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Palermo - Almaviva, una storia infinita. I sindacati chiedono certezze
di Gaspare Ingargiola

Continuano le proteste. Domani nuovo vertice al Mise per scongiurare definitivamente i trasferimenti. In ballo anche la nuova commessa Trenitalia che dovrebbe coinvolgere 260 persone

Tags: Palermo, Almaviva, Rende, Trenitalia



PALERMO - Il viceministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova ha convocato per domani a Roma un nuovo vertice con Exprivia, Almaviva e i sindacati sul trasferimento a Rende di una sessantina di operatori del call center di Palermo. Si tratta di quei lavoratori che non sono rientrati nel passaggio della commessa Enel da Almaviva a Exprivia. I trasferimenti in realtà dovevano scattare già a fine dicembre ma le parti sociali sono riuscite a rinviarli con un escamotage: proclamando un mese di sciopero. Protesta cui si sono affiancati, la scorsa settimana, i sit-in davanti le sedi palermitane di via Marcellini e via Cordova.

Durante l’ultima riunione al Mise l’azienda di Molfetta si sarebbe detta disponibile ad assorbire altri lavoratori palermitani, sempre nell’ambito della commessa Enel. Andrea Antonelli, presidente e amministratore delegato di Almaviva Contact, il ramo del gruppo che gestisce il trade marketing e l’outsourcing, giovedì è sceso in città per incontrare le sigle e fare il punto sullo stato di salute del sito palermitano, che produce perdite fra gli 800mila e il milione di euro al mese “ma che intendiamo rilanciare”, ha assicurato Antonelli.
“Il presidente - ha affermato il segretario Slc Cgil Palermo Maurizio Rosso - ci ha ribadito che Almaviva sta puntando moltissimo su Palermo, che potrebbe diventare il centro più importante d’Italia. Parole molto belle che però devono essere supportate da fatti concreti. Come Slc siamo molto interessati a conoscere, oltre alle analisi, quale sia il progetto industriale per far sì che Palermo diventi sul serio il centro numero uno Almaviva in Italia”.

La Slc Cgil ha avanzato alcune proposte durante l’incontro: “l’introduzione della contrattazione di secondo livello, assente in questo momento, come strumento essenziale dell’organizzazione del lavoro per aumentare la produttività; l’introduzione della flessibilità; una formazione costante e continua dei lavoratori”. Necessaria anche, secondo la Slc, “la sigla di un patto tra attori istituzionali, parti sociali e azienda per il rispetto assoluto delle regole, con sanzioni per chi delocalizza in modo selvaggio e lo stop agli appalti al massimo ribasso, nel rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro”. “La crisi dei call center nasce da quando cominciano le delocalizzazioni. Il piano industriale che chiediamo - ha aggiunto Rosso - deve mirare alla ricerca di nuovi mercati e soprattutto alla professionalizzazione avanzata dei lavoratori per creare una totale fidelizzazione con l’azienda e occupazione strutturata in Sicilia, regione che conta 20mila occupati nel settore. Crediamo che l’industria dei call center sia la nuova industria dei servizi, che potrà portare tante occasioni di sviluppo. E finalmente ci auguriamo che questa farsa dei trasferimenti dei lavoratori a Rende sia finita, che Almaviva ed Exprivia mettano la parola fine, dal momento che parliamo di un mondo dove è facilissimo trasferire il lavoro ma non è necessario che si trasferiscano i lavoratori”. In effetti Almaviva si è detta disponibile a rivedere il numero dei trasferimenti a Rende, ma molto dipenderà dall’incontro di domani al Mise: per scongiurarli in toto o in parte c’è tempo fino al 31 gennaio. Nel frattempo è arrivata una buona notizia: è in arrivo “una nuova commessa Trenitalia, che consentirà di occupare 260 persone”, ha annunciato Antonio Vitti, componente della segreteria nazionale dell’Ugl Telecomunicazioni, anche se “si tratta di una soluzione-tampone che non risolve le problematiche del sito, legate alla precarietà del settore dei call center”.

“L’azienda - ha aggiunto Vitti - ha dichiarato che continuerà, per quanto possibile, a distribuire le commesse per garantire l’operatività del sito siciliano, cercando di compensare le perdite con azioni di efficientamento. Ma, purtroppo, tutti i più importanti contratti con i committenti sono in scadenza entro la fine del 2017. Occorre che le istituzioni intervengano, per porre fine a pratiche che rendono precario il futuro di Almaviva, e di tutti i lavoratori del settore, a partire dalle gare al massimo ribasso e dalle delocalizzazioni”.
Insomma, anche il 2017 si preannuncia un anno caldo per i lavoratori di Almaviva.

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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