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I ministri dell'Istruzione il Maestro e la maestra
di Carlo Alberto Tregua

De Mauro o Fedeli, che differenza
 

Tags: Tullio De Mauro, Miur



Sulla scomparsa di Tullio De Mauro, filosofo e linguista, grande mente della cultura italiana, appena scomparso a 84 anni, vi è stata una grande quantità di scritti commemorativi. Quindi, non vogliamo aggiungere altro, perché superfluo.
Ma ci sembra utile fare un raffronto fra il Maestro e la maestra, ambedue ministri dell’Istruzione, il primo col secondo governo Amato e la seconda con l’attuale governo Gentiloni Silveri.
L’evidente differenza di spessore culturale e, quindi, di capacità, ci fa vedere come i tempi siano profondamente cambiati e la china dell’ignoranza aumenti ogni giorno di più.
De Mauro ha costituito una pietra miliare nella cultura italiana ed anche come ministro ha dato un impulso alle varie forme di insegnamento di cui a distanza di diciassette anni, vi sono ancora ampie e profonde tracce.

È vero che nel secolo scorso la migliore riforma della scuola è stata quella del ministro Gentile dell’epoca fascista, che fece alcune cose buone, per esempio il Codice civile entrato in vigore nel 1942. Ma l’argomento riguarda l’attuale Scuola che in questi decenni ha subito un degrado mai riscontrato in quelli precedenti.
La causa di quanto scriviamo è stata, a sua volta, il degrado della politica e dei politici, con l’avvento nei ruoli istituzionali di persone squallide, incolte, impreparate e perfino corrotte. Per cui, la conseguenza è stata che a valle tutto è peggiorato.
Non avere fatto più i concorsi per l’immissione in cattedra in quindici anni è stato uno dei più grandi crimini sociali che ha potuto compiere la classe politica. Ciò perché la sua intenzione è stata quella di alimentare il clientelismo con l’immissione nei quadri scolastici di persone che non avevano avuto il vaglio del concorso, come prevede tassativamente l’articolo 97 della nostra Costituzione.
La mancata selezione degli insegnanti ha comportato un conseguente abbassamento del livello cognitivo degli allievi i quali, quando si maturano, hanno un’istruzione di livello più basso rispetto a quello delle generazioni precedenti.
Meno istruzione, più informazione: sembra un paradosso, ma non lo è perché non conta sapere fatti di cronaca, conta essere in condizione di elborarli, di metterli insieme, in modo tale da rendersi conto dei fatti, delle loro cause e delle loro conseguenze.
 
Neanche l’Università sta bene e neppure la Ricerca. L’attuale Miur (Ministero Istruzione, Università e Ricerca) dovrebbe gestire i tre comparti programmando con capacità il loro sviluppo e la loro integrazione, in modo da fare elevare il livello di capacità elaborativa di tutta la popolazione.
La precedente ministra, Stefania Giannini, già rettore dell’Università per stranieri di Perugia, aveva l’amabilità di mostrarsi in topless, fotografato dai soliti paparazzi. Ma ciò non ha comportato una cattiva gestione del Miur da parte di un professore universitario.
Resta perciò incomprensibile come si possa sostituire una tale ministra, non eccelsa ma accettabile, con una maestra d’asilo, appunto l’attuale Valeria Fedeli. Non si capisce quale preparazione e quale curriculum possano sostenerla nell’importante incarico.

Il Maestro e la maestra, come cambiano i tempi. Ed è giusto che il cambiamento avvenga, solo che dovrebbe essere in meglio e non in peggio. Quando un Paese non ha nell’istruzione e nella conoscenza la sua forza, è destinato al degrado, con la conseguenza che anche tutte le altre attività si abbassano di livello.
Ora, non ci illudiamo che tutti gli italiani possano diventare colti - anche perché la rete digitale sta facendo danni enormi con un ritorno all’ignoranza mai verificatosi in questi ultimi decenni. Le frasi criptate, i segni sostitutivi delle parole, i simboli per gli addetti ai lavori, creano un vuoto nel linguaggio e quindi alla comprensione fra tutti i cittadini, compresi quelli che si sono integrati nella società.
Paradossalmente, l’aumento esponenziale del numero di radio, televisioni e di siti web che fanno informazione non fa aumentare il sapere, ma affastella la testa di ogni cittadino di inutili parole che non lo aiutano a ragionare meglio.
Non sappiamo se la maestra Fedeli sarà capace di intervenire adeguatamente, anche se ci auguriamo che possa farlo. Per i giovani, non per lei!

Articolo pubblicato il 11 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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