

Un riforma mancata, quella delle Province siciliane che è partita in corsa, ma che a subito una serie di fermate e di modifiche in corso d’opera che l’hanno spersonalizzata, giungendo fino ad oggi, riproponendo i Liberi Consorzi con i confini praticamente uguali a quelli delle province al punto da chiedersi il perchè di “tanto rumore per nulla”.

Inoltre, l’assessore al ramo Lantieri sottoporrà i propri dubbi anche alla Giunta, cioè: “quali effetti potrà avere in Sicilia lo stop alla cancellazione delle Province stabilito a livello nazionale?”. Sulla vicenda è intervenuto il vice presidente dell’Anci, Paolo Amenta, che propone la soluzione più semplice: non andare avanti sulla strada della riforma delle province visto che non va bene in tutta Italia e votare una legge all’Ars per tornare all’istituzione precedente. Con tre anni di lavoro inutile sui banchi dell’Ars.

Articolo pubblicato il 05 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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