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Il Mercato esaminatore severo e inflessibile
di Carlo Alberto Tregua

Introdurre l’efficienza anche nella Pa

Tags: Economia



Le regole macroeconomiche governano i Mercati di tutto il mondo. La caduta parziale delle barriere, impedisce che essi funzionino in pieno. Gli egoismi dei governi cercano di mantenere filtri di ogni genere per proteggere questo o quello. Ma così danneggiano i soggetti competitivi e quelli che hanno più capacità di innovarsi e quindi di fornire servizi e prodotti migliori e a prezzi più bassi.
In Europa, la libera circolazione di persone e beni è in qualche modo ostruita, almeno non ufficialmente. Per esempio, è impedito ad agenzie di lavoro interinali, aventi sedi principali in Romania o in Cechia, di operare in Italia con quei contratti di lavoro. Di fatto, l’integrazione economica e sociale dei 28 partner, compresa la Gran Bretagna, che ancora non ha fatto domanda per la sua uscita dall’Ue, è ben lontana da un procedimento che la porti a diventare effettiva. E questo ritardo danneggia tutti i cittadini europei.

È la solita storia: i privilegiati vogliono restare privilegiati, mentre i danneggiati non riescono a togliere loro i privilegi e continuano a restare danneggiati.
Le regole di equità e giustizia che imporrebbero la distribuzione della ricchezza in modo equo fra tutti i cittadini non vengono applicate per l’egoismo di chi detiene le leve del potere. Cosicché, l’iniquità sociale resta diffusa perché le promesse dei parolai politici non si trasformano nelle indispensabili riforme che avrebbero, appunto, lo scopo di puntare all’eguaglianza effettiva fra i cittadini, meta ben lungi dall’essere raggiunta.
Il Mercato, dunque, è ancora lontano dall’espletare i suoi effetti regolatori, perché, per un verso o per l’altro, ogni parte tira il lenzuolo al proprio lato, con la ovvia conseguenza di scoprire altri angoli. Proprio lì dovrebbe intervenire la Politica, a questo serve. Funziona se vi è democrazia vera e non parvenza di democrazia. La democrazia funziona se i cittadini hanno una cultura media sufficiente e se la loro ignoranza diminuisce. Ma non è così, perché assistiamo all’aumento dell’informazione non controllata e dell’ignoranza di ritorno.
Il meccanismo si è inceppato, o forse non si è mai sbloccato, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la povertà ha raggiunto limiti mai visti prima.
 
Il Mercato è un esaminatore severo e inflessibile: impedisce i privilegi, sanziona gli incapaci e premia i meritevoli. Sembrerebbe un giudice giusto, e forse lo è. Ma molte parti impediscono che egli funzioni, per poi dargli la colpa delle cose che non vanno. Tanto, il Mercato non ha voce.
I comportamenti scellerati di tante persone che stanno ai vertici delle istituzioni e delle imprese, come nel caso del Monte dei Paschi di Siena, dovrebbero insegnare qualcosa, ma la verità è che la storia non insegna niente. I fallimenti di Parmalat in Italia e di Lehman Brothers negli Stati Uniti, nonché il ripetuto fallimento dello Stato argentino, dimostrano che cambiano le generazioni ma non cambia il cattivo uso che si fa del Potere, quel Potere che dovrebbe essere un Dovere a servizio dell’equità generale.

Si dice che il Mercato non si applichi alla Pubblica amministrazione: sbagliato! Perché, se è vero, da un canto, che essa non deve operare per fini di lucro, è anche vero, dall’altro, che deve coniugare bene i fattori della produzione di servizi, fra cui risorse umane, finanziarie e tecnologiche, in modo che essi risultino della migliore qualità possibile, spendendo però il meno possibile.
Per questo ci vogliono manager, cioè dirigenti, di provata esperienza, di grande capacità professionale e di specchiata onestà. Persone cioè, uomini e donne, in grado di condurre la loro navicella verso siti efficienti che producano risultati secondo cronoprogrammi tassativi.
Ed è proprio qui che casca l’asino. Nessun dirigente pubblico fissa obiettivi e meno che mai temporizza i percorsi, ignorando del tutto il metronomo che, battendo inflessibile il tempo, costringe tutti ad adeguarvisi.
Se le regole di mercato, cioè quelle organizzative ed economiche, si applicassero alla Pubblica amministrazione, che è, lo ripetiamo più volte, una vera e propria azienda di servizi, la stessa si trasformerebbe da zavorra in locomotiva, facendo lievitare tutte le attività economiche di un Paese come l’Italia, che in questo momento sono all’asfissia.

Articolo pubblicato il 05 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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