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Turchia sotto attacco, autobomba a Smirne
di Redazione

Secondo fonti governative, dietro l’attentato ci sarebbero i ribelli della Pkk

Tags: Autobomba, Smirne, Turchia, Pkk, Curdi



SMIRNE - Ci sarebbero i ribelli curdi della Pkk dietro l’autobomba di Smirne che ha ucciso due persone davanti al tribunale di Smirne, mentre due assalitori sono stati uccisi dalla polizia. Lo ha detto il governatore della città turca sull’Egeo, Valisi Ayyildiz.
“Gli indizi raccolti finora suggeriscono che sia stato il Pkk” ha detto.

L’autobomba è esplosa davanti davanti al parcheggio per giudici e avvocati del tribunale di Smirne, ferendo almeno dieci persone, mentre due terroristi sono stati uccisi nello scontro a fuoco con le forze dell’ordine che è seguito. Ma a perdere la vita sono stati anche un agente di polizia e un dipendente del tribunale.

Varie ambulanze sono giunte sulla scena dell’esplosione di fronte all’entrata per giudici e avvocati del tribunale della città, ha riferito al tv turca CnnTurk. La polizia si è poi scontrata con i “terroristi”, uccidendone due, mentre un terzo si è dato alla fuga, secondo l’agenzia di Stato Anudolu. Il presidente del municipio locale di Bayrakli, Hassan Karabag, ha detto alla tv Ntv che i feriti sono dieci, di cui uno grave.

In relazione all’attentato che nella notte di Capodanno è costato la vita a 39 persone, sempre a Smirne la polizia ha fermato 20 adulti, insieme a 20 dei loro figli. Secondo i media turchi, che citano fonti della sicurezza, l’attentatore del Reina si nasconde ancora a Istanbul mentre è in corso una vasta caccia all’uomo dopo l’attacco di Capodanno in cui sono morte 39 persone, la maggior parte stranieri. Secondo lo Yeni Safak la polizia sta perquisendo casa per casa le zone dove il killer potrebbe trovarsi o avere collegamenti.
 
Intanto, dopo la pista dell’etnia uigura che sembra riprendere piede, torna anche quella dei due attentatori, cioè la tesi che l’uomo al momento identificato dalle autorità turche non abbia agito da solo, ma che fossero in due dentro il club istanbuliota.

Nel corso delle ricerche della polizia sono stati sequestrati documenti e computer. In uno di questi, secondo lo Yeni Safak sarebbero state rinvenute informazioni sull’attentatore. Anche nelle abitazioni di Izmir e Konya, dove si era stabilito che l’assalitore avesse dei legami con tre diverse famiglie, sono stati sequestrati passaporti falsi e cinture esplosive.

Restano intanto ancora dubbi sulla sera dell’attentato e su quanti abbiano agito dentro il Reina. Secondo il quotidiano Karar gli esperti che esaminano le immagini dell’attacco, si fa strada l’ipotesi che gli attentatori fossero due, come testimoniato da alcuni sopravvissuti. Nelle immagini del quartiere di Zeytinburnu, da cui il killer è partito in direzione del club, si vede un uomo vestito con pantaloni chiari con le tasche.

L’assalitore che entra nella discoteca, invece, ha abiti scuri e pantaloni molto stretti.
In un’altra immagine ripresa dentro al Reina si vede nuovamente il killer con pantaloni chiari con le tasche e, ancora, le immagini riprese dalla telecamera di sicurezza di un uomo che scappa dalla scena mostrano una figura vestita di scuro e con pantaloni aderenti. In precedenza si era detto che l’attentatore si era cambiato nel club prima di fuggire, ma l’analisi delle immagini fa propendere gli investigatori per la presenza di un altro uomo: uno sarebbe poi fuggito a piedi e uno per mare.

Karar aggiunge che il video dell’attentatore a piazza Taksim, che era stato diffuso nel canale Telegram dell’Isis (che raggruppa 700 militanti) è stato poi ritirato dal canale social jihadista dopo che la polizia ha ipotizzato la presenza di un possibile complice. Secondo il quotidiano il video potrebbe essere servito per sviare le indagini e avvalorare la tesi dell’uomo solo. Per il quotidiano i due attentatori sarebbero ancora in Turchia.

Sempre nella giornata di ieri è stata ufficializzata la notizia della condanna all’ergastolo inflitta a due soldati turchi per il tentato golpe dello scorso 15 luglio. La condanna è stata inflitta nel corso del primo processo giunto a giudizio sul fallito colpo di Stato.
 I due uomini, che facevano parte della polizia della città di Erzurum, nel Nord-Est della Turchia, sono stati condannati alla detenzione a vita dopo essere stati riconosciuti colpevoli di “violazione della Costituzione” per il loro ruolo nel fallito tentativo di colpo di Stato.

Articolo pubblicato il 06 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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