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Ex Province, Codice etico e Urega "insabbiati"
di Raffaella Pessina

A Sala d’Ercole si continua a lavorare poco a causa delle troppe assenze. La seduta d’Aula è stata rinviata a martedì prossimo

Tags: Ars, Giovanni Ardizzone, Urega, Ex Province



PALERMO - Aula deserta ieri pomeriggio a Palazzo dei Normanni, nonostante le raccomandazioni del presidente dell’Assemblea regionale Ardizzone, che in una precedente seduta si era appellato al senso di responsabilità, soprattutto della maggioranza.
 
Evidentemente, la mancanza di accordi all’interno della stessa reitera le assenze a Sala D’Ercole. In particolare, ieri all’ordine del giorno ci doveva essere il disegno di legge che prende in considerazione la legge sugli Urega, l’ufficio regionale che espleta le gare d’appalto per i lavori pubblici. Inevitabilmente il presidente Ardizzone si trovato ancora una volta costretto a rinviare di una settimana i lavori, mantenendo aperta la finestra legislativa per portare a termine almeno la legge sugli Urega, le norme transitorie in materia di elezioni degli organi dei Liberi consorzi comunali e delle Città Metropolitane (n. 1283/A), nonché la legge sul codice etico.

“In conferenza dei capigruppo abbiamo concordato un calendario - ha detto Ardizzone - mi  auguro che le commissioni possano fare il loro lavoro fino in fondo. C’è un’attività parallela che sta andando avanti nelle commissioni, c’è una scadenza prevista dalla capigruppo che ha stabilito di concludere i lavori delle commissioni entro il 24 per trasmettere i relativi pareri alla commissione Bilancio e terminare la approvazione della Finanziaria entro la fine del mese di febbraio”. Ardizzone nella breve seduta di ieri ha incardinato il Ddl sul rinvio del voto nelle ex Province e fissato il termine degli emendamenti a oggi alle 12.

“Mi auguro che quest’Assemblea  - ha concluso Ardizzone - martedì sia in numero legale per approvare le norme transitorie in materia di elezioni nelle Città metropolitane, ma che si rispettino anche le scadenze stabilite dalla conferenza dei capigruppo e che il 14 febbraio i documenti finanziari vadano in Aula come stabilito”.

Duro il commento di Pino Apprendi, parlamentare regionale del Pd, dopo l’ennesima seduta del parlamento regionale rinviata per mancanza del numero legale. “Ancora una volta all’Ars non è mancato solo il numero legale -ha detto Apprendi - è mancato il senso del pudore e della responsabilità istituzionale, innanzitutto da parte della maggioranza che ha il dovere di essere presente e di permettere il regolare svolgimento dei lavori d’aula”. “Mi auguro - conclude - che il richiamo del presidente Ardizzone serva a qualcosa e che dalla prossima seduta ogni parlamentare possa essere messo nelle condizioni di svolgere il proprio mandato”.

Ancora più duri i componenti del gruppo Movimento cinquestelle: “Non ci sono più parole, è una vergogna senza fine, ormai sono quasi due mesi che, esercizio provvisorio a parte, in aula va in scena lo stesso copione: aula deserta, o quasi, e seduta rinviata per mancanza di numero legale. I fatti - dice Salvatore Siragusa - provano che il Pd e questa inqualificabile e sfilacciata maggioranza se ne infischiano dei problemi della Sicilia. Evidentemente i deputati pensano di convincere il governo ad assecondare i propri tornaconti con questi mezzucci che, ovviamente, scontano tutti i siciliani. Il nostro senso di responsabilità può arrivare fino ad un certo punto. Ma è ovvio che noi non possiamo sostituirci alla maggioranza per garantire il numero legale. Non saremo mai la stampella del governo”.

In commissione Affari istituzionali intanto si è trovata l’intesa sul rinvio o meno delle elezioni nelle ex Province: si voterà il 31 luglio prossimo, anche nella Città metropolitana di Palermo, che inizialmente, secondo le intenzioni del governo, doveva tornare al voto solo a settembre.
 
L’intesa, quasi a maggioranza, porterà  a un’approvazione veloce e agevole anche a Sala d’Ercole. è stata quindi trovata la quadra tra le diverse proposte dei partiti. Una parte della maggioranza di Crocetta aveva infatti indicato in ottobre la data migliore per il voto, mentre il Partito democratico, era favorevole a un voto in primavera. Tra le forze di opposizione, invece, era giunta la richiesta di andare subito al voto e ripristinando l’elezione diretta. In commissione si è prefissato l’impegno delle forze politiche a lavorare a un disegno di legge per l’elezione diretta, appoggiato in maniera trasversale.
 
Resta il timore che il Consiglio dei ministri possa impugnare anche questa legge perchè violerebbe la “Delrio”, che il governo regionale, in sede di accordo con lo Stato, si è impegnato a “recepire integralmente”. In verità all’Ars esiste già un disegno di legge sul voto diretto e sulla riduzione dei componenti di giunte e consigli a firma del leader dell’opposizione Nello Musumeci.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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