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Quotidiano di Sicilia

Ars, assenze e rinvii ostacolano le riforme
di Raffaella Pessina

Nuovo stop al testo sugli Urega per la mancanza di numero legale. Si rischia il prolungamento del periodo di provvisorietà

Tags: M5s, Giovanni Ardizzone, Ars, Firme False, Urega



PALERMO - Nuovo stop al Ddl sugli Urega (Uffici regionali per gli appalti pubblici). L’Aula dell’Ars ha bloccato nuovamente l’esame del disegno di legge in materia di appalti pubblici per mancanza per ben due volte del numero legale. Il Presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone si è trovato costretto, come tante altre volte ormai, a rinviare la seduta ad oggi alle 16.

La scorsa settimana il Ddl, in soli 2 articoli, era stato diverse volte rinviato sempre per mancanza di numero legale in Aula. All’ordine del giorno anche il seguito dell’esame testo sul “Codice etico”e sul “demanio trazzerale” e una serie di mozioni presentate da diversi gruppi parlamentari.

Se oggi l’Aula non dovesse ancora essere in numero legale, si passerà alla Finanziaria, ma solo il 14 febbraio, ha avvertito il presidente Giovanni Ardizzone. Non si aprirebbe così la finestra legislativa fino al 19 gennaio per procedere al voto sul rinvio della data delle elezioni dei vertici dei Liberi consorzi e delle Città metropolitane. La data era stata decisa dalla conferenza dei capigruppo che si è riunita ieri. Martedì ha lavorato per il Ddl sulle ex province, la commissione Affari istituzionali, alla riunione hanno preso parte anche il presidente della Regione Rosario Crocetta e l’assessore alle Autonomie locali Luisa Lantieri, la quale ha detto che “è emersa la volontà di quasi tutte le forze politiche, a eccezione del Movimento cinquestelle, di volere rinviare le elezioni sia nei Liberi consorzi sia nelle Città metropolitane - ma il presidente della Regione ha evidenziato che non andare alle elezioni il 26 febbraio significherebbe prorogare i commissari. La proposta del governo è dunque quella di procedere con il voto e rinviare a settembre solo la Città metropolitana di Palermo per poi tornare a discutere anche di elezioni dirette”. Il termine per presentare gli emendamenti scade oggi alle 10. Il Ddl dovrebbe andare in Aula e al voto entro la stessa giornata, ma con i lavori che procedono di questo passo, potrebbero esserci forti dubbi.

Con i continui rinvii restano al palo numerosi disegni di legge e l’attività parlamentare dall’inizio dell’anno è praticamente nulla. I due mesi di esercizio provvisorio stanno passando velocemente e continuando di questo passo, l’amministrazione potrebbe anche prendere in considerazione l’ipotesi di allungare di altri due mesi la provvisorietà, così come previsto dal regolamento. Le elezioni regionali si avvicinano e mancano pochi mesi per poter legiferare a favore della Sicilia, ma si dovrà tenere in considerazione anche lo stop per il periodo dei rinnovi dei Consigli comunali che in Sicilia sono circa 140 e per i quali dovrà essere consentito un lasso di tempo utile ai deputati di poter fare campagna elettorale nella propria zona.

Ci sono novità intanto sulla vicenda che vede il Movimento cinquestelle nell’occhio del ciclone per le firme false alle amministrative del 2012. Ieri i consulenti della Procura di Palermo hanno consegnato la relazione sui risultati delle perizie grafiche. I magistrati, come si apprende, avevano scelto circa duecento firme a campione tra le oltre 1.400, al centro dell’inchiesta che vede coinvolti tre deputati nazionali e due deputati regionali del M5S e altre otto persone. In termine tecnico sono sono state definite “apocrife”, come scrivono i periti nella relazione, cioè false, le firme depositate dal Movimento cinquestelle per la presentazione della lista alle elezioni comunali di Palermo del 2012.
 
La lista non aveva raggiunto il quorum e non era stato eletto alcun consigliere comunale. Tra gli indagati vi sono, Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, deputati nazionali, tutti sospesi dal Movimento perché si erano avvalsi della facoltà di non rispondere davanti ai pm e si erano rifiutati di collaborare con i magistrati. Sotto inchiesta anche i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che si sono autosospesi, senza aspettare la decisione dei probiviri del Movimento cinquestelle. I due hanno collaborato, fin dall’inizio, con i magistrati raccontando quanto era accaduto in quella notte di aprile del 2012 nella sede del Movimento. Secondo l’accusa le firme false sarebbero state apposte proprio da alcuni degli indagati perché per un errore nella compilazione dei moduli era stato deciso di ricopiare tutte le firme raccolte. Sono complessivamente tredici gli indagati nell’inchiesta sulle firme false, tra deputati, attivisti e un cancelliere del Tribunale di Palermo.

Articolo pubblicato il 18 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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