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Italiani senza cultura finanziaria: manca sinergia tra le Istituzioni
di Redazione

Banca d’Italia, Ivass, Consob, Covip sono tra i principali protagonisti di un’indagine sul fenomeno. Senza una strategia unitaria, iniziative frammentate con pochi partecipanti

Tags: Banca D'italia, Ivass, Consob, Educazione Finanziaria



ROMA - Il livello di cultura finanziaria degli italiani è “tra i più bassi riscontrati nelle economie avanzate per adulti e studenti”, le iniziative di educazione finanziaria sono caratterizzate da “frammentazione”, e molte hanno un numero di partecipanti modesto.
È quanto emerge dalla Rilevazione sulle iniziative di educazione finanziaria in Italia nel triennio 2012-14, condotta da Banca d’Italia, Ivass, Consob, Covip, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e il Risparmio e Museo del Risparmio. “Un’azione efficace di educazione finanziaria richiede, in linea con le migliori prassi emerse a livello internazionale, strumenti di coordinamento dell’offerta formativa tesi a favorire la coerenza tra le iniziative e i fabbisogni dei cittadini, a promuovere le sinergie tra i programmi esistenti e a diffondere le modalità didattiche più adeguate - spiega il Rapporto -. In circa sessanta paesi il coordinamento è perseguito attraverso una Strategia Nazionale per l’Educazione Finanziaria (SNEF); tra questi non rientra ancora l’Italia”.

L’elaborazione di una SNEF, nel percorso ideale disegnato dall’OCSE sulla base delle migliori prassi, richiede un preliminare censimento delle iniziative esistenti. In Italia le Autorità di vigilanza - Banca d’Italia, Consob, COVIP e IVASS - insieme al Museo del Risparmio, alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e alla Fondazione Rosselli, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e il Ministero dell’Università, dell’Istruzione e della Ricerca (MIUR) hanno promosso nel 2015 un esercizio di rilevazione, come primo passo verso la definizione di una SNEF.

L’indagine documenta la frammentazione delle iniziative di educazione finanziaria, molte delle quali con un numero di partecipanti modesto. Per il triennio 2012-14 sono state censite 206 iniziative, promosse da 256 soggetti. In quasi i due terzi dei casi i programmi hanno coinvolto nel triennio meno di 1.000 persone; solo una iniziativa su dieci si è rivolta a più di 10.000 partecipanti.
Le iniziative censite sono risultate molto eterogenee: alcune, definite di educazione, hanno previsto un vero programma formativo; altre, definite di sensibilizzazione, si sono limitate in molti casi alla condivisione di materiale informativo. Il web è risultato il principale veicolo di promozione, con rischi di esclusione per fasce della popolazione rilevanti.

Sebbene sia complesso quantificare le risorse totali destinate all’educazione finanziaria, è emerso che solo pochi programmi hanno previsto un significativo impegno economico. I principali promotori sono stati il mondo finanziario, la scuola e le associazioni, che spesso hanno collaborato tra loro per la realizzazione dei materiali e delle attivita’ didattiche. Il concorso di vari soggetti ha posto le basi per lo sviluppo di iniziative adeguate sotto il profilo sia specialistico sia pedagogico e cognitivo.

Una delle maggiori criticità evidenziate dall’indagine è rappresentata dalla carenza di valutazioni sulla capacità delle iniziative di incrementare le conoscenze e incidere sui comportamenti. Oltre la metà dei programmi non ha previsto alcuna forma di monitoraggio; dove condotto, esso si è limitato per lo più a raccogliere informazioni sul grado di coinvolgimento e soddisfazione dei partecipanti. Ciò rende difficile condurre un’analisi costi benefici e complessa l’identificazione delle migliori prassi. La carenza di valutazioni di impatto non riguarda tuttavia solo l’Italia.

L’educazione finanziaria per gli adulti si presenta meno strutturata di quella per gli studenti. Le iniziative didattiche sono poco frequenti a causa delle difficoltà di identificare modi, luoghi e tempi compatibili con la disponibilità dei potenziali beneficiari. Una delle sfide per l’educazione finanziaria degli adulti è misurarsi con una platea estremamente variegata in termini sia di fabbisogni sia di capacità di accesso ai vari canali informativi.

Dall’indagine è emerso che i programmi sono stati quasi sempre rivolti a una platea generalista e sono risultate ancora poco diffuse le iniziative tese a raggiungere fasce di popolazione particolarmente fragili o con specifici bisogni formativi, quali donne, anziani o piccole imprese. I temi trattati più frequentemente sono stati la gestione del budget, il risparmio, il legame tra rischio e rendimento e la previdenza complementare.

Molti degli interventi censiti consistono nell’accesso a portali internet o nel download di materiale informativo. Per rispondere a esigenze conoscitive specifiche dei cittadini, le Autorità di vigilanza hanno reso disponibili guide su temi quali la previdenza complementare, l’assicurazione o alcuni prodotti bancari di base. Sebbene alcune iniziative siano già frutto della collaborazione tra più soggetti, nella prospettiva di una strategia nazionale finalizzata ad accrescere la cultura finanziaria degli italiani appare essenziale uno sforzo di coordinamento tra i promotori per valorizzare sinergie e complementarietà delle molte iniziative esistenti, calibrare l’azione sui target di popolazione a priorità elevata, ricercare economie di scala e di scopo, monitorare i risultati in termini di acquisizione di conoscenze e competenze.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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