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Consulenti lavoro, professione ambita con esami "ghigliottina"
di Michele Giuliano

In 236 si sono presentati agli esami scritti, ma quasi la metà non sono stati ammessi alla prova orale. Tra febbraio e marzo gli orali per abilitarsi all’esercizio della professione

Tags: Lavoro, Consulente Lavoro, Sicilia



PALERMO - Scoglio terribile quello degli scritti per gli aspiranti consulenti del lavoro in Sicilia. Quasi la metà dei pretendenti non sono stati infatti ammessi alle prove orali che si terranno tra febbraio e marzo a Palermo.

Boccone amaro quindi per molti giovani, e non solo, che magari speravano di potere accedere alla professione per avviare una loro attività. Fatto sta però che evidentemente a questa sessione di esami non pare essere emersa una grande preparazione da parte dei siciliani che comunque potranno riprovarci sempre il prossimo anno.

I numeri sono stati abbastanza impietosi: sui 236 aspiranti consulenti in 124 sono riusciti a superare la prova scritta, altri 112 invece sono stati respinti. Ora, per chi è riuscito a superare la prima prova, rimane l’ultimo ostacolo, quello degli orali. Le prove si svolgeranno il 21, 22 e 28 febbraio e l’1, 8, 9 e 14 marzo nella sede sita del dipartimento Lavoro della Regione di via Praga secondo il calendario che sarà stilato a breve. Queste difficoltà di accesso alla prova scritta oramai si registra in Sicilia da anni.

Impreparazione della nuova classe giovanile o sempre maggiore selezione al concorso indetto dalla Regione? Forse influiscono entrambe le cose. C’è anche da sottolineare però che è calato notevolmente nel tempo il numero di coloro che si sono cimentati. Infatti sino 2008 sono stati in 700 che hanno provato a superare l’esame, quest’anno invece si sono presentati all’appello appena in 236. Resta comunque abbastanza alto il numero dei siciliani che provano ad abilitarsi a questa professione ogni anno.

Nonostante il numero già nutrito di tali professionalità, il mercato siciliano sembra non averne abbastanza. La richiesta continua ad aumentare da parte delle imprese. Basti pensare che nella sola Sicilia operano oltre 1.500 consulenti con una clientela di circa 14 mila imprese sempre più bisognose di competere sul mercato attraverso l’inserimento di risorse qualificate.

Di certo sono davvero molto rigide le selezioni del concorso. La commissione giudicatrice vigilia sull’eventuale introduzione di borse, telefoni cellulari ed apparecchi elettronici, nonché carta da scrivere, appunti, libri o pubblicazioni di alcun tipo la cui introduzione è severamente vietata. In più, in base ad un decreto del governo nazionale (legge 10 del 2007), a partire dal 2008 per l’esercizio dell’attività di consulente del lavoro è richiesta la laurea.

Era dal 1994 infatti che l’Unione Europea aveva aperto una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano proprio per il titolo di studio dei consulenti del lavoro. Ma sino al 2007 non si era riusciti a colmare questa lacuna.

A dimostrazione della crescita di questo profilo professionale
, non a caso da qualche anno è nata la Fondazione Consulenti per il Lavoro che, in collaborazione con Italia Lavoro (Agenzia del Ministero del Lavoro) e nell’ottica di una sempre maggiore cooperazione pubblico-privato, sta approntando nuovi strumenti per fornire un servizio ai lavoratori e alle imprese nella mediazione tra domanda e offerta di lavoro, nella formazione e nella riqualificazione ed altro ancora.

Discende direttamente dall’attuazione della riforma Biagi anche il nuovo ruolo assunto dalla figura del consulente del lavoro che si arricchisce di diverse funzioni. Queste vanno dall’intermediazione in senso stretto (mediazione tra domanda e offerta di lavoro), alla ricerca e selezione del personale, al supporto alla riqualificazione professionale e al ricollocamento. Il tutto in un clima di fattiva collaborazione e di scambio con le Agenzie Regionali del Lavoro.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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